Antonelli campione, Kimi ha cambiato le gerarchie della F1. Per la Ferrari un’altra ‘Monza’ in Messico

Nov 2, 2026

Giuliano Duchessa

Sembrava già una cosa enorme vedere un italiano sulla Mercedes. Un sedile in un top team, una possibilità concreta di tornare a vincere dopo vent’anni di attesa per un’occasione del genere. Andrea Kimi Antonelli ha trasformato quella possibilità in qualcosa che quasi nessuno poteva immaginare: diventare campione del mondo al secondo anno di Formula 1, battendo nettamente George Russell. Il valore dell’impresa passa anche da qui. Russell era un riferimento solido, veloce, abituato a reggere la pressione e a sostenere battaglie al veleno persino con Verstappen. Un avversario difficile da mettere in discussione, tanto più dall’interno del suo stesso box. Kimi lo ha fatto attraverso una superiorità che ha progressivamente tolto spazio alle interpretazioni.

Antonelli era il più veloce già da Melbourne. Nelle curve riusciva a guidare la W17 con una precisione maggiore rispetto all’esperto compagno inglese, sfruttandone le caratteristiche con più naturalezza. Il divario medio di quattro-cinque decimi raccontava qualcosa di ben più profondo di una buona sequenza di risultati. Russell cercava risposte, Kimi continuava ad alzare il riferimento.

La Mercedes gli ha messo a disposizione la macchina per vincere. Antonelli ha fatto la differenza su chi disponeva delle stesse possibilità, fino a rendere un confronto atteso come uno dei temi della stagione una delle risposte più chiare del campionato.

Anche Toto Wolff ha coronato un sogno. Il capo della Mercedes aveva a lungo invidiato alla Red Bull la capacità di prendere un talento giovanissimo, accompagnarlo e farne il centro del proprio progetto. Con Kimi ha trovato il suo Verstappen costruito in casa: un pilota scelto e sostenuto prima che i risultati rendessero quella scelta comoda da difendere.

Il titolo premia anche quella convinzione. Ma la caratura di Antonelli si è vista soprattutto quando vincere sembrava ancora lontanissimo.


La brutta estate del 2025 resta un passaggio decisivo per capire questo Mondiale. Kimi camminava quasi da solo nel paddock, mentre attorno a lui aumentavano i dubbi sulla promozione e sulla capacità di reggere un salto tanto grande. Suo padre Marco lo difendeva dalle critiche nel momento in cui sarebbe stato più facile abbassare le aspettative.

Proprio allora sosteneva che il vero Kimi lo avremmo visto con le monoposto del 2026. Aveva perfettamente ragione. Il cambio regolamentare ha dato ad Antonelli una macchina con cui esprimersi meglio, ma era stato lui a dover attraversare le difficoltà senza perdere fiducia, continuando a lavorare mentre veniva giudicato a ogni errore. Oggi quella previsione assume un altro peso. Non bastava conoscere il talento di suo figlio: bisognava credere che sarebbe riuscito a mostrarlo anche dopo mesi così complicati.

Vincere al secondo anno colloca Antonelli in una compagnia ristrettissima. Nella Formula 1 moderna ci erano riusciti soltanto Jacques Villeneuve e Lewis Hamilton. Un precedente che aiuta a misurare la portata dell’impresa, ancora prima di discutere quanto potrà vincere in futuro.

Il suo Mondiale deve però diventare anche uno stimolo per tutti gli altri. Per Russell, chiamato a ricostruire il confronto dentro la Mercedes. Per Verstappen, che trova un nuovo campione con cui misurarsi.

Nessun accordo chiaro prima della gara, cosa succede alla Ferrari?

E soprattutto per la Ferrari, che nel 2027 deve presentarsi con l’obiettivo concreto di vincere. Nel giorno di Kimi, Maranello passa in secondo piano persino con le proprie tensioni. Eppure la replica, a parti invertite, di quanto visto a Monza lascia un tema difficile da ignorare: troppa aggressività tra compagni é andata  a scapito dell’interesse della squadra. L’ambizione individuale va gestita, soprattutto quando rischia di compromettere il risultato comune.


Cosa succede se c’è una lotta per vincere il mondiale?

Si dice che John Elkann, che richiama ogni volta al valore dell’unità, era piuttosto irritato per quello che ha visto e sentito.

Ferrari, ora ai piloti non si possono più lasciare le regole di ingaggio.

La squadra si sta spostando subito in Brasile. Ogni vittoria o podio persi per lotte interne mette una maggiore pressione intorno al team. “Avremmo fatto meglio se i due piloti non si fossero ostacolati in curva 4 al primo giro regalando, di fatto, la vittoria a Max Verstappen” É molto arrabbiato Vasseur, la sola consolazione è poter correre subito ad Interlagos, spostando immediatamente l’attenzione sulla pista. Ma un altro weekend non cancellerà la necessità di fare chiarezza e ottenere garanzie.

Mentre Antonelli ha portato a termine la sua mega impresa italiana. Alla Ferrari si deve chiedere una risposta all’altezza: una macchina per il titolo e una squadra capace di sfruttarla.

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