Quanto successo in Messico, e lo strascico di commenti ed opinioni che hanno seguito la gara, è un gran peccato per il mondo Ferrari. Per la prima volta probabilmente da quando è Team Principal del muretto Rosso, Frederic Vasseur ha alzato la voce, pur senza alzare i toni, rimproverando pubblicamente – senza (quasi) mai citarli – i suoi piloti. Non un’accusa diretta ad uno dei due, ma un richiamo a cos’è la Ferrari, all’importanza del marchio e al bisogno di mettere da parte le gioie personali per il bene del Cavallino. Questo non è avvenuto in Messico e il francese è voluto subito intervenire.
La scelta della Ferrari: diversa da tutti anche nei piloti
Bisogna innanzitutto ricordare come alla base ci sia una scelta chiarissima del Cavallino Rampante che si differenzia grosso modo dagli altri top team. Ferrari non ha mai cercato una coppia di piloti che portasse ad un confronto impari. Le volte in cui è successo, con ad esempio la chiamata di Charles Leclerc nel 2019, il giovane rampante si è dimostrato una spina nel fianco del veterano, Sebastian Vettel, ma il tutto era parte di un progetto. In Red Bull abbiamo la chiara scelta di puntare su Max Verstappen ed affiancargli un giovane capace di portare, dove possibile, i punti a casa per vincere il Costruttori; in Mercedes dopo le tensioni Hamilton-Rosberg si è cercato di evitare un dualismo di quel tipo, prima con Russell e poi con Antonelli, che però – come capitato con Leclerc, ma in modo ancor più clamoroso – ha sparigliato le carte e sovvertito i pronostici, dominando il 2026 e vincendo il campionato, dimostrandosi troppo superiore a Russell.

La più simile a Ferrari è la McLaren, guidata da Andrea Stella e Zak Brown, non a caso l’altro team più soggetto a polemiche e commenti riguardo la gestione dei piloti. Due anni fa e quest’anno la ‘fortuna’ è quella di Oscar Piastri prima in crescita e poi in difficoltà; ma sia nel 2025 che quest’anno, si è avuto modo di vedere una gestione più complessa. Ferrari ha sempre scelto una via complicata, puntando su piloti molto forti, senza una prima guida, e questo ha i suoi pregi e i suoi difetti.
Il malus lo si è visto domenica (ma non solo) ed è una situazione che andrebbe gestita dalla proprietà e dal Team Principal, con regole sempre molto chiare e, quando serve, il pugno duro. Vasseur a parole lo ha usato, vedremo gli animi in Brasile come saranno. La precisazione da fare è che: nessuno può e deve dubitare della professionalità di Leclerc ed Hamilton, ma sono due campioni (chi per indole e chi anche con i numeri) che vogliono vincere e sanno bene che la prima cosa da fare è battere il compagno di squadra.
Il mancato colpo a Singapore, il rimpianto Austin e il colpo fallito in Messico: Ferrari si fa male da sola
Peccato per Ferrari, sì! Peccato perché ancora una volta la Scuderia di Maranello si fa male da sola. La SF-26, dopo una fase di stallo e plafonamento, è tornata ad esprimersi ad altissimi livelli, anche grazie all’ultimo pacchetto di aggiornamenti che ha dato alla Rossa più performance, aperto la finestra di utilizzo e di setup per gli ingegneri, come si è visto in Messico. A Singapore secondo i rivali la SF-26 era l’auto più forte, anche se a Maranello non sono pienamente convinti di ciò e sono rimasti anche in parte sorpresi dall’altissima competitività avuta, ma la Qualifica ha frenato i sogni di gloria e la strategia ha poi dominato i commenti post Gran Premio; ad Austin la SF-26 ha fatto un passo in avanti immediato, accendendo i riflettori sugli sviluppi positivi, ma ancora una volta la Qualifica e poi i limiti del motore hanno impedito di conquistare una terza vittoria stagionale.

Credit: Rosario Giuliana
Non sarebbe eccessivo dire che Ferrari, tra Austin e Messico (e in parte Singapore) è stata prima (massimo seconda) forza come potenziale. Ancora una volta però, manca 1 a far 31. La Qualifica, la partenza, la strategia, il motore ed infine la condotta dei piloti: ogni volta è mancato qualcosa a Ferrari per conquistare ciò che avrebbe anche potuto. E se sul motore le mani sono legate, sul resto si poteva fare un lavoro migliore.
Vasseur ribadisce spesso quanto sia importante fare risultato per l’umore, sia sul presente che sul futuro. Se su Austin i rammarichi sono relativi, sul Messico sono un po’ di più. Ferrari sarebbe potuta arrivare in Brasile con una vittoria, con titolo euforici insieme ad Antonelli, con commenti positivi sugli aggiornamenti, sulla SF-26 che sta finendo in crescendo (per ora), invertendo la tendenza degli ultimi anni (salvo rarissime eccezioni). Invece siamo qui, ancora una volta, a parlare di occasione fallita, di gestione, di strategia, di piloti, della mancanza di leadership o di fazioni… appunto, un gran peccato, perché quella di queste ultime settimane è stata un GRANDE Ferrari. Ma purtroppo, adesso, è “solo“ macchina!



