Horner svela: “Volevo Leclerc o Alonso con Verstappen, Marko bloccò tutto”

Ott 20, 2026

Luca Manacorda

Oltre che uno scafato manager, Christian Horner è anche un abile comunicatore. L’ex team principal della Red Bull è riuscito a riaccendere i riflettori su di sé con la recente intervista al Times che ha fatto molto discutere soprattutto per le frasi del britannico sulla Ferrari. Tutto ciò si è rivelato un ottimo trampolino di lancio per la sua nuova autobiografia “Drive”, in uscita il prossimo 22 ottobre. In occasione dell’evento di lancio al Barbican di York, Horner ha fatto chiarezza sul significato delle sue parole, mentre i primi estratti del libro rivelano come il contenuto sia assolutamente esplosivo, con retroscena che faranno molto discutere, mantenendo ancora il suo nome al centro dell’attenzione nonostante un esilio dal mondo della F1 non ancora terminato.

Il chiarimento sulle parole riguardanti la Ferrari e le prospettive di ritorno

L’autocandidatura al ruolo di team principal della Ferrari ha destato clamore, ma Horner ha voluto chiarire quello che le sue parole volevano dire, ritenendo che sia stato stravolto il loro significato: “Ho detto che c’è un’aura attorno alla Ferrari, che è un privilegio per un pilota, un ingegnere e così via. È il sogno di tantissimi piloti. Non ho mai detto che fosse il mio maledetto sogno! Ma è uscita la storia secondo cui la Ferrari fosse il mio lavoro dei sogni. Mi è dispiaciuto per Fred Vasseur, perché improvvisamente si è trovato sotto una grande pressione“.

L’eco delle parole di Horner è stato tale che i vertici della Ferrari si sono dovuti muovere in prima persona per rinnovare pubblicamente la fiducia in Vasseur alla viglia del weekend in Malesia. Riguardo alle sue prospettive future e a un eventuale rientro nel Circus, Horner ha spiegato di non considerare il ritorno una necessità assoluta: “Ciò che mi entusiasma di più è quale sarà il prossimo capitolo e, in tutta onestà, non ne ho idea. Se il mio tempo in Formula 1 è finito, è stata una bellissima cavalcata e me la sono cavata bene. Se si presenterà l’opportunità giusta per tornare, tornerò. Ma sono in pace con me stesso sapendo che, se non accadrà, non devo farlo per forza.”

Infine, un passaggio è stato dedicato al progetto Red Bull Powertrains, giunto alle prime vere soddisfazioni in pista con le vittorie a Sepang e Singapore: “Vedere quel motore prendere vita, funzionare ed essere affidabile… la gente pensava che sarebbe stato una barzelletta. Vedere i podi e poi le vittorie nelle ultime due settimane, vincere un Gran Premio alla sua sedicesima gara, mi ha riempito di grande orgoglio. Entrambi gli azionisti mi hanno contattato per ringraziarmi“.

Il retroscena su Lewis Hamilton: la trattativa segreta nel 2012

Passando al suo libro, Horner ha raccontato molti movimenti del mercato piloti decisamente clamorosi che non si sono concretizzati. Il 52enne ha ad esempio svelato un incontro segreto avvenuto nel 2012 con Lewis Hamilton per valutarne l’ingaggio al fianco di Sebastian Vettel, prima del passaggio del connazionale in Mercedes: “Hamilton sembrava stesse perdendo il morale alla McLaren. Dall’esterno, il suo rapporto con Jenson Button sembrava teso e il suo morale stava crollando dopo una serie di guasti meccanici durante il 2012. Di tanto in tanto lo incontravo ai Gran Premi ed eravamo sempre amichevoli, ma pensavo che apparisse stranamente vulnerabile per essere un ex campione del mondo“.

Il matrimonio tra le parti sembrava impossibile, anche perché nel 2011 Hamilton aveva definito la Red Bull “solo un’azienda di bibite” per sottolineare come non avesse una storia e una tradizione motoristica di team come Ferrari e McLaren. Di fronte ai successi a ripetizione delle vetture di Milton Keynes, l’attuale ferrarista aveva però cambiato ide: “Un giorno controllavo il telefono per chiamate perse e messaggi, ho notato il numero di suo padre sullo schermo e mi sono chiesto se Lewis stesse cambiando idea sulla Red Bull – scrive Horner – Quando è stato fissato un incontro segreto con Lewis a casa di Adrian Newey vicina ad Ascot, il mio sesto senso si è rivelato corretto. Stava cercando di lasciare la McLaren e noi eravamo la sua destinazione preferita. ‘Cosa ci vorrebbe per unirmi a voi ragazzi?’, ha detto mentre ci sedevamo. Adrian, che non è famoso per la sua faccia da poker, sembrava estasiato. Non potevo certo colpevolizzarlo. Una coppia di piloti composta da Vettel e Hamilton era una prospettiva stuzzicante.”

