Dopo le alte velocità delle spettacolari curve di Silverstone, la F1 riaccende i motori su un circuito dalle caratteristiche completamente diverse. Il tracciato dell’Hungaroring di Budapest, sede del GP Ungheria, è infatti tortuoso e ricco di curve da percorrere a velocità medio-basse, richiedendo alle monoposto un carico aerodinamico molto più vicino a quello che si utilizza sulle strade di Monte Carlo. Altra importante differenza è il gran caldo che spesso si incontra nel fine settimana magiaro, anche se la pioggia negli ultimi anni sovente è arrivata a rimescolare le carte.
Hungaroring: degrado e surriscaldamento due fattori chiave
L’Hungaroring è un circuito relativamente breve con i 4,381 km di lunghezza ed è composto da 14 curve, sei verso sinistra e otto verso destra. Esiste un solo vero rettilineo che è quello dei box, dove i piloti potranno sfruttare una delle due zone DRS. L’altra è posta poco dopo, nel breve rettifilo che collega curva 1 a curva 2. Da ricordare che il rilevamento del distacco che permette di azionare l’ala mobile è uno solo ed è posizionato prima dell’ultima curva del tracciato.

Date le sue caratteristiche, l’Hungaroring non è un circuito particolarmente severo con i pneumatici. Per questo motivo, Pirelli ha replicato la scelta dello scorso anno, portando le tre mescole più morbide della gamma a disposizione per la stagione 2024: la C3 sarà la Hard, la C4 la Media e la C5 la Soft. Attenzione al degrado: complice il caldo – lo scorso anno si toccò la temperatura record di 53° C sull’asfalto – può essere elevato e diventare un fattore, anche in qualifica. L’eccessivo surriscaldamento rischia infatti di far arrivare le monoposto ad affrontare le ultime due curve a 180 gradi con un livello di grip non ottimale, condizionando in negativo la prestazione sul giro secco. A Budapest la posizione di partenza è particolarmente importante: in 16 occasioni su 38 edizioni del GP Ungheria il poleman si è aggiudicato la vittoria e solo 4 volte il vincitore è partito più indietro della seconda fila. Da non sottovalutare poi la possibile formazione di graining: quest’anno l’Hungaroring, sottoposto a un profondo restyling della zona del paddock, è stato inutilizzato fino a maggio. L’aderenza evolverà molto nel corso del fine settimana e il graining potrebbe essere un fattore soprattutto nella giornata di prove libere.

GP Ungheria: due soste soluzione migliore, ma è possibile variare le mescole
Tradizionalmente, dal punto di vista della strategia all’Hungaroring la soluzione ideale prevede due soste. Le mescole Hard e Media andranno per la maggiore in gara, anche se non è escluso che qualcuno azzardi la Soft soprattutto per il primo stint. A Budapest la trazione è un aspetto fondamentale e questa gomma può dare un vantaggio importante nei primi giri. Nel 2023 la utilizzarono in quattro al via, tra cui Carlos Sainz che balzò dall’undicesimo al sesto posto nel corso del primo giro. Nell’edizione del 2023 venne sperimentato l’Alternative Tyre Allocation (ATA) che prevedeva per ogni pilota due treni da asciutto in meno, da 13 a 11, con l’obbligo di utilizzare una mescola prestabilita in qualifica: Hard per la Q1, Media per la Q2 e Soft per la Q3. La vittoria andò, tanto per cambiare, a Max Verstappen. Il record di successi nel GP Ungheria appartiene però a Lewis Hamilton, arrivato a quota 8, ossia proprio quella cifra superata con il successo a Silverstone che lo ha reso il pilota con il maggior numero di vittorie in un singolo Gran Premio.



