Con il grande cambio regolamentare che attende la F1 nel 2026, uno dei protagonisti più attesi del prossimo campionato non è un pilota, ma un progettista. Anzi, il Progettista con la P maiuscola: parliamo ovviamente di Adrian Newey, chiamato da Lawrence Stroll per rendere l’Aston Martin un team vincente come fatto in precedenza con la neonata Red Bull ma, anche, con scuderie blasonate come Williams e McLaren che negli anni ’90 hanno vissuto dei cicli vincenti grazie alle monoposto disegnate dal geniale ingegnere britannico. Nonostante un palmares di 14 titoli Piloti e 12 titoli Costruttori ottenuti dalle sue vetture, la sfida con il team di Silverstone si preannuncia tutt’altro che semplice: Newey ne ha parlato in una puntata del podcast “James Allen on F1” curato dall’omonimo giornalista inglese. Ne riportiamo alcuni dei passaggi più interessanti.
L’approccio con l’Aston Martin e il dejà vu con l’inizio in Red Bull
A parte un 2023, in particolare la prima metà, da protagonista con otto podi conquistati in mezzo al dominio assoluto della Red Bull, il ruolino di marcia dell’Aston Martin in F1 è stato finora piuttosto deludente. Dal 2021, anno in cui il team di Silverstone ha abbandonato il nome e i colori della Racing Point per passare a quelli della storica casa inglese, il miglior piazzamento tra i Costruttori è stato il quinto posto, ottenuto negli ultimi due campionati. Nonostante il budget messo a disposizione da Lawrence Stroll, l’aggancio ai top team della F1 finora non è riuscito, come dimostra anche il 2025 in cui è in lotta solo per il sesto posto, alle spalle anche della Williams.

La rivoluzione regolamentare prevista il prossimo anno è vista come una grande occasione per ribaltare le attuali gerarchie. Newey ammette, anche per esperienza personale, che questa possibilità c’è, ma non è così scontato che chi gode di un vantaggio prestazionale con le attuali monoposto non si confermi anche nel 2026: “Ho iniziato a marzo. Difficile giudicare – ha detto Newey riguardo la stagione dell’Aston Martin – A causa di questo grande cambiamento regolamentare, tutti devono fare un piccolo reset. È probabile che i team migliori di quest’anno saranno i migliori anche l’anno prossimo. Ma a volte, diciamo, c’è un po’ un’interruzione del trend. È successo l’ultima volta che c’è stato un grande cambiamento regolamentare (2014, ndr) e in una certa misura nel 2009, quando Ferrari e McLaren, che erano i top team del 2008, hanno faticato e Brawn e Red Bull si sono fatte avanti. Quindi succede, ma in generale, le stesse squadre tendono a rimanere al vertice“.
Proprio i risultati inferiori alle aspettative di queste stagioni hanno portato Newey a tracciare un parallelo con l’inizio della sua avventura in Red Bull, quando con il team austriaco – nato dalle ceneri della Jaguar protagonista di una deludente parentesi in F1 – ha impiegato diversi campionati prima di raccogliere i primi successi proprio nel 2009: “Penso che il punto principale sia che ti chiedi: ‘come sta andando?’. La verità è che non ne ho idea. A causa di questo reset, non sai se stai andando bene, male o indifferentemente rispetto agli avversari, perché non sai cosa stanno facendo. Ma penso che sia anche una questione di cultura. Quando ho iniziato, la Red Bull era nata dalle ceneri del Team Jaguar, che era stato gestito da Ford per molti anni e non aveva mai avuto un successo significativo, e quindi la gente aveva iniziato a perdere la fiducia di poter mai vincere una gara“.