A frenare la trattativa furono le enormi richieste finanziarie dell’entourage del pilota e le perplessità interne all’organizzazione: “Di certo Helmut Marko non sembrava impressionato quando ha sentito la notizia. L’arrivo di Lewis avrebbe probabilmente avuto un impatto su Sebastian, il suo pupillo, ed era chiaramente apprensivo. Incuriosito, ho voluto comunque sondare il terreno. Simon Fuller (ai tempi manager di Hamilton, ndr) era noto per essere una persona dai modi pacati, ma la sua mossa d’apertura mi ha fatto fischiare le orecchie: ‘Io e te possiamo fare il più grande accordo sportivo dai tempi di Muhammad Ali’, ha detto con audacia. Ho riso, essendomi abituato al gergo degli agenti sportivi. Simon stava per guadagnare una montagna di soldi e la Red Bull avrebbe dovuto spendere una fortuna. Nonostante l’innegabile ritorno d’immagine commerciale, non ho perseguito l’idea con particolare insistenza. Ma l’affare Lewis avrebbe fatto gola a qualcun altro. E avevo una mezza idea di chi potesse essere quel qualcuno“.

Horner ha poi speso parole di profonda stima per le qualità tecniche che rendevano Hamilton un profilo ideale sul piano delle prestazioni: “Lewis si era trasformato in una figura iconica, dopo aver vinto quattro gare durante la sua stagione d’esordio nel 2007 con la McLaren. Cinque anni dopo era un pilota d’élite noto per il suo passo esplosivo, e indiscutibilmente uno dei piloti più veloci di sempre. Era il campione del mondo 2008, vincitore di diciassette Gran Premi e detentore di diciannove pole position.”

L’arrivo del britannico avrebbe avuto un ritorno d’immagine incredibile e avrebbe fatto sicuramente felice Newey: “Come pilota era fantastico sul bagnato, senza paura e capace di estrarre l’assoluto massimo dalla sua vettura. Era anche un sogno dal punto di vista commerciale, il volto di innumerevoli campagne pubblicitarie e spot TV. Nel complesso era quasi il rivale perfetto per Sebastian – aggiunge Horner – Adrian, sempre alla ricerca di migliorare la qualità dei piloti in Red Bull, era particolarmente entusiasta. Non potevo colpevolizzarlo. Naturalmente l’ostacolo erano i soldi. Qualsiasi accordo che avesse portato Lewis in Red Bull avrebbe richiesto cifre strabilianti“.

Alonso e Leclerc affianco a Verstappen: i no di Marko e del management

Oltre al capitolo Hamilton, l’ex manager britannico ha raccontato di come la ricerca di un sostituto per Sergio Pérez durante il 2024 lo avesse portato a valutare sia Fernando Alonso che Charles Leclerc per formare una vera e propria coppia da sogno con Max Verstappen: “Tra i piloti disponibili sapevo che Carlos Sainz era una possibilità, così come Fernando Alonso – scrive Horner – Al Gran Premio del Giappone, Fernando mi disse esplicitamente che gli sarebbe piaciuto molto guidare al fianco di Max nella stagione successiva. Ma poi Helmut, apparentemente per conto del management di Verstappen, ha chiarito che non erano felici di quella prospettiva“.

Horner aveva poi posato gli occhi sul pilota monegasco della Ferrari, intravedendo il potenziale per una convivenza esplosiva ma vincente: “Leclerc era un altro pilota che ammiravo da tempo. Era veloce, determinato nel giro secco e dotato di grande carattere. Certo, era soggetto a qualche piccolo errore qua e là di cui la Red Bull aveva beneficiato, ma non ha mai gettato fango sulla Ferrari, qualunque fosse la situazione. Charles era un uomo squadra e sentivo che avrebbe colmato il vuoto se Sergio fosse venuto meno. Inoltre sembrava frustrato in Ferrari: avevo parlato con il suo manager in Qatar l’anno precedente, e voleva che Charles fosse in una posizione vincente e la Red Bull all’epoca vinceva tutto“.

Nonostante la disponibilità dello stesso Verstappen, anche questa opzione venne rapidamente bloccata dall’interno: “La mia idea era che potesse essere il pilota perfetto per noi e quando ho proposto l’argomento a Max, non è apparso minimamente turbato. ‘Charles è un bravo ragazzo’, disse. Ma poco dopo mi è giunta voce da Helmut che avrei dovuto dimenticarmi anche di Charles. Come per Fernando, non si sarebbe fatto nulla, e ho capito subito che l’ordine non veniva da Max. Lui aveva la sicurezza necessaria per affrontare qualsiasi altro pilota, ma qualcuno, da qualche parte, aveva deciso che non era la mossa giusta per la Red Bull. Ero amareggiato. Ogni squadra vuole schierare i due migliori piloti al mondo perché spinge il team verso traguardi più alti e offre maggiori possibilità di vincere il Campionato Costruttori. Sapevo che Max e Charles ci avrebbero portato lì, specialmente in un momento in cui la McLaren era in forte ascesa“.

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