In un GP Messico particolarmente movimentato e che ha incoronato Kimi Antonelli campione del mondo, a trionfare è stata a sorpresa la Red Bull. L’avvicinamento alla gara non era stato ideale per la scuderia austriaca, con Max Verstappen che aveva visto sfumare una possibile pole position per via dell’errore nel finale dell’ultimo tentativo in qualifica, a cui si era sommata la posizione di penalità sulla griglia di partenza per le scintille con Liam Lawson nelle FP2 di venerdì. Anche Isack Hadjar non aveva brillato come negli ultimi appuntamenti, realizzando solo il settimo tempo. L’ottimo spunto al via dell’olandese, e la battaglia fratricida tra le Ferrari, hanno però completamente ribaltato lo scenario, offrendo un assist che il quattro volte iridato e gli uomini guidati da Laurent Mekies non hanno sprecato.
Verstappen e il trionfo a sorpresa dalla terza fila: “Non me lo aspettavo, decisive le partenze”
Una vittoria maturata con lucidità e approfittando di ogni singolo episodio per Verstappen, come il quattro volte iridato ha ammesso facendo riferimento al duello iniziale tra le due Ferrari. Il pilota della Red Bull ha costruito il successo partendo proprio da un primo giro perfetto e dalla capacità di rimanere vicino a Leclerc per poi sfruttare la sanzione inflitta al monegasco: “Onestamente è qualcosa che non mi aspettavo prima del via. Tuttavia, la prima partenza ha reso subito la mia gara migliore verso curva 1, e poi la battaglia a cui ho assistito in curva 4 mi ha proiettato in un’ottima posizione“.

La prima posizione non era comunque servita su un piatto d’argento. Verstappen ha dovuto contenere il distacco da Leclerc a 5 secondi con una mescola differente di gomme, poi marcare stretto il monegasco al pit stop e infine evitare le insidie della seconda partenza dopo l’incidente di Valtteri Bottas, oltre a una ripartenza dopo il regime di Safety Car per l’uscita di Arvid Lindblad nel finale: “A essere sinceri, dopo è stata dura: Charles stava allungando e io non avevo il passo per stargli dietro, ma al tempo stesso sono riuscito a rimanere all’interno di quella finestra di cinque secondi. Il team ha fatto un gran lavoro anticipando la sosta. Quando hai una penalità di cinque secondi da scontare è sempre difficilissimo fare un pit stop esatto senza perdere margine. Sono riuscito a stargli davanti, ma dopo è stata comunque una battaglia“.
Le fasi centrali della gara e la gestione del finale sotto la pressione di Hamilton hanno richiesto un impegno al limite, complici anche le insidie della bandiera rossa che ha azzerato i distacchi: “Dopo il pit stop Charles era vicinissimo, ma qui è difficile stare in scia perché si surriscalda tutto, e questo mi ha favorito perché a un certo punto ha dovuto alzare il piede per raffreddare i componenti. Quando ho visto la Safety Car uscire mentre transitavo dall’ultima curva senza potermi fermare ai box ho pensato fosse finita, ma poi la bandiera rossa ha azzerato tutto. Ero un po’ preoccupato perché le nostre partenze quest’anno non sono state eccezionali, ma oggi fortunatamente sono state buone per ben due volte. Nel finale Lewis era incollato al mio scarico e spingeva forte: è stata praticamente una sequenza di giri da qualifica fino al traguardo per non commettere errori“.

Oltre alle insidie della pista, Verstappen ha dovuto fare i conti durante la corsa con un funzionamento incostante del freno motore, causato in parte dalle temperature estreme raggiunte dalle Power Unit ai 2.200 metri del circuito Hermanos Rodriguez: “È un problema che si presenta in modo del tutto casuale. Non saprei… il motore a volte sembra decidere da solo cosa fare! Forse prima della gara dovrò fare una bella chiacchierata con la Power Unit per chiedergli di comportarsi meglio… Scherzi a parte, qui scorre tutto ad altissime temperature, sia per il turbocompressore che per gli altri elementi, ed è davvero complicato avere una risposta perfetta al cento per cento in ogni momento“.
L’amarezza di Hadjar ma la risalita in P9: “Ritmo forte, complimenti ad Antonelli”
Dall’altro lato del box Red Bull, la gara di Hadjar è stata condizionata dal contatto con George Russell nelle fasi iniziali, costato al britannico 10 secondi di penalità. Transitato al traguardo in dodicesima posizione, il francese ha visto la sua giornata raddrizzarsi in parte grazie alle successive penalità di Oscar Piastri e delle due Alpine che gli hanno permesso di risalire al nono posto, ottenendo così due punti iridati.
Hadjar ha raccontato così la sua gara: “Oggi è stato un vero peccato. Sapevamo di avere ritmo prima della gara, quindi volevamo solo concentrarci per avere un buon avvio ed è esattamente ciò che abbiamo fatto: mi sono arrampicato fino al quinto posto ed ero davvero forte nelle prime curve. Purtroppo George ha infilato una ruota all’interno in curva 6 e sono finito in fondo al gruppo. Da lì in poi è diventato difficilissimo recuperare; montate le Medium, in aria libera sentivo che la macchina aveva passo, ma sorpassare qui è un’impresa“.

Anche le successive ripartenze sono state tutt’altro che fortunate per il pilota della Red Bull: “Siamo stati anche sfortunati con la tempistica della Safety Car e poi, alla seconda ripartenza, sono scivolato di nuovo indietro finendo sull’erba. Non è stato un weekend ideale, ma la monoposto era molto veloce e lo stacco dalla griglia è stato ottimo, quindi ci sono aspetti positivi in vista del Brasile“.



