Horner si candida alla Ferrari: «È il lavoro dei sogni». Perché proprio adesso?

Set 25, 2026

Giuliano Duchessa, Piergiuseppe Donadoni

Le parole rilasciate da Christian Horner al The Times meritano attenzione soprattutto per un passaggio. Per la prima volta l’ex team principal della Red Bull sta lasciando intendere in maniera inequivocabile che la Ferrari rappresenterebbe un’eccezione rispetto alla volontà di rientrare in Formula 1 soltanto attraverso un progetto che gli garantisca anche una partecipazione azionaria.

«Ho trascorso 21 anni seduto al muretto dei box. Non ho bisogno di tornarci», ha spiegato Horner, aggiungendo però che esiste «una sola squadra» per la quale accetterebbe di lavorare senza avere una quota di proprietà.

Il riferimento è diventato subito esplicito: «Prenderei in considerazione la Ferrari? È il lavoro dei sogni». Horner ha definito Maranello il marchio più importante della Formula 1 e anche il suo «gigante addormentato».

Non è un dettaglio. Assomiglia parecchio a una candidatura diretta.

Da quando ha lasciato Red Bull, Horner aveva impostato il proprio futuro su presupposti abbastanza chiari: non tornare semplicemente come team principal dipendente, ma cercare qualcosa di più vicino al modello costruito da Toto Wolff in Mercedes, quindi responsabilità operativa, influenza strategica e possibilmente equity.

Per questo Alpine era sembrata inizialmente una destinazione naturale. Anche Aston Martin era stata accostata più volte all’inglese. Se oggi Horner specifica che per Ferrari sarebbe disposto a rinunciare alle quote, la domanda diventa inevitabile: perché dirlo proprio adesso?

Una possibile lettura è che le alternative si siano progressivamente complicate. Se Alpine e Aston Martin non offrissero più una strada concretamente percorribile, Ferrari rimarrebbe inevitabilmente il progetto sportivamente più importante sul tavolo.

Horner si propone da alcuni mesi, ciò non toglie che Maranello presenta una differenza sostanziale rispetto agli altri team.

Il vero problema non sono le quote

Horner ha costruito la propria storia in Red Bull all’interno di una struttura nella quale il team principal disponeva di un peso enorme sull’organizzazione, andando ben oltre la semplice gestione sportiva e coinvolgendo anche gli aspetti commerciali e di marketing.

Benedetto Vigna ha mantenuto negli ultimi anni una struttura di comando nella quale l’amministratore delegato conserva un ruolo centrale. Né Mattia Binotto prima né Fred Vasseur successivamente hanno avuto pieni poteri e un’autonomia paragonabile a quella posseduta da Horner nella Red Bull dei suoi anni migliori.

Ed è quindi questa la domanda più difficile: se Ferrari non ha costruito quel modello attorno a Binotto e non lo ha costruito attorno a Vasseur, perché dovrebbe farlo per Horner?

Rinunciare alle quote potrebbe essere relativamente semplice per l’inglese. Rinunciare al controllo sarebbe probabilmente molto più complicato.

Un anno fa Ferrari aveva chiuso la porta

C’è poi un precedente troppo recente per essere ignorato.

Un anno fa Ferrari aveva confermato Vasseur con un nuovo accordo pluriennale, mentre da Maranello venivano smentite in maniera piuttosto netta le indiscrezioni relative a un possibile futuro di Horner in rosso.

Ma un anno in Formula 1 può essere molto lungo. I risultati modificano gli equilibri e possono cambiare le esigenze della proprietà.

Ad oggi non ci sono elementi per sostenere che Ferrari abbia deciso di cambiare. È però significativo che sia Horner ad aver scelto di rimuovere pubblicamente uno degli ostacoli teoricamente principali a un’eventuale operazione.

Anche il timing delle sue dichiarazioni, arrivate durante un weekend di gara, difficilmente può fare piacere a Vasseur, riportando inevitabilmente il suo futuro al centro delle discussioni nel paddock.

