Ferrari SF-26, il Messico mette alla prova il nuovo fondo: perché l’altitudine può complicare il fine settimana

Ott 29, 2026

Cristiano Sponton

Dopo i progressi di Austin, la Rossa affronta un circuito che premia la qualità del carico ma amplifica i limiti di trazione e raffreddamento. L’aria rarefatta riduce il drag, non le difficoltà: i dati stagionali spiegano dove la Ferrari può difendersi e dove rischia di pagare dazio.

Il secondo posto di Charles Leclerc ad Austin ha lasciato alla Ferrari qualcosa di più di un buon risultato. Ha mostrato una SF-26 più convincente nelle curve, capace di sfruttare il lavoro portato sul fondo e sul diffusore. Sarebbe però sbagliato trasferire automaticamente quelle indicazioni al Messico. L’Autódromo Hermanos Rodríguez è uno dei circuiti più particolari del calendario e, sulla carta, non offre alla Rossa un terreno semplice.

A oltre 2.200 metri di quota, l’aria è molto meno densa: il carico aerodinamico e la resistenza diminuiscono insieme. Le vetture sono velocissime sui rettilinei ma più difficili da guidare nelle curve. Per la SF-26, cresciuta nel guidato senza cancellare i limiti longitudinali, sarà un esame tutt’altro che scontato.

Il fondo di Austin, fra carico e stabilità

Ferrari ha rivisto gli elementi d’ingresso del fondo, il profilo inferiore delle fiancate e il diffusore. L’obiettivo non era soltanto aumentare la deportanza: gli interventi puntano a migliorare l’energia e la regolarità del flusso diretto verso il posteriore. Un diffusore alimentato meglio può dare una risposta più prevedibile quando la monoposto cambia altezza da terra, beccheggio o assetto nei trasferimenti di carico. Il progresso non riguarda solo il picco di carico: permette di lavorare sul bilanciamento. Ad Austin Leclerc ha sfruttato il pacchetto fin dalle FP1; Hamilton, impegnato inizialmente nella comparazione con il fondo precedente, ha trovato più tardi una regolazione efficace.

In Messico, però, anche il fondo avrà meno energia aerodinamica a disposizione. La migliore stabilità dei flussi può aiutare, ma non restituisce il carico perso con l’altitudine. Vedremo se la SF-26 conserverà precisione nelle esse e rotazione nel lento senza diventare nervosa in uscita.

I numeri: Ferrari forte nel lento e nel medio

Nel database “ AutoRacer” abbiamo confrontato il rendimento della Ferrari con quello della Mercedes nelle stesse porzioni geometriche dei singoli circuiti. Nei sei Gran Premi precedenti Austin, la SF-26 registrava in media un vantaggio di 1,20 km/h nelle curve lente e 2,31 km/h nelle medie. In Texas i margini sono saliti rispettivamente a 3,66 e 4,11 km/h. Nelle veloci, invece, la differenza è rimasta vicina a 1,3 km/h. Non sono i chilometri orari «guadagnati dal fondo»: cambiano tracciato, gomme e condizioni. Il segnale però resta interessante: Ferrari ha espresso il meglio quando servivano rotazione e velocità in percorrenza. Qualità utili nel secondo settore messicano, a patto che il bilanciamento regga alla minore deportanza.

Fra curva 7 e curva 11 occorre cambiare direzione rapidamente senza destabilizzare il posteriore. Qui vedremo se il flusso più ordinato verso il diffusore porterà un vantaggio concreto. Qualche chilometro orario conservato in più può valere parecchio; una vettura che scivola troppo, invece, rischia di surriscaldare gli pneumatici.

Trazione: il passaggio ancora da superare

La zona dello stadio e le uscite dalle curve lente metteranno in gioco una qualità diversa dalla sola velocità minima. Lo abbiamo visto nella comparazione delle FP1 di Austin: Leclerc, con il nuovo fondo, conservava una velocità superiore in quattro delle cinque curve lente analizzate, ma nei primi 100 metri dopo il punto più lento era più rapido di Hamilton soltanto in due.

È una comparazione fra piloti e assetti diversi, non una misura del guadagno netto del fondo. Ma ricorda un fatto: più carico utilizzabile non equivale sempre a più trazione. Contano anche coppia elettrica, grip meccanico e preparazione dell’uscita. Nel tratto dello stadio, con poca deportanza, questa differenza sarà ancora più evidente.

Il drag costa meno. Non significa che il rettilineo diventi facile

L’altitudine riduce la resistenza a parità di velocità e configurazione. Per una monoposto relativamente draggy come la Ferrari significa pagare un costo assoluto inferiore per una certa ala.

Ma vale per tutti. E meno resistenza non significa aver risolto il deficit di velocità. La Ferrari continua a pagare una power unit meno competitiva rispetto a Mercedes e Red Bull Power Train e il lunghissimo rettilineo principale resta una prova severa per accelerazione e velocità finale.

Con il regolamento 2026, inoltre, lo Straight Mode apre le ali mobili nei tratti autorizzati e il deployment elettrico condiziona le accelerazioni. Non basta la speed trap per misurare il drag: occorre confrontare il profilo di velocità lungo il rettilineo, a partire dall’uscita di curva.

Il raffreddamento complicherà ulteriormente il quadro. L’aria rarefatta smaltisce meno calore e potrebbe richiedere aperture maggiori sulla carrozzeria, modificando la resistenza e i flussi verso il retrotreno: proprio l’area del nuovo aggiornamento.

Gomme e bilanciamento: la vera incognita del weekend

Pirelli ha scelto C3, C4 e C5. La C4, Soft ad Austin, sarà la Medium in Messico: un collegamento interessante, ma non un motivo sufficiente per prevedere lo stesso rendimento. L’asfalto, le temperature e soprattutto il livello di carico disponibile saranno diversi.

Con meno deportanza può diventare difficile dare temperatura alle gomme; nelle accelerazioni lente il pattinamento rischia invece di surriscaldare la superficie delle posteriori. Una piattaforma più regolare può aiutare a gestire entrambi i fenomeni, senza eliminarli.

Leclerc arriva da Austin con più fiducia nella SF-26. Hamilton ha ritrovato un equilibrio migliore solo dopo aver aggiunto incidenza all’ala anteriore durante le soste. In Messico sarà decisivo non compromettere la stabilità posteriore nella ricerca di rotazione: il lavoro di assetto del venerdì conterà moltissimo.

Un circuito da affrontare con prudenza

Mercedes e Red Bull sembrano meglio attrezzate per difendersi sul lungo rettilineo. Ferrari può rispondere nelle zone guidate, sfruttando la crescita nelle curve lente e medie. Ma non è sufficiente per prevedere una pole o una prima fila.

Il Messico mette insieme proprio le difficoltà della SF-26: carico ridotto, trazione, raffreddamento e prestazione longitudinale. Se Ferrari conserverà velocità fra T7 e T11 senza soffrire troppo nello stadio, potrà compensare almeno parte del tempo perso sul rettilineo principale.

Austin ha promosso il nuovo fondo. L’Hermanos Rodríguez dovrà mostrare quanto quel progresso resti sfruttabile quando manca una parte importante dell’aria con cui lavora. Un test severo: da affrontare con ambizione, ma senza considerare Ferrari favorita.

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