Red Bull dopo un inizio di stagione veramente complicato ha ribaltato la stagione attraverso l’introduzione degli ultimi aggiornamenti. Questi hanno infatti portato la scuderia di Milton Keynes a trionfare con margine sia in Malesia che a Singapore. Ciò è avvenuto anche grazie ad un ottima power-unit e questo rappresenta un dato fondamentale, visto che questo è il primo anno in assoluto in cui Red Bull è motorista ufficiale (in collaborazione con Ford) attraverso l’introduzione della Powertrain che ha iniziato a lavorare ormai da qualche anno. La scuderia austriaca è stata inoltre ritenuta dalla FIA come benchmark per quanto riguarda la PU, anche se come sappiamo la classifica ADUO si basa solamente sul motore a combustione interna e non su quello elettrico. Nonostante ciò questo è un motivo di orgoglio molto grande per Milton Keynes, anche se c’è ancora molto potenziale secondo quanto comunicato dietro le quinte.

WACHE’: “UNA DELLE SFIDE PIU’ DIFFICILI E’ L’INTEGRAZIONE MOTORE-TELAIO”
Pierre Waché, direttore tecnico di Red Bull Racing, ha rilasciato negli ultimi giorni un’intervista ai microfoni di RacingNews365 dove ha parlato del debutto della PU austriaca e del livello di soddisfazione attuale dopo la vittoria delle ultime due gare. Nonostante ciò, il francese ha ammesso che in generale il team non si è affatto adagiato sugli allori: “Bisogna fare di più, e ci si sente anche più responsabili per ciò che possiamo realizzare. In definitiva, avremo più libertà. Come dici tu, è una storia di successo. Ma sai, il percorso non è ancora finito. Abbiamo ancora molte cose da migliorare insieme.“
Stesso pensiero espresso dal TP Mekies al termine della gara di Singapore: “Ora l’importante è continuare a imparare e a impegnarci al massimo. Anche in un weekend in cui abbiamo conquistato due pole position e due vittorie, ci sono ancora aree in cui vogliamo migliorare. Sia per le restanti gare di questa stagione che per il prossimo anno”. Dopo le difficoltà di inizio stagione dunque, Red Bull sembra aver finalmente trovato un equilibrio interno. E ciò è rispecchiato sì dai risultati ottenuti, ma soprattutto dal grande lavoro che ha poi effettivamente portato ai risultati. Il team austriaco si sta candidando ad un 2027 da protagonista e questo finale di stagione potrebbe rappresentare un antipasto di quanto potremmo vedere.

Tornando alla questione legata alla PU, Waché ha parlato delle difficoltà più importanti riscontrate. In particolare l’integrazione tra motore e telaio ed il perché: “La collaborazione e l’integrazione all’interno del team richiedono tempo perché il nostro modo di lavorare è un po’ diverso. Per sua stessa natura, le persone che si occupano del motore e del telaio sono piuttosto diverse”. E proprio in meritò a ciò: “In ogni caso, è un processo di apprendimento per tutto il team. Perché i tempi di consegna di un telaio sono molto più rapidi rispetto a quelli di un motore. Quindi il modo in cui vediamo le cose è diverso. E il modo in cui lavoriamo con loro è diverso rispetto a quello che facevamo quando eravamo noi i clienti.”
Ed in conclusione: “Quindi, non direi che sia più facile, perché abbiamo molte più capacità e molte più possibilità che non abbiamo ancora esplorato e sfruttato. Ma la capacità e il potenziale per ottenere risultati migliori sono maggiori. Ed è per questo che lo stiamo facendo.” Infine è stato chiesto al direttore tecnico di Red Bull di quantificare questo potenziale menzionato su una scala da uno a dieci e la sua risposta è stata: “Direi un quattro o un cinque. Assolutamente, il potenziale è enorme.”
WACHE’: “MAI VISTO UNO COME VERSTAPPEN”
Nel corso di questi ultimi anni Verstappen ha dimostrato di essere speciale sotto tutti i punti di vista. Ed in merito alle sue capacità, Waché ha affermato: “Credo che il vantaggio principale che ha sia il feeling che ha con la macchina. Non lo definirei un ingegnere, perché non lo è. Ma fornisce all’ingegnere qualcosa che nessun altro pilota che ho visto è in grado di fare. In termini di feedback e di individuazione precisa di ciò che serve per essere più veloci.” Dunque l’olandese non è solamente un semplice pilota che si limita al suo compito, ma è perfettamente a conoscenza del mezzo a sua disposizione e questo è un fattore fondamentale in questa Formula 1 moderna. Ed infatti: “È incredibile la sua capacità di percepire l’auto. Di capire cosa manca quando la guida. E poi di riuscire a tradurre tutto ciò in un mondo che possiamo comprendere”.
Mentre invece per quanto riguarda il suo essere un manico da novanta anche in pista: “Dopo il primo giro di prove sa esattamente dove si trova la macchina, qual è il limite. Ed è il miglior pilota che questo sport abbia mai avuto. E ciò che lo rende ancora migliore è che è in grado di dire: ‘Sì, mi manca quello, mi manca quello, mi manca quello’.” Il quattro volte iridato è dunque molto autocritico nei suoi confronti e ciò ovviamente fa la differenza in uno sport che richiede la perfezione sotto ogni punto di vista. In merito poi al carattere di ‘super Max’: “Quando vinciamo, è un sogno. Quando perdiamo, è un incubo. Scherzo, ma da ingegneri, lo adoriamo perché ci garantisce prestazioni eccellenti. Ci fornisce un feedback molto utile ed è un vero uomo squadra. Ecco perché ci piace.”

E’ stato poi chiesto a Waché se Verstappen lo avesse mai chiamato di notte per un’idea o un eventuale miglioria. E la risposta: “Forse Lambiase, ma non voglio saperlo. Non voglio dargli il mio numero di telefono ed essere chiamato nel cuore della notte”. Ironia dunque da parte del DT francese, che ha parlato poi anche dell’atteggiamento dell’olandese nei confronti del team: “Rispetta quello che facciamo e rispetta la squadra. Rispetta il lavoro di tutti e dà semplicemente la sua opinione su ciò che è importante per lui, ma rispetta la nostra competenza, quello che pensa lui, quello che pensiamo noi, ed è piuttosto aperto mentalmente”. E per concludere: “È una persona con cui è molto facile lavorare e non è arrogante nel suo modo di operare.”