C’è poi un’altra frase dell’inglese che sembra andare nella stessa direzione: arriva un momento, ha spiegato, in cui «la competitività di una squadra conta più» delle questioni legate all’ego.

C’è anche un problema di rumore

Esiste poi un altro elemento, meno tecnico ma molto Ferrari.

Kimi Antonelli può avvicinarsi sempre di più alla possibilità di conquistare il Mondiale. Un pilota italiano campione del mondo con la Mercedes avrebbe inevitabilmente un impatto mediatico enorme, specie in Italia.

Per Ferrari sarebbe una situazione ‘particolare’

Non c’è oggi una mossa Verstappen da affiancare a Charles Leclerc. Non esiste nemmeno un’altra operazione delle dimensioni di Hamilton da utilizzare come detonatore mediatico. Ferrari ha già due superstar e difficilmente potrebbe produrre attraverso il mercato piloti un annuncio superiore a quello realizzato portando Lewis a Maranello.

Se la proprietà ritenesse necessario dare un segnale fortissimo di discontinuità, il cambio del team principal con un’altra figura di grande spessore sarebbe una delle poche mosse capaci di produrre immediatamente quella risonanza, almeno sul piano mediatico, rispetto al rumore che un eventuale titolo di Antonelli provocherebbe in Italia.

Il ciclo Vasseur

Resta però un elemento importante in direzione opposta

Vasseur è alla fine del suo quarto anno e ha inserito nell’organizzazione diverse figure capaci, costruendo progressivamente una struttura che ormai porta la sua impronta. Interrompere adesso quel processo sarebbe tutt’altro che scontato, soprattutto dopo il rinnovo deciso soltanto un anno fa.

Le roventi parole di Hamilton delle passate settimane certamente non lo hanno aiutato. Quando un pilota porta pubblicamente all’esterno considerazioni differenti da quelle affrontate internamente, inevitabilmente si alimentano interrogativi sulla gestione. Questo non significa che esista una crisi, ma mediaticamente un problema c’è stato.

Horner, peraltro, non è mai apparso come un grande estimatore di Hamilton, soprattutto dopo gli anni della durissima rivalità Mercedes-Red Bull. E il sentimento sembra essere reciproco: anche Lewis non vedrebbe di buon occhio un eventuale arrivo dell’inglese a Maranello. Un elemento tutt’altro che secondario guardando al futuro. Il contratto attuale di Hamilton scade alla fine del 2027, ma Lewis vuole proseguire anche nel 2028. Un eventuale ingresso di Horner dovrebbe quindi fare i conti anche con la convivenza con uno dei due piloti attorno ai quali Ferrari ha costruito il proprio presente.

Questo aggiunge un ulteriore livello alla questione. Horner può rinunciare all’equity, ma un suo eventuale arrivo richiederebbe comunque di trovare nuovi equilibri sia al vertice della struttura sia all’interno della squadra.

Horner, intanto, non ha nascosto di sentire di avere ancora «un’altra sfida da affrontare». E quando gli è stato chiesto se possa essere nuovamente sulla griglia già il prossimo anno, la risposta è stata volutamente ambigua: «Non lo so. Sono al contempo la cura e il problema».

Un anno fa era Maranello a chiudere nettamente la porta alle indiscrezioni. Oggi è Horner a togliere pubblicamente uno degli ostacoli teorici alla propria candidatura. Nessuno sa, però, se fosse davvero quello il principale ostacolo.

Da quello che abbiamo appreso, nessuno conferma che la porta di Maranello si sia aperta

Significa piuttosto che Horner ha voluto far sapere pubblicamente che, se Ferrari decidesse un giorno di aprirla, lui sarebbe disposto a entrare anche senza diventarne azionista. “Il gigante addormentato” non è una frase che può far piacere a Vasseur, ed è già bastato a riaccendere il dibattito sulla stabilità della leadership Rossa, tuttavia non sembra che – almeno ad oggi – abbia trovato sponde serie.

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