Pirelli sceglie le gomme più morbide per il Messico. Asfalto nuovo tra le variabili

Ott 28, 2026

Paolo D’Alessandro

La Formula 1 si prepara ad affrontare il Gran Premio del Messico, secondo appuntamento della tripletta oltreoceano, sul circuito intitolato ai fratelli Pedro e Ricardo Rodríguez. L’Autódromo Hermanos Rodríguez presenta una delle sfide più particolari del calendario: oltre duemila metri di altitudine, aria rarefatta e numerose curve a bassa velocità condizionano il comportamento delle monoposto e la gestione degli pneumatici. Per il 2026, Pirelli ha scelto la terna più morbida della propria gamma, con C3, C4 e C5, mentre il rifacimento di gran parte dell’asfalto introduce un’incognita importante. L’evoluzione della pista, il rischio di graining e la gestione del degrado saranno tra gli elementi da osservare per definire le strategie di gara.

Pirelli sceglie le mescole più morbide: C3 Hard, C4 Medium e C5 Soft

Per il fine settimana messicano, Pirelli porterà la combinazione più morbida della gamma: C3 come Hard, C4 come Medium e C5 come Soft. Una scelta diversa da quella adottata nel 2025, quando era stata selezionata la C2 per il ruolo di mescola più dura, nel tentativo di introdurre un salto più ampio tra le opzioni disponibili. Quella soluzione si era però dimostrata poco attrattiva sul piano prestazionale rispetto alle alternative più morbide.

La configurazione scelta per questa edizione potrebbe offrire alle squadre una maggiore flessibilità nella gestione degli stint, soprattutto considerando le caratteristiche tradizionalmente poco severe del tracciato nei confronti degli pneumatici.

Asfalto rinnovato: l’evoluzione della pista sarà decisiva

La principale novità del weekend riguarda il rifacimento dell’asfalto, che ha interessato gran parte dell’Autódromo Hermanos Rodríguez. I lavori hanno coinvolto il tratto compreso tra curva 16 e curva 1 e quello tra curva 7 e curva 16, lasciando sostanzialmente invariato soltanto il primo settore. Una superficie appena rinnovata presenta generalmente una rugosità inferiore e può offrire livelli di aderenza più elevati rispetto a un asfalto più datato. Sarà però necessario attendere le prime sessioni per verificare le caratteristiche effettive del fondo e capire come queste influenzeranno il comportamento degli pneumatici.

In Messico la pista tende già a presentarsi sporca all’inizio del fine settimana, con un’evoluzione significativa giro dopo giro. Quest’anno il fenomeno potrebbe risultare ancora più marcato proprio a causa dell’ampia porzione di asfalto rifatta. La progressiva pulizia della traiettoria e l’aumento dell’aderenza saranno quindi fattori importanti per le squadre, chiamate ad adattare la messa a punto e le valutazioni sulle gomme man mano che le condizioni cambieranno.

Altitudine e graining: la sfida nella gestione degli pneumatici

L’aria rarefatta riduce il carico aerodinamico e può favorire lo scivolamento degli pneumatici, mentre le numerose curve a bassa velocità e i carichi laterali contenuti contribuiscono generalmente a limitare l’usura. In questo contesto, il graining sarà uno dei fenomeni da monitorare con maggiore attenzione. Non basterà quindi osservare il degrado: sarà importante capire quanto le gomme riescano a mantenere un comportamento costante e quanta aderenza possano offrire lungo l’intero stint.

 

Anche la gestione della frenata meriterà attenzione. La riduzione dell’efficacia aerodinamica legata all’altitudine può rendere più complesso controllare la monoposto nelle staccate più impegnative.

Strategia a una sosta favorita, ma la Soft può ampliare le opzioni

Le caratteristiche del circuito e il comportamento delle tre mescole su tracciati analoghi suggeriscono che la strategia a una sola sosta potrebbe essere la soluzione di riferimento. La gestione delle gomme posteriori rimarrà particolarmente importante, essendo l’asse maggiormente sollecitato. La scelta strategica potrebbe dipendere meno da limiti assoluti di durata e più dalla fiducia che ciascun pilota riuscirà a trovare con una determinata mescola.

La C5 Soft potrebbe assumere un ruolo centrale. Le sue caratteristiche sui circuiti a bassa severità la rendono un’opzione interessante non soltanto per la qualifica, ma anche in gara, ampliando le possibilità a disposizione dei team rispetto alle stagioni precedenti.

L’edizione dello scorso anno aveva mostrato una divisione tra strategie a una e due soste. La maggior parte dei piloti aveva scelto di partire con la Soft, mentre soltanto sei vetture avevano optato per la Medium e due per la Hard. La mescola più morbida si era rivelata utile anche per chi aveva impostato la gara su due soste, venendo utilizzata nello stint finale. Il degrado estremamente contenuto e l’assenza di fenomeni di graining avevano infatti permesso di sfruttarla senza particolari penalizzazioni.

La nuova superficie potrebbe modificare il comportamento degli pneumatici e rendere necessario rivedere le valutazioni durante il fine settimana. Saranno soprattutto i dati raccolti nelle prove libere a chiarire se la Soft potrà confermarsi un’opzione competitiva anche sulla distanza. Il Gran Premio del Messico si annuncia quindi come una sfida di adattamento e comprensione delle gomme.

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