Red Bull, il podio di Austin non basta: “Non ha funzionato niente”

Ott 27, 2026

Jacopo Moretti

Il podio non cancella la rabbia. In casa Red Bull dopo il GP d’Austin la sensazione è più quella di un’occasione persa, specialmente dopo l’ottima qualifica che aveva permesso a Verstappen e Hadjar di partire in seconda e terza posizione. In gara, infatti, i due piloti hanno dovuto fare i conti con una serie di problemi che hanno impedito di sfruttare il potenziale della monoposto, dalla partenza a rilento fino ad una strategia criticata da entrambi.

Verstappen attacca la strategia: “Non abbiamo massimizzato nulla”

Red Bull

A riassumere in breve la domenica Red Bull ci ha pensato Verstappen, che subito dopo la bandiera a scacchi non ha esitato a definire via radio la corsa come «Terribile: il passo, la gomma sbagliata, il pit stop. Non ha funzionato niente». Uno sfogo che riflette una prestazione condizionata da diversi fattori, ma nella quale l’olandese individua soprattutto responsabilità strategiche. La scelta di effettuare due soste, utilizzando le mescole più morbide anche nel secondo stint, ha infatti esposto la Red Bull a un degrado elevato e ha aperto la strada alla strategia a una sola sosta di Antonelli, capace di gestire la corsa fino alla vittoria.

Verstappen non ha dunque nascosto il proprio disaccordo con la decisione presa dal muretto: «No, non era stata concordata. È proprio questo che non capisco. Così tutti avrebbero saputo che avremmo fatto due soste». Il campione olandese ritiene in particolare che la squadra sia rimasta troppo legata alle indicazioni emerse nelle gare precedenti, quando le mescole più morbide avevano rappresentato un vantaggio. Ad Austin, però, le condizioni erano differenti e le gomme più dure offrivano un livello di aderenza particolarmente interessante.

«Probabilmente ci siamo aggrappati troppo alle nostre convinzioni dopo le ultime due gare, nelle quali le mescole più morbide erano le più veloci. Qui chiaramente non ha funzionato. A un certo punto era abbastanza evidente che chi montava le gomme più dure trovasse molto grip, ma credo che non abbiamo reagito davvero a questa situazione», ha spiegato Verstappen.

Una lettura che trova riscontro anche nelle parole di Mekies. Il team principal ha ammesso che la scelta delle gomme morbide nel secondo stint non rappresentava l’opzione di riferimento iniziale della squadra e che il degrado registrato dalla monoposto numero 3 sarà oggetto di un’analisi approfondita. «Abbiamo sofferto un degrado piuttosto elevato con Max su entrambi i set di gomme più morbide, e questo certamente non ha aiutato a concretizzare la seconda sosta», ha dichiarato Mekies.

Il francese ha tuttavia invitato a non attribuire esclusivamente alla strategia il risultato finale, sostenendo che il ritmo di Antonelli avrebbe probabilmente permesso al pilota Mercedes di vincere comunque. Resta, però, il rammarico per una gestione che non ha consentito a Verstappen di giocarsi le proprie carte nel modo migliore.

Power unit e pit stop: quanti problemi per Red Bull

Le difficoltà dell’olandese non si sono però limitate alla gestione degli pneumatici. Durante la gara, Verstappen ha lamentato anche un comportamento incostante della power unit, in particolare nella fase di frenata e nella gestione del freno motore, rendendo più difficile trovare un ritmo regolare.

«Abbiamo avuto troppi problemi con la power unit, con un comportamento davvero incostante in curva: ogni giro, ogni curva, la macchina reagiva in modo diverso. Così non puoi trovare il ritmo e non riesci a costruire un minimo di costanza», ha spiegato il pilota dopo la corsa.

A complicare ulteriormente la situazione è arrivato anche un pit stop lento, che ha fatto perdere secondi preziosi proprio mentre Verstappen cercava di restare in lotta per le posizioni di vertice. «Ho avuto una sosta lenta. Sono secondi che semplicemente sprechi e, quando stai combattendo una battaglia serrata per il secondo posto, questo danneggia la tua prestazione», ha sottolineato l’olandese.

