IndyCar | Road America: il motore spezza i sogni di Armstrong, Lundgaard vince dall’ultimo posto

Giu 21, 2026

Matteo Pittaccio

In modo rocambolesco, Christian Lundgaard ha vinto il GP di Road America della IndyCar, rimontando dall’ultimo posto dopo aver rotto l’ala al via. Successo arrivato passando un desolato Armstrong, il cui motore Honda ha detto basta quando mancavano solo tre giri per artigliare la prima vittoria in IndyCar. Ultimo giro da cinema tra Rahal e Power, con il primo a muro e privato del podio. Palou, quinto, salva una domenica resa più difficile del previsto, mettendo una pezza alla penalità per limite di velocità ai box.

IL SUCCESSO DI LUNDGAARD E IL FINALE SHOW TRA RAHAL E POWER

Dopo aver rovinato l’ala anteriore in un contatto al via con Scott Dixon ed essere transitato ultimo al primo passaggio, Christian Lundgaard ha firmato una vera e propria impresa agonisitca a Road America. Sfruttando al meglio le interruzioni, volando a pista sgombra e capitalizzando il clamoroso ko tecnico di Marcus Armstrong a tre tornate dalla conclusione, il danese ha portato al successo la Arrow McLaren #7.

Per il pilota di Hedensted si tratta della terza affermazione in carriera, la seconda di un’annata che lo ha già visto trionfare sul circuito stradale di Indianapolis. Alle sue spalle si è piazzato David Malukas, che incassa il terzo secondo posto in carriera, seguito da Will Power. L’australiano è stato protagonista di un infuocato corpo a corpo finale con Graham Rahal, terminato con un contatto alla curva Canada che ha costretto Rahal al ritiro a bordo pista.

In realtà, sotto la bandiera a scacchi si era presentato Kyffin Simpson in terza piazza; tuttavia, i commissari lo hanno retrocesso in quarta posizione per un sorpasso irregolare ai danni di Power, effettuato proprio mentre entravano in vigore le bandiere gialle per l’incidente di Rahal.

A Grosjean salta una ruota, Palou sbaglia ai box

Nelle prime battute, il poleman Alex Palou (alla sesta partenza al palo dell’anno) ha dettato il ritmo davanti ad Armstrong, Malukas e Rosenqvist.

La stabilità della corsa è saltata al 13° giro: Romain Grosjean è ripartito dalla corsia box con la ruota posteriore sinistra fissata male, perdendola in curva 4 e innescando la prima caution. Palou e Malukas avevano appena effettuato lo stop, a tutto vantaggio di Felix Rosenqvist che, fermandosi in regime di neutralizzazione, si è issato al comando davanti allo spagnolo. Nel frattempo, dalle retrovie, Lundgaard risaliva la china passo dopo passo.

Al giro 29 si è aperta la seconda finestra di soste per Armstrong, Lundgaard e Palou. Nel rientrare in pit lane, l’iberico di casa Ganassi è incappato in una rara disattenzione oltrepassando il limite di velocità, infrazione punita con un drive-through. A salvare le sorti del campione in carica ci ha pensato una nuova interruzione il giro successivo, causata dallo stop sul traguardo di Christian Rasmussen per l’ennesimo guasto alla componente ibrida della scuderia Ed Carpenter. Con la pit road chiusa per Rosenqvist, Palou ha potuto rimediare alla sanzione salvando la top 10, mentre Armstrong e Malukas si sono ritrovati a guidare il plotone.

La zampata di Lundgaard e il dramma di Armstrong

Questa sequenza ha permesso a Lundgaard di estendere il proprio stint e smarcare l’ultimo rifornimento più tardi. Trovandosi davanti la pista libera e con la monoposto scarica di carburante, il classe 2001 ha martellato tempi record, accumulando il margine necessario per riprendere la via della pista in seconda posizione dopo la sosta. Subito dopo, Malukas ha sfruttato le coperture già in temperatura per infilarlo con una manovra d’antologia mettendo due ruote sull’erba, relegandolo momentaneamente al terzo posto.

Lundgaard, tuttavia, ha fatto valere il set di gomme morbide nuove conservato dalle qualifiche, sbarazzandosi rapidamente del rivale e mettendosi alla caccia della vettura di Armstrong, leader con quattro secondi di margine. Il distacco si è ridotto costantemente, ma la difesa del battistrada sembrava reggere. A tre giri dalla bandiera a scacchi, però, il colpo di scena: la power unit Honda della Meyer Shank #66 di Armstrong ha iniziato a perdere potenza all’uscita di curva 6, costringendo il neozelandese al ritiro a metà corsia e infrangendo i suoi sogni di prima vittoria nella serie.

La direzione gara ha congelato la corsa per un’ultima ripartenza a ridosso del traguardo. Nell’unico giro utile, Lundgaard ha blindato la vittoria su Malukas, mentre dietro andava in scena il sopracitato scontro ravvicinato tra Power e Rahal.

Da segnalare la penalità inflitta a Josef Newgarden dopo la fine. Nono al traguardo, il pilota Penske è stato spostato al 22esimo per aver causato il testacoda di Siegel all’ultimo giro.

INDYCAR | GP ROAD AMERICA: I RISULTATI

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