Il mondo dello sport e l’Italia intera piangono oggi un grande uomo. È scomparso a 59 anni Alex Zanardi: ex pilota automobilistico, straordinario atleta paralimpico, ma soprattutto un esempio di resistenza e amore per la vita che ha saputo ispirare intere generazioni. Avrebbe compiuti 60 anni il prossimo ottobre.
The FIA is saddened to learn of the passing of Alex Zanardi, the former Formula 1 driver, two-time CART champion whose journey from life-changing accident to Paralympics gold medallist made him one of sport’s most admired competitors and an enduring symbol of courage and… pic.twitter.com/CCMjUS7lbh
— FIA (@fia) May 2, 2026
Zanardi ci lascia dopo una battaglia lunghissima, iniziata quel drammatico 19 giugno 2020, quando durante una staffetta di beneficenza in handbike rimase coinvolto in un grave incidente vicino a Pienza. L’annuncio della sua scomparsa, avvenuta nella giornata del primo maggio, è arrivato oggi dalla famiglia e da Obiettivo 3, l’associazione benefica per gli atleti disabili ideata e voluta proprio da lui, per dimostrare che lo sport non conosce barriere. Con Alex non se ne va solo un campione, ma un simbolo universale di come la volontà possa riscrivere anche i destini più crudeli.
La carriera nel motorsport: dalla F1 al dominio americano
Il viaggio di Alex Zanardi nel mondo dei motori inizia da lontano, con una determinazione che lo ha portato a scalare ogni categoria. Dopo essersi messo in mostra nella Formula 3 italiana al volante di una Dallara-Alfa Romeo, nel 1991 sale in Formula 3000, un passo fondamentale verso l’Olimpo dell’automobilismo.
Le porte della F1 si aprono con un primo test al volante di una monoposto Footwork Arrows. Sempre nel 1991, con la scuderia Jordan, Zanardi debuttò nel GP Spagna, sostituendo Roberto Moreno nel terzultimo appuntamento del campionato. La sua parabola nella massima serie proseguì per altre tre stagioni: prima con la Minardi nel 1992, una breve esperienza di tre gare senza mai vedere la bandiera a scacchi, poi con la Lotus con la quale ottenne e ottenne il suo miglior risultato, un sesto posto nel ’93.
Rimasto senza contratto nel 1995, Zanardi non si diede per vinto e volse lo sguardo oltreoceano. Si appassionò velocemente alle corse americane e debuttò nel 1996 nel campionato CART (l’attuale Indycar). Fu un successo travolgente: con il team Chip Ganassi Racing, Alex divenne l’idolo dei tifosi grazie a sorpassi impossibili (come quello celebre al “Cavatappi” di Laguna Seca) e alla vittoria di due titoli consecutivi nel 1997 e 1998.
Nel 1999 tentò il ritorno in F1 con la Williams, ma la stagione si rivelò deludente, tanto che il miglior piazzamento fu il settimo posto a Monza (ai tempi andavano a punti i primi sei classificati). Fu la sua ultima apparizione nella categoria regina prima di tornare alle gare americane.
Il Lausitzring e la “seconda vita”
È nel 2001 che Zanardi fa l’atteso ritorno nella categoria CART, in un anno destinato a cambiare per sempre la sua vita. Il 15 settembre 2001, sul circuito del Lausitzring, in Germania, si consuma il dramma. Partito dalle retrovie, Zanardi costruisce una rimonta costante, superando avversari giro dopo giro fino a portarsi in testa alla gara.
A tredici giri dalla fine, subito dopo l’ultima sosta ai box, la vettura perde aderenza, tradita da liquidi in pista, e diventa incontrollabile. La monoposto si gira di colpo, attraversa la carreggiata e resta esposta proprio mentre sopraggiungono a piena velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani. Il primo riesce a evitare l’impatto, il secondo non ha spazio per farlo. L’urto è devastante: la vettura di Tagliani colpisce quella di Zanardi nella zona anteriore, nel punto più vulnerabile. La forza dell’impatto è tale da spezzare letteralmente in due la monoposto.
Zanardi rimane in coma farmacologico per quattro giorni. Le sue condizioni, subito apparse disperate, lo portano a ricevere l’estrema unzione. In corpo, dopo l’incidente, gli era rimasto solo un litro di sangue rispetto ai cinque di un uomo adulto. Ma la storia di Alex era ancora tutta da scrivere: migliora di giorno in giorno, sorprendendo gli stessi medici, affrontando quindici operazioni con coraggio e forza d’animo.
