L’Italia chiamò: grazie Kimi, grazie Toto, grazie Mercedes

Nov 1, 2026

Rosario Giuliana

Settantatré anni. Tanto è passato dall’ultima volta in cui un pilota italiano ha conquistato il titolo mondiale di Formula 1. Era il 1953 quando Alberto Ascari, al volante della Ferrari, si laureava campione del mondo per la seconda volta consecutiva. Un’altra epoca, un altro automobilismo, uno sport che aveva ben poco in comune con quello attuale. Andrea Kimi Antonelli ha finalmente interrotto un’attesa, divenuta solo una questione di countdown dopo la vittoria di Austin. Un giovane pilota ventenne che ha scritto una pagina destinata per forza di cosa a occupare un posto speciale nella storia dell’automobilismo italiano. Da Alboreto, De Angelis, Patrese, passando ai più recente Fisichella, Trulli, e Giovinazzi, sono stati diversi i piloti capaci di affermarsi nella massima categoria, ma nessuno era riuscito a raccogliere l’eredità di Ascari. Un’epoca anche piuttosto scarna di piloti tricolore, Antonelli ha brutalmente bruciato le tappe, appoggiato da un team con una mentalità vincente.

Toto Wolff ha fatto jackpot

Al manager austriaco il merito di averci creduto per primo. Un po’ alla Briatore con Schumacher, se non ancora meglio: Toto Wolff ha vinto la scommessa e si gode il suo prodigio tutto italiano. Perché se il talento di Antonelli era noto da tempo negli ambienti del motorsport, meno scontata era la scelta di affidargli così presto un sedile Mercedes, raccogliendo peraltro l’eredità di Lewis Hamilton.


Sostituire il pilota più vincente della storia della Formula 1, sette volte campione del mondo, con un diciottenne ancora privo di esperienza nella massima categoria non era una decisione ordinaria. Wolff avrebbe potuto scegliere una soluzione più prudente, affidandosi a un pilota già affermato e rimandando l’esordio del giovane italiano o accasandolo come si era ipotizzato in Williams. Il manager austriaco ha creduto e scommesso sul bolognese, assumendosi il rischio di un investimento che avrebbe potuto richiedere anni prima di produrre risultati concreti. Mercedes ha scelto di proteggerlo senza sottrarlo alle responsabilità, accompagnandolo in un percorso di maturazione tanto rapido quanto impegnativo.

Wolff ha scommesso sul futuro, Antonelli ha avuto la precocità di trasformarlo in presente.  Forse nemmeno il manager austriaco avrebbe immaginato di ottenere un ritorno così importante dal proprio investimento già nella seconda stagione del suo pilota.
Questo mondiale è anche suo, più degli altri vinti con sotto la stella a tre punte. 

Kimi Antonelli e la W17

Solido, efficace, maturo, e veloce. Questo descrive l’Antonelli iridato.

Naturalmente, raccontare il successo di Antonelli senza riconoscere i meriti della Mercedes sarebbe un esercizio incompleto. La W17 si è dimostrata uno dei riferimenti tecnici della nuova generazione di monoposto, permettendo alla squadra di Brackley di affrontare il cambiamento regolamentare del 2026 in una posizione di forza.

Antonelli si è trovato sulla macchina giusta al momento giusto. È un dato di fatto, non una diminuzione dei suoi meriti..

La migliore auto globalmente, certo. Ma quell’auto ce l’ha anche un certo George Russell, del quale non ne va sottovalutata la velocità pura. Un inglese della nuova generazione che aveva sbigottito tutti in quel GP del Bahrain del 2020 quando salì sulla Mercedes per la prima volta e all’ultimo minuto da sostituto di Hamilton.


Un confronto non facile per Kimi, e lo si era visto lo scorso anno. Tuttavia il cambio di regole sembra aver dato un Antonelli più solido. Il Bolognese quest’anno ha mostrato una maturità sorprendente per la propria età. Ha imparato a gestire le gare nelle quali disponeva di un vantaggio tecnico, ma ha saputo anche costruire risultati attraverso la propria iniziativa, andando oltre la semplice amministrazione delle prestazioni della W17. Gare come Ungheria, Baku, Australia Olanda e Singapore ne sono state l’esempio.

Monza cantò per un pilota Mercedes

Se alcune vittorie hanno evidenziato soprattutto la superiorità della Mercedes, altre hanno raccontato qualcosa di più profondo sul valore del pilota. Monaco e Monza, in particolare, rappresentano probabilmente le due immagini più significative della stagione di Antonelli. Nel Principato, su un circuito che non perdona la minima distrazione e dove la precisione conta almeno quanto la velocità, il giovane italiano ha offerto una dimostrazione di forza assoluta. Probabilmente l’Antonelli più dominante dell’anno, proprio in uno dei weekend in cui la Mercedes non partiva con i favori del pronostico.


Monza, d’altro canto, ha rappresentato qualcosa di diverso, di più emozionante. Vincere il Gran Premio d’Italia sarebbe stato speciale in qualsiasi circostanza. Farlo partendo dal fondo dello schieramento ha trasformato quella domenica in una delle pagine più iconiche della Formula 1 recente.

Personalmente ciò che più mi è rimasto impresso in prima persona da quel di Monza non è stata soltanto la rimonta, ma quello che è accaduto dopo. Vedere migliaia di tifosi vestiti di rosso cantare l’inno di Mameli per un pilota della Mercedes è stata un’emozione particolare, difficile da raccontare. Per qualche istante, la rivalità sportiva aveva lasciato spazio all’orgoglio di vedere nuovamente un italiano vincere davanti al proprio pubblico.

Una stella d’azzurro

La Scuderia di Maranello, che con Ascari aveva conquistato gli ultimi due titoli iridati di un pilota italiano, ha continuato nel frattempo a scrivere alcune delle pagine più importanti della storia della Formula 1. Eppure, un azzurro capace di interrompere questa lunghissima attesa è cresciuto all’interno del programma Mercedes, trovando nella squadra anglo-tedesca la fiducia e gli strumenti necessari per affermarsi. Antonelli rappresenta un successo italiano, ma anche il risultato di una visione sportiva precisa, quella di Mercedes e di Wolff, che hanno creduto nelle sue potenzialità quando era ancora troppo presto per sapere fin dove sarebbe potuto arrivare. Settantatré anni dopo Ascari, l’attesa è finita. E per Antonelli, forse, la storia è appena cominciata.

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