Horner parla di Vasseur : tutti chiedono risultati, ma chi ha il potere?

Ott 14, 2026

Rosario Giuliana

A oltre un anno dal suo allontanamento dalla Red Bull, Christian Horner è tornato a parlare apertamente della fine della sua lunga esperienza a Milton Keynes. Lo ha fatto in una lunga intervista concessa a Donald McRae per il quotidiano britannico The Guardian, ripercorrendo le circostanze del licenziamento, i rapporti con i vertici dell’azienda e il proprio futuro in Formula 1. Un futuro che negli ultimi mesi è stato ripetutamente accostato anche alla Ferrari, sempre a causa di una sua recente intervista, alimentando le indiscrezioni sulla posizione di Fred Vasseur.

Le parole dell’ex team principal arrivano tuttavia in un momento particolare. La Red Bull, dopo aver attraversato una fase complicata sul piano tecnico e sportivo, è tornata a vincere le gare con Max Verstappen, ottenendo anche i primi successi con la power unit sviluppata internamente nel nuovo polo di Milton Keynes di Red Bull Power Trains. Un risultato che ha assunto un significato ancora più particolare considerando che proprio Horner era stato uno dei principali promotori del progetto motoristico avviato nel 2021.

Horner ha – forzatamente – lasciato una squadra che egli stesso aveva contribuito a rendere una delle organizzazioni più vincenti della storia recente della Formula 1.

Secondo la sua ricostruzione, la decisione potrebbe essere stata legata alla percezione che avesse concentrato troppo potere nelle proprie mani, in un contesto nel quale gli equilibri interni all’azienda erano già cambiati sensibilmente dopo la morte di Dietrich Mateschitz.

«Penso ci fosse la sensazione che avessi troppo controllo nelle mie mani. Ma non mi è stata realmente fornita una motivazione.».

Non sono mancati riferimenti a Helmut Marko, dal cui comportamento Horner si dice deluso, e alla famiglia Verstappen.

Il rapporto con Oliver Mintzlaff sembra invece essersi almeno parzialmente ricomposto. Horner ha raccontato di aver ricevuto recentemente una telefonata dal dirigente austriaco, che lo avrebbe ringraziato per il contributo dato alla nascita e allo sviluppo di Red Bull Powertrains.

Vasseur dal canto suo sta lavorando sottopressione a livelli paradossalmente peggiori del 2025

Nelle ultime settimane il nome di Horner riecheggia forte attorno all’ambiente rosso, manforte della famosa uscita tramite The Times dello stesso dirigente britannico.

Nella più recente intervista The Guardian, il britannico chiarisce però che le precedenti dichiarazioni nelle quali aveva definito Ferrari un possibile lavoro da sogno sono state estrapolate dal contesto.

Chiaramente per l’eco mediatico riscosso l’ex Red Bull ha un po’ voluto attutire il dardo lanciato rispondendo comunque a delle domande piuttosto dirette.

«Fred Vasseur è un uomo esperto. Ha fatto un lavoro discreto.» – dice Horner.

L’anno pregresso avevamo intavolato quella sorta di “Patto d’Acciaio” che ci poteva essere fra Team Principal e piloti. Dopo Singapore è parsa una sorta di distanza piuttosto accentuata – probabilmente non voluta – fra Fred Vasseur e Lewis Hamilton.

Questo chiaramente fa apparire come un passo indietro rispetto ai “patti chiari e amicizia lunga” del team del Cavallino con la stampa per ribadire la compattezza interna.

Negli ultimi anni Vasseur è stato chiamato a intervenire su diversi aspetti organizzativi della Scuderia, mentre la ricerca della competitività è rimasta condizionata da questioni tecniche, processi di sviluppo e capacità di tradurre il lavoro svolto a Maranello in prestazioni in pista.

La figura del team principal rimane fondamentale nella definizione delle priorità, nel coordinamento dei reparti e nella gestione delle risorse. Tuttavia, non è necessariamente il singolo dirigente a determinare direttamente la bontà di una soluzione aerodinamica o il successo di un programma tecnico.

