Il secondo posto ottenuto a Montreal ha rivitalizzato Lewis Hamilton che si presenta al GP Monaco in versione decisamente galvanizzata. Il britannico è convinto che il circuito di Monte Carlo si adatti bene alle caratteristiche della SF-26 e, come per il GP Canada, torna a sottolineare come non abbia utilizzato il simulatore per prepararsi al fine settimana. Tra i fattori determinanti per i suoi progressi con la Ferrari, il sette volte iridato ha citato il suo ingegnere di pista Carlo Santi, dedicandogli parole di grande stima.
Le doti della Ferrari a bassa velocità e l’incognita del pacchetto Mercedes
Il fine settimana di Monte Carlo accende l’ottimismo di Lewis Hamilton, convinto che le caratteristiche del circuito cittadino possano esaltare i punti di forza della SF-26. Le scarse velocità di percorrenza e la centralità della trazione meccanica rappresentano fattori in grado di mitigare i deficit mostrati dalla monoposto sui precedenti tracciati, anche se i recenti sviluppi portati in pista dai rivali diretti impongono massima cautela.
Il sette volte iridato ha analizzato lo scenario tecnico bilanciando aspettative e realismo: “Direi che questo tracciato sia probabilmente migliore per noi rispetto ad altri affrontati di recente, dato che la nostra macchina si esprime bene a bassa velocità. Per questo motivo penso che saremo competitivi. Bisognerà fare attenzione specialmente all’ultimo upgrade della Mercedes, perché a Miami si sono dimostrati estremamente veloci proprio nei tratti a bassa velocità”.

Il percorso di adattamento all’interno della Gestione Sportiva sta richiedendo uno sforzo sinergico costante, un lavoro silenzioso che però, secondo il britannico, sta iniziando a pagare i primi dividendi in termini di affiatamento e direzione dello sviluppo come confermato dal secondo posto ottenuto a Montreal: “A volte le persone non si rendono conto del lavoro enorme che avviene in background e che un pilota deve svolgere quando sposa un nuovo progetto. Sono arrivato in una realtà che possiede tutto ciò che serve per avere successo, si trattava solo di mettere i tasselli al posto giusto – ha concluso Hamilton – Lavorare con Fred Vasseur e con gli ingegneri si sta rivelando di grande aiuto; inizio finalmente a vedere i primi frutti di questo percorso ed è fantastico sentirsi parte attiva del processo per spostare l’ago della bilancia nella direzione corretta”.
La sintonia con Carlo Santi: “Simile a Bono, un pilastro della vecchia scuola”
Il percorso di adattamento di Hamilton in Ferrari passa inevitabilmente dalla costruzione di un rapporto simbiotico con il suo ingegnere di pista. Dopo le difficoltà incontrate nel 2025 con Riccardo Adami, in questa stagione sembra essersi creato un ottimo feeling con Carlo Santi. Il britannico ha espresso un attestato di profonda stima nei confronti del tecnico italiano, accostato per attitudine e presenza mentale a una figura chiave del suo passato, ossia Peter Bonnington.
Hamilton ha tracciato un parallelismo tra il presente a Maranello e i suoi storici trionfi: «Sento che Carlo sia molto simile a Bono. Per me è una specie di “OG” (Original Gangster, ndr), uno di quei veterani della vecchia guardia che ne ha viste tante, ha un’esperienza enorme ed è sempre estremamente calmo”.

Il pilota della Ferrari ha poi spiegato come questo si rifletta positivamente sulla comprensione dei problemi: “Costruire una simbiosi perfetta richiede tempo. Quando fornisci un feedback e cerchi di descrivere le reazioni della monoposto in inserimento o in uscita di curva, la comprensione non è mai immediata in termini matematici. Avere al muretto un professionista così freddo, preparato e con quella specifica esperienza è un fattore fondamentale per permetterci di muovere la macchina nella direzione corretta“.
La preparazione “al buio”: “Niente simulatore, scopriremo la pista nelle libere”
Un aspetto su cui Hamilton continua a far discutere riguarda il suo approccio con il simulatore. Mentre Leclerc nella conferenza stampa del pomeriggio ha difeso a spada tratta l’utilità delle sessioni virtuali a Maranello, il sette volte iridato ha confessato di presentarsi a Monte Carlo senza aver effettuato ore di lavoro con questo strumento, preferendo affidarsi interamente all’esperienza e ai riscontri della pista reale come già fatto alla vigilia del GP Canada.
Alla domanda specifica su cosa aspettarsi dalle curve del Principato e dalle risposte della monoposto, Hamilton ha risposto con totale trasparenza: “Non ne ho idea. Non sono stato al simulatore, quindi non so ancora come sarà guidare qui». Il britannico ha comunque anticipato la complessità della sfida macro-tecnica che attende la griglia tra i muretti monegaschi: «Di una cosa sono sicuro: questo sarà in assoluto il tracciato con il più basso livello di carico aerodinamico che affronteremo in tutto il campionato. Sarà un esercizio di puro adattamento e dovremo essere bravi a trovare il limite fin dalle prime sessioni”.