La prova più dura fu accettare la doppia amputazione alle gambe, immagine evidente di una vita destinata a cambiare per sempre. Ma la riabilitazione non spense la sua passione. Nel 2003 tornò proprio su quel circuito tedesco per ripercorrere simbolicamente i restanti 13 giri della gara interrotta, a bordo di una vettura modificata. Era il segnale che Alex non si sarebbe fermato.
Il ritorno al volante: le sfide nel Motorsport post-incidente
Dopo il terribile schianto del Lausitzring, la passione per la velocità non si è mai spenta, portando Zanardi a riscrivere la storia dell’automobilismo. Il 2005 è stato l’anno della vera consacrazione: oltre alla celebre vittoria di Oschersleben nel WTCC, il pilota bolognese è riuscito a conquistare il Campionato Italiano Superturismo. Nello stesso anno ha sfiorato il titolo europeo a Vallelunga.
La sua carriera nel Mondiale Turismo è proseguita con altri acuti internazionali: nel 2006 ha trionfato in gara 1 nella tappa turca di Istanbul, mentre nel 2009 si è imposto con autorità in gara 1 a Brno. Uno dei momenti più emozionanti del suo ritorno è datato novembre 2006, quando Alex è tornato al volante di una F1, una BMW Sauber, sul circuito di Valencia.

Negli anni successivi, Alex ha continuato a misurarsi in competizioni di altissimo livello. Tra i suoi principali risultati ricordiamo la vittoria in gara 2 al Mugello nella tappa di chiusura del Campionato Italiano Gran Turismo 2016, lo straordinario quinto posto in gara 2 nella tappa italiana del DTM a Misano nel 2018 e la partecipazione alla leggendaria 24 Ore di Daytona 2019 a bordo di una BMW M8 GTE, conclusa al nono posto di categoria.
La leggenda paralimpica: l’oro nel cuore e nelle mani
La grandezza di Zanardi sta anche nel come ha affrontato la sua seconda vita, lanciandosi in una carriera straordinaria nell’handbike e trasformandosi rapidamente in uno degli atleti di riferimento a livello mondiale dello sport paralimpico. Il debutto arriva nel 2007 con la maratona di New York, chiusa con un sorprendente quarto posto.
Da quel momento la progressione è stata inarrestabile: nel 2010 conquista il titolo italiano su strada, nel 2011 l’argento mondiale nella cronometro e la vittoria alla Maratona di New York con record di categoria. Si ripete a Roma poco dopo, stabilendo il primato del percorso. Ma il meglio deve ancora venire: alle Olimpiadi di Londra 2012 dove conquista tre medaglie, due ori (cronometro e prova su strada) e un argento nella staffetta mista. Un’impresa clamorosa che addirittura ripete a Rio 2016:aA cinquant’anni, vince altri due ori e un argento, confermando uno spirito di adattamento infinito.
28 agosto 2005: Il miracolo di Oschersleben
Nonostante i successi nell’handbike, il primo grande “ritorno” di Zanardi avvenne dove tutto era iniziato: nell’abitacolo di un’auto da corsa. Il 28 agosto 2005, sul circuito di Oschersleben, Alex scrisse una delle pagine più incredibili dello sport moderno vincendo la sua prima gara nel Mondiale Turismo (WTCC) con una BMW adattata che gli permetteva di accelerare e frenare con comandi speciali al volante.

Le parole di Zanardi dopo quella vittoria restano scolpite per la loro profondità e per quell’ironia tagliente che lo ha sempre reso unico: “E’ passato molto tempo dall’ultima volta in cui ero al comando di una gara per tanti giri e la pressione è stata enorme. Lottare per la vittoria contro piloti come Andy Priaulx o Jörg Müller è un onore per me. Jörg mi ha reso le cose difficili fino alla fine – un comportamento che un pilota ha proprio nel sangue. Ma oggi è stata la mia giornata. Salire sul gradino più alto del podio qui ad Oschersleben è un’esperienza particolare. Sento un legame molto stretto con la Germania. Infatti, si potrebbe dire che, dopo tutte le trasfusioni in seguito al mio incidente, nelle mie vene scorre più sangue tedesco che italiano. Oggi è successo qualcosa di magico, mi sento come se avessi vinto la prima gara della mia vita“.
Oggi quel sangue, italiano per nascita e “tedesco” per destino, ha smesso di scorrere, ma l’eredità di Alex Zanardi resta immortale. Ci lascia l’uomo che ha dimostrato che non importa quante volte cadi, ma con quale forza e con quale sorriso decidi di rialzarti.
Ciao, Alex.