Horner aveva in Red Bull pieni poteri che Vasseur non ha

Ferrari non è un team con il quale si può cambiare direzione in maniera apparentemente celere.

La RB22 di Melbourne è lontanissima parente si quella di Singapore. Le vittorie di Verstappen a Sepang e Marina Bay hanno confermato la competitività più del team – più che dell’auto stessa –  di reagire in corso d’opera. Più velocemente quasi dei tempi necessari.  Horner ha raccontato di aver seguito con emozione il primo successo del propulsore, ricevendo numerosi messaggi dagli ex colleghi e scrivendo personalmente al quattro volte campione del mondo.

«Non tornerei mai soltanto per partecipare (vale anche in caso di casacca rossa).» – ha ribadito Horner. Parole che possono essere assunte con diverse chiavi di lettura.

C’è poi una questione che va oltre il semplice avvicendamento tra Christian Horner e Fred Vasseur. Quali sarebbero, concretamente, i margini di manovra del britannico all’interno dell’attuale organizzazione Ferrari? E, soprattutto, quanto cambierebbe rispetto ai poteri di cui dispone oggi il dirigente francese?

La struttura di Maranello è inevitabilmente più articolata rispetto a quella di una squadra nata e cresciuta attorno a una figura centrale come Horner. John Elkann, in qualità di presidente esecutivo, rappresenta il vertice della governance societaria, mentre Benedetto Vigna, amministratore delegato, mantiene la responsabilità della gestione complessiva dell’azienda. Vasseur ricopre il ruolo di Team Principal e General Manager della Scuderia, facendo parte del Ferrari Leadership Team. Questo significa che dispone di importanti responsabilità operative e sportive, ma all’interno di un’organizzazione nella quale gli indirizzi strategici e le decisioni societarie più rilevanti rispondono necessariamente anche ai livelli superiori.

Ferrari se vuole può liberarsi “facilmente” di Vasseur che godrebbe di una buonuscita economica.

Il 31 luglio 2025, Ferrari ha ufficializzato un rinnovo pluriennale (multi-year contract), senza specificarne la durata che rimane comunque con vie d’uscita.

Il punto, tuttavia, non è stabilire se Vasseur abbia o meno pieni poteri, una condizione i cui confini effettivi non sono interamente conoscibili dall’esterno. È piuttosto comprendere fino a che punto la sua autonomia decisionale possa incidere sui processi che determinano la competitività della Ferrari. Il sostegno recentemente ribadito da Elkann e Vigna rappresenta un segnale politico importante, ma il supporto dei vertici e l’effettiva libertà di intervenire sull’organizzazione non sono necessariamente la stessa cosa.

Questa Red Bull è ancora figlia di Horner?

Horner, nel corso della sua esperienza in Red Bull, aveva costruito una leadership fortemente accentratrice, diventando il principale riferimento di un’organizzazione cresciuta attorno alla sua figura. Una concentrazione di potere che, secondo la sua stessa ricostruzione, potrebbe aver contribuito alle ragioni del suo allontanamento. Pensare di trasferire semplicemente quel modello a Maranello significherebbe però confrontarsi con una realtà societaria profondamente diversa.

Chiaramente vi è un margine d’azione differente.

Mintzlaff Horner Marko

Soprattutto, ci si spiega che un eventuale ritorno in Formula 1 dovrebbe prevedere una partecipazione nella proprietà del progetto. Una condizione difficilmente compatibile con la struttura societaria della Ferrari, che non ha intenzione di cedere quote.

<<Tornare non è una necessità. Lo farei soltanto per l’opportunità giusta, insieme a persone che condividano la mia mentalità>>

Mekies ha saputo guidare una squadra costruita anche attraverso il lavoro di Horner, anche se di quella Red Bull ai vertici è rimasto poco,  mentre il britannico ha lasciato un’organizzazione sufficientemente solida – pare – da poter continuare a vincere senza di lui.

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