Il quadro complessivo è quello di una Red Bull che, pur avendo ritrovato competitività nelle ultime gare, non è riuscita a trasformare il potenziale della vettura in un risultato all’altezza delle aspettative. E la frustrazione è stata amplificata dai problemi radio, che hanno reso complicata la comunicazione tra i piloti e il muretto. Una difficoltà già emersa nel precedente appuntamento e che, anche ad Austin, ha impedito alla squadra di gestire con la necessaria fluidità alcune fasi della corsa. Verstappen non ha risparmiato una battuta sarcastica sull’argomento: «Forse dovremmo iniziare a comunicare con il linguaggio dei segni. Probabilmente sarebbe anche più economico».

Mekies ha ammesso che la squadra non ha ancora compreso pienamente l’origine di queste difficoltà, confermando la necessità di intervenire rapidamente. «Se sapessimo come risolvere il problema, lo avremmo già fatto. Non abbiamo ancora capito del tutto perché continuiamo a essere colpiti da queste difficoltà. La concorrenza sta facendo un lavoro migliore del nostro, perché possiamo sentire le comunicazioni radio degli altri e vediamo che noi stiamo faticando più di quanto vorremmo», ha riconosciuto il team principal.

Hadjar chiede una nuova frizione: “Va riprogettata”

Se Verstappen ha concentrato le proprie critiche soprattutto sulla strategia e sui problemi tecnici incontrati durante la gara, Hadjar ha individuato nelle partenze uno dei limiti più evidenti della Red Bull. Il francese, scattato dalla terza posizione in griglia e arrivato sesto, ha perso parecchio terreno allo spegnimento dei semafori, confermando le difficoltà già emerse nel corso della stagione.

La partenza è infatti uno degli aspetti sui quali la squadra continua a faticare rispetto ai rivali. E i l miglioramento complessivo della monoposto ha reso questo limite ancora più evidente: quando la vettura può lottare stabilmente nelle prime posizioni, anche una partenza imperfetta rischia di compromettere una parte significativa del risultato.

Hadjar è stato particolarmente diretto nell’analisi del problema, chiedendo un intervento deciso sulla frizione: «Serve una riprogettazione, perché al momento è troppo fragile. Non gestisce bene le temperature. È una vera difficoltà».

Il francese ha spiegato quanto sia frustrante vedere compromessa la propria gara da problemi che, almeno in apparenza, dovrebbero essere più semplici da risolvere rispetto alle sfide tecniche legate alle prestazioni della vettura. «In questo momento ci sono piccole cose che non riusciamo a fare. La radio funziona male, non so nemmeno cosa stia succedendo. Rilascio la frizione e tutto diventa un incubo. Se risolvessimo queste due cose, potremmo essere sul podio. Sembra che riusciamo a fare le cose più difficili, ma non quelle più semplici», ha dichiarato.

Anche in questo caso, Mekies ha riconosciuto il problema, precisando però che una soluzione definitiva richiederà tempo. La partenza non dipende esclusivamente dalla frizione, ma da un insieme di elementi che coinvolgono anche motore e cambio. Per questo motivo, una modifica strutturale non può essere introdotta rapidamente senza un lavoro più ampio di progettazione e sviluppo. «Non siamo ancora il riferimento nelle partenze. Ricordate quanto eravamo in difficoltà all’inizio dell’anno: abbiamo ridotto il divario, ma non siamo ancora al livello dei migliori», ha spiegato il team principal.

Con una vettura ormai più competitiva e capace di inserirsi nella lotta al vertice, questo limite pesa ancora di più. La Red Bull continuerà a lavorare per ridurre il divario nelle gare rimanenti, ma Mekies ha chiarito che il salto definitivo richiederà modifiche più significative. «Sono fiducioso che continueremo a ridurre il divario da qui alla fine della stagione, perché a ogni gara impariamo qualcosa e troviamo piccoli modi per migliorare. Allo stesso tempo, so che non saremo il riferimento prima della fine del campionato: serviranno cambiamenti significativi a livello di progettazione e hardware, e li vedremo soltanto il prossimo anno».

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