Lewis Hamilton ha cambiato il modo di indicare il problema, mantenendo la richiesta di intervenire. Nelle ultime dichiarazioni ha difeso apertamente Frédéric Vasseur, allargando il campo delle responsabilità alla struttura che sta attorno e sopra il team principal. Il desiderio di cambiare alcune cose resta. Meno chiaro è chi debba farlo.
Hamilton ha ribadito che Vasseur è la persona giusta per guidare la Ferrari, riconoscendogli di aver già realizzato diversi cambiamenti richiesti. Sostituire il francese sarebbe, nella sua lettura, controproducente: il funzionamento della squadra dipende da un insieme di persone, competenze e responsabilità.
Rispetto alle tensioni del dopo Monza, una lettura possibile è che Lewis abbia compreso quanto la pressione indiretta su Vasseur possa produrre effetti contrari al proprio obiettivo. Se ogni critica all’organizzazione diventa una discussione sul futuro del team principal, il rischio è indebolire proprio la figura con cui vuole costruire il cambiamento.

Le speculazioni alimentate dalle parole di Christian Horner hanno mostrato quanto facilmente il dibattito possa prendere quella direzione. Ferrari è intervenuta confermando la fiducia in Vasseur e cercando di chiudere la discussione sulla sua posizione.
Hamilton continua però a esercitare pressione. Ha lamentato quella che ricade sugli uomini della squadra, indicando al tempo stesso che anche le persone sopra Vasseur fanno parte del quadro. Il confronto con Mercedes offre una chiave di lettura: la posizione di Toto Wolff, anche per il suo ruolo di azionista, è diversa da quella del responsabile della Scuderia. Il tema potrebbe quindi riguardare il margine d’azione del team principal e l’organizzazione del potere decisionale.
Lewis non ha precisato quali interventi vorrebbe. È questo a rendere difficile individuare il destinatario delle sue parole.
A prima vista, il riferimento poteva sembrare rivolto a Benedetto Vigna. Sopra Vasseur ci sono l’amministratore delegato e il presidente John Elkann, ma evocare una struttura più ampia non basta per attribuire responsabilità specifiche ai singoli dirigenti.
Vasseur fa parte del Ferrari Leadership Team, il FLT, il comitato esecutivo che supporta il CEO nella gestione operativa, coordina le diverse funzioni aziendali e contribuisce all’attuazione delle decisioni del consiglio di amministrazione. Il francese è dunque già parte della leadership Ferrari, con responsabilità specifiche sulla Formula 1.
Appartenere al FLT non significa però essere superiori gerarchici di Vasseur o dirigere l’attività della Scuderia. Il comitato riunisce responsabili di funzioni differenti: dalla sua composizione non si può ricavare una catena di comando nella quale tutti siano collocati sopra il team principal. Il suo ruolo di raccordo aziendale va distinto dalle responsabilità sulla gestione della Formula 1.

Hamilton stava parlando della leadership aziendale, del consiglio di amministrazione o delle condizioni nelle quali Vasseur esercita il proprio incarico? Le dichiarazioni, da sole, non consentono di scegliere con certezza una di queste interpretazioni.
La questione concreta è capire quali cambiamenti possa realizzare direttamente il team principal e quali richiedano decisioni, risorse o autorizzazioni a livello aziendale. Da qui nasce l’ipotesi che Hamilton voglia mettere pressione su chi può dare maggiore autonomia a Vasseur. È una lettura plausibile, ma resta un’interpretazione finché gli interventi richiesti non vengono chiariti.
La risposta del francese — «Un errore puntare il dito contro qualcosa» — invita invece a tenere il discorso sul lavoro collettivo, evitando che la ricerca delle responsabilità si trasformi nell’individuazione pubblica di un bersaglio.
In questo contesto, la presenza di Vigna a Sepang aggiunge interesse al tema. Il CEO Ferrari, la settimana scorsa al Fuji con il WEC, segue oggi le qualifiche e domani la gara di Formula 1.
Difendere Vasseur e chiedere una revisione dell’organizzazione possono essere due parti dello stesso ragionamento: dare continuità alla guida sportiva, mettendola nelle condizioni di incidere di più. Il cambio di tono di Hamilton a favore del team principal è evidente; il destinatario delle sue richieste resta meno definito.
Lewis non sembra aver ridimensionato le proprie ambizioni di cambiamento. D’altra parte Vigna non è mai troppo convincente quando parla di cosa succede al team di F1. Serve però rendere più chiara la distinzione tra la fiducia in Vasseur e il giudizio sul sistema Ferrari. Altrimenti anche questa nuova chiave rischia di alimentare quella stessa pressione sugli uomini che Hamilton ha appena lamentato. Intanto la prestazione di Hamilton oggi è stata notevole ed è sempre un segnale importante.