Dalle parole di Newey, sembra che anche nell’attuale Aston Martin serva un cambio di mentalità: “Una volta che smetti di credere di potercela fare, allora tutto va storto, perché subentra l’autocompiacimento, la pigrizia, la mancanza di fiducia in se stessi. Se non si sta attenti, può subentrare anche la cultura del dare la colpa agli altri. E quindi è stato piuttosto difficile ribaltare la situazione in Red Bull. Non dirò troppo, ma al momento c’è un po’ di déjà vu“.
La gestione del lavoro di progettazione in un team di F1
Newey è chiamato a realizzare l’ennesimo capolavoro della sua carriera e Stroll sicuramente non ha lesinato in quanto a mezzi e uomini per supportare questo sforzo, realizzando un modernissimo campus tecnologico e ingaggiando una nutrita schiera di ingegneri.
Parlando di come gestisce questa forza lavoro, Newey ha detto: “La soluzione è suddividerla in piccole aree. Se prendiamo l’aerodinamica come esempio, abbiamo circa 80 aerodinamici. Sono poi divisi in quattro gruppi: progetto auto futura, parte anteriore, parte centrale, parte posteriore. Diciamo, per amor di discussione, che ne abbiamo 15/20 in ogni gruppo. Poi c’è un responsabile di progetto per ognuno di questi gruppi, quindi il responsabile di progetto si occupa di quei 15/20 e questo probabilmente è il limite di persone che si possono avere a diretto contatto. Quindi, si spera che la comunicazione all’interno di quel gruppo di persone sia buona, e questa è una delle responsabilità del responsabile del progetto. Poi, bisogna assicurarsi che i responsabili dei gruppi comunichino bene tra loro“.

A riguardo, Newey ha poi aggiunto: “Nel nostro caso, teniamo una riunione una volta a settimana in cui uno dei gruppi presenta il proprio lavoro agli altri tre. Queste riunioni hanno la loro utilità ma, per me, se una riunione si limita a condividere informazioni e non ne esce nulla che ti spinga a fare qualcosa di diverso è stata una perdita di tempo. Deve riguardare la creazione di idee e nuove direzioni. Credo che sia un classico esempio di management, si ha la piramide che si scompone e si suddivide, ma poi ci si assicura che queste suddivisioni comunichino tra loro. Si tratta davvero di incoraggiare l’abbattimento di questi compartimenti stagni e cercare di incoraggiare le persone a parlare tra loro e non solo a scambiarsi informazioni“.
Le eccezionalità di Verstappen e Senna
Nel corso del podcast, Newey ha anche parlato dei piloti più forti con cui ha lavorato, citandone due in particolare: Max Verstappen e Ayrton Senna. Riguardo all’olandese, il progettista britannico ha spiegato: “Non ha avuto un’educazione facile, non credo sia un segreto, ma la sua maturità è incredibile. La sua capacità di gestire la pressione, di assorbirla… sembra avere questa capacità per cui, qualunque cosa accada nella sua vita, quando indossa il casco ed entra in macchina, tutto si spegne e lui può semplicemente uscire e correre, il che è davvero impressionante per uno sportivo“.

Con Senna il rapporto di lavoro è stato, purtroppo, molto breve a causa della tragica scomparsa del brasiliano a Imola nel 1994. Per descrivere l’eccezionalità del tre volte iridato, Newey ha raccontato un retroscena relativo all’inverno del 1993, quando Senna prese contatto con la Williams dopo i tanti anni trascorsi con la McLaren: “Con Ayrton, purtroppo, è stata una relazione molto breve. Quando ero alla Williams, alla fine del 1993, venne in fabbrica per la prima volta. Frank [Williams] e Patrick [Head] mi diedero il privilegio di fargli visitare la fabbrica. Così, arrivò nella galleria del vento e subito, carponi, guardò la parte posteriore delle sospensioni, notando che era un po’ diversa da tutto ciò che era stato fatto prima e chiedendo tutto: perché avevamo fatto questo, perché avevamo fatto quello, qual era lo scopo di questo… Dovevo essere pronto a rispondere alle sue domande. Quindi penso che Ayrton, senza dubbio, sia stato eccezionale“.



