Jock Clear crede nella Ferrari: Hamilton uomo squadra, ma Leclerc può portarla al titolo

Apr 26, 2026

Jacopo Moretti

Nelle parole di Jock Clear, 10 anni a Maranello e un passato in Mercedes, c’è un ritratto molto profondo di ciò che rende grandi i piloti e di come, dentro una squadra complessa come la Ferrari, il talento debba trasformarsi in leadership e capacità di indirizzare il lavoro della squadra. In questo senso, i passaggi più forti dell’intervento del britannico al podcast di Peter Windsor riguardano proprio Charles Leclerc e Lewis Hamilton, raccontati non solo come piloti veloci, ma come uomini chiamati a incidere dentro una struttura enorme, esigente e a volte persino logorante come la Ferrari.

Hamilton, altro che egoista: “È un grandissimo uomo squadra, mi ricorda Michael”

Uno dei temi su cui Clear è stato più netto riguarda l’immagine di Lewis Hamilton. L’ex tecnico britannico ha respinto con forza l’idea di un pilota centrato solo su se stesso, sostenendo invece che uno dei segreti del suo successo sia proprio la capacità di costruire un gruppo attorno a sé. “Fa male leggere commenti di chi pensa che Lewis sia arrogante o che non sia un uomo squadra, come se fosse tutto incentrato su di lui. Non potrebbe essere più lontano dalla verità, ha spiegato Clear.

Secondo il britannico, Hamilton appartiene a quella categoria rarissima di campioni che capiscono davvero cosa significhi Formula 1 come sport collettivo: “Lewis è fantastico come uomo squadra”. Non è un dettaglio, anzi. Per Clear è proprio questo uno dei tratti che accomuna i più grandi della storia, avanzando anche un parallelo di grande peso con Michael Schumacher, con cui ha lavorato ai tempi del ritorno del tedesco in Mercedes.  “Sapeva trattare le persone. Ti veniva voglia di lavorare per lui, ti veniva voglia che vincesse, ti veniva voglia di stare dalla sua parte”, ha spiegato. E proprio da qui nasce il collegamento con Hamilton: non soltanto la velocità, ma la capacità di far rendere al massimo l’intero sistema attorno a sé.

Per Clear, non è un caso che i due sette volte campioni del mondo abbiano questa qualità in comune. Le capacità che portano al successo in Formula 1 sono anche queste, perché questo deve essere uno sport di squadra”.

Leclerc come Verstappen, ma ora serve il salto di qualità

Se su Hamilton il focus è molto umano e relazionale, su Charles Leclerc il discorso parte invece dalla guida pura. Clear lo descrive come un pilota dal talento naturale, con una sensibilità fuori dal comune. “È un pilota dalla guida molto spontanea, con un grandissimo feeling con la macchina. In questo momento è l’unico che, secondo me, può eguagliare Max Verstappen in termini di passo.

Eppure, proprio perché il talento di Leclerc non è in discussione, Clear sposta il discorso sul passo successivo. Per diventare davvero pilota da titolo, non basta essere velocissimo o aggressivo nei duelli: bisogna diventare il leader totale del progetto. “Quello su cui deve continuare a lavorare è prendere per mano il team verso il campionato, ha spiegato. Una frase centrale, perché sposta il focus dall’abitacolo all’intero ecosistema Ferrari. Secondo Clear, infatti, per Leclerc la guida pura è quasi la parte più facile: “Entrare in macchina e guidare al massimo in pista gli viene naturale. Tutto il resto è ciò che sta imparando. E quel “tutto il resto” comprende pressione, gestione del gruppo, capacità di assorbire le critiche e mantenere il team compatto anche quando la Ferrari non vince.

Del resto, Ferrari non sia una squadra come le altre. È un ambiente amplificato, esposto, emotivo, nel quale il pilota deve essere non solo veloce, ma anche un punto di stabilità. Per questo la crescita di Leclerc viene letta come un percorso ancora in corso ma già ben avviato: “Penso che stia imparando molto bene. Credo che sarà lui il pilota che porterà la Ferrari al livello successivo. E il livello successivo deve essere il campionato”.

C’è poi un altro passaggio molto delicato, in cui Clear si sofferma sul lato umano di Charles. Ricordando i momenti difficili vissuti dal monegasco, dalla perdita del padre a quella dell’amico Jules Bianchi, l’ingegnere britannico ha invitato a guardare ai piloti con una certa dose di empatia, senza ridurli soltanto a macchine da prestazione. “Non importa quanti soldi guadagni: resti comunque vulnerabile alle stesse cose che colpiscono tutti noi.  Per Clear, è sbagliato dimenticare questa dimensione quando si giudica un pilota. Perché la Formula 1, al contrario di quanto si pensi, resta uno sport profondamente umano.

Ferrari tra Leclerc e Hamilton: una coppia che può alzare il livello

Alla domanda su cosa distingua un buon pilota da un campione in termini di feedback, Clear ha dato una risposta che si sposa bene anche con il caso Ferrari. Secondo l’inglese, i migliori non sono necessariamente quelli che conoscono ogni dettaglio tecnico, ma quelli che sanno individuare subito le priorità. I grandi piloti capiscono quali sono le cose più importanti da sistemare in quel momento, ha spiegato. E tra gli esempi citati c’è ancora Hamilton: Fa cinque giri, rientra e ti dice quali sono le cose da sistemare per andare più forte. E difficilmente sbaglia”. Un aspetto prezioso in Formula 1, dove centinaia di persone lavorano sulla stessa macchina e il vero fuoriclasse è anche colui che riesce a dare una direzione chiara agli sforzi del team.

In questo senso, dalla riflessione di Clear emerge anche il potenziale enorme della coppia Ferrari. Da una parte c’è Leclerc, il talento naturale che sta imparando a diventare leader. Dall’altra Hamilton, il campione totale che porta esperienza, metodo e forza nelle dinamiche di squadra. E allora la convivenza tra i due può diventare una risorsa enorme. Da un lato Charles viene spinto da un compagno di altissimo livello. Dall’altro Lewis trova in Ferrari un ambiente che, superata la fase iniziale, sembra ora permettergli di esprimere molto meglio le sue qualità.

In fondo, il senso più profondo delle parole di Jock Clear è proprio questo: in Formula 1 non bastano un buon progetto e qualche sviluppo azzeccato. Servono uomini in grado di tenere insieme il gruppo, di dare ordine, di indirizzare il lavoro e di sopportare il peso delle aspettative.

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