La Racing Bulls ha iniziato la stagione 2026 con una costanza che pochi avrebbero pronosticato: punti in ogni gara disputata fin qui e la sensazione di essere riuscita quasi sempre a spremere il massimo dal pacchetto a disposizione. Ma dentro al team nessuno si nasconde. Perché se da un lato l’avvio è stato positivo, dall’altro la squadra sa bene di non avere ancora una vettura davvero all’altezza delle migliori del centro gruppo. Per questo gli sviluppi attesi tra Miami e Montreal potrebbero rappresentare un passaggio già decisivo della stagione.
A confermarlo è stato il team principal Alan Permane che, in un incontro riservato ad alcuni media selezionati tra cui AutoRacer.it, ha spiegato come il lungo stop imprevisto di aprile abbia cambiato i tempi, ma non il piano tecnico della scuderia: «Avevamo un aggiornamento piuttosto importante previsto per il Bahrain, che ovviamente vedremo a Miami. Ne avevamo poi un altro programmato per Montreal, quindi arriveranno due pacchetti ravvicinati».
Una situazione particolare, perché il primo pacchetto debutterà a Miami per poi essere quasi subito superato dal secondo step: «Non c’è modo di portarli entrambi in Florida. Quello di Montreal non possiamo anticiparlo, quindi ci troviamo in una situazione un po’ strana: introdurremo un aggiornamento piuttosto importante per poi sostituirlo quasi subito. È l’unico modo per incastrare le novità in questo calendario».
Più punti del previsto: “Compensato il gap con l’esecuzione in pista”

La parte più interessante, però, è forse un’altra: Racing Bulls ha raccolto molto, ma non perché fin qui disponesse già di una monoposto da vertice del midfield. Permane lo ha ammesso apertamente, sottolineando come la squadra abbia ottenuto risultati superiori alla performance pura espressa in alcune piste: «Penso che abbiamo fatto un buon lavoro, onestamente. Non siamo stati spesso abbastanza veloci, ma siamo comunque riusciti a segnare punti. In Cina ci siamo riusciti sia nella Sprint sia nella gara lunga, pur non essendo davvero abbastanza rapidi. E sinceramente è stato così anche a Suzuka».
L’analisi del team principal è lucida: Melbourne è stato il tracciato in cui la vettura ha funzionato meglio, mentre altrove la Racing Bulls ha dovuto compensare con l’esecuzione in pista. Non a caso il bilancio resta comunque incoraggiante: «Abbiamo fatto un lavoro molto buono. La macchina ha funzionato molto bene a Melbourne. Nelle altre due gare non siamo stati abbastanza veloci, ma siamo andati a punti in tutte e tre le gare e anche nella Sprint. Quindi, nel complesso, domeniche decisamente positive».
Permane ha poi chiarito dove si trova davvero oggi la squadra nella gerarchia di metà classifica: «Quello che so è che le novità che abbiamo in arrivo ci porteranno certamente un po’ più dentro la lotta di centro gruppo, mentre in questo momento siamo più vicini al fondo del gruppo».
Una frase forte, perché spiega bene la situazione: la Racing Bulls è stata efficace, ma non ancora pienamente competitiva. Eppure la base tecnica non viene bocciata, anzi. Il problema non sembra essere il comportamento della monoposto, quanto piuttosto un deficit di carico aerodinamico. Anche su questo Permane è stato molto diretto: «La macchina funziona bene e non sembra avere caratteristiche particolarmente negative. Semplicemente ci serve più carico, ed è quello che stiamo portando».
I piloti: “Sempre a punti con una macchina non da top 10”

Nella stessa direzione Liam Lawson. Il neozelandese ha spiegato che, rispetto a quanto emerso nei test, il team è riuscito a fare più del previsto in termini di risultati: «Per come erano andati i test e per quella che pensavamo fosse la nostra velocità, Melbourne è stata piuttosto positiva. Sicuramente il weekend migliore. Credo che abbiamo massimizzato davvero bene il risultato per quello che era il nostro potenziale».
Lawson ha poi aggiunto un concetto chiave, «Abbiamo segnato punti in ogni gara fin qui con una macchina che, potenzialmente, faticava a stare in top 10. E penso che quando avremo una vettura più veloce potremo essere ancora più forti». Una frase che racconta bene la prima parte di stagione Racing Bulls: rendimento concreto, ma ancora costruito più sulla qualità del lavoro che sulla superiorità tecnica.
Anche Arvid Lindblad, sorprendente rookie di questo avvio di campionato, ha insistito molto sull’esecuzione della squadra. Il britannico ha riconosciuto che i risultati ottenuti sono andati oltre le aspettative, ma ha sottolineato come una parte importante del merito stia nella capacità del team di non sbagliare quasi nulla: «I risultati sono stati migliori del previsto. Ma, a essere sinceri, molto dipende anche dal fatto che il team ha fatto un lavoro incredibile sul piano operativo. Non siamo sempre stati super veloci, però abbiamo fatto bene le cose di base. E questo ci ha aiutati a portare a casa molti punti nelle prime gare».
È una chiave importante, perché aggiunge profondità al quadro tracciato da Permane: Racing Bulls non si è limitata a sopravvivere nel caos del nuovo ciclo tecnico, ma ha saputo leggere bene i weekend, evitare errori e capitalizzare.
Racing Bulls: Miami e Montreal decisive
Il team principal ha infine confermato che il lavoro in fabbrica non si è fermato durante la pausa. Oltre agli upgrade previsti, la squadra ha sfruttato il tempo extra per anticipare alcuni interventi: «Abbiamo colto l’occasione per fare del lavoro non programmato sul telaio. Ci sono alcune cose su cui siamo riusciti a portare avanti il lavoro prima del previsto».
Ma resta chiaro che il punto centrale sarà la risposta della macchina quando arriveranno gli sviluppi più importanti. Anche perché, come hanno spiegato i piloti, questa fase del campionato può cambiare rapidamente i valori in pista. Lawson ha infatti ricordato che a inizio anno, con vetture così nuove, gli upgrade possono spostare gli equilibri molto più di quanto accadesse nelle stagioni precedenti: «Quest’anno ci aspettiamo di portare aggiornamenti molto più importanti durante la stagione, e speriamo anche con una frequenza maggiore. È questo il focus principale in questa fase dell’anno».
Insomma, il messaggio è piuttosto chiaro. La squadra ha iniziato bene, forse persino oltre le attese, ma adesso non basterà più soltanto massimizzare. Miami vedrà l’esordio del primo pacchetto, Montreal il secondo. E lì si capirà se il team potrà davvero fare un salto concreto per inserirsi nella lotta del midfield, oppure se resterà una squadra capace soprattutto di ottimizzare, ma ancora con qualcosa in meno sul piano della prestazione pura.



