Lindblad, impatto da “veterano” in Racing Bulls: velocità e maturità sorprendono

Apr 17, 2026

Jacopo Moretti, Giuliano Duchessa

Arvid Lindblad continua a bruciare le tappe. Dopo appena tre weekend in Formula 1, il rookie della Racing Bulls ha già lasciato una forte impressione dentro il team, non soltanto per i risultati ottenuti ma per il modo in cui li ha costruiti. Velocità e approccio lucido, uniti ad una capacità di imparare in fretta e ad una maturità che, per forza di cose, colpisce ancora di più se rapportata alla giovane età dell’unico esordiente della griglia. E non è un caso che il team principal Permane parli di lui come di un “talento chiarissimo“.

La qualità che conta più di tutte

Lindblad

In effetti il team principal della Racing Bulls nell’incontro riservato ad alcuni media selezionati, tra cui AutoRacer, non ha affatto girato intorno al tema. Anzi, ha spiegato chiaramente quale sia stata la prima vera conferma ricevuta da Lindblad in questo avvio di stagione: «La cosa più ovvia che mi ha colpito è la sua velocità, perché senza quella tutto il resto è irrilevante. Non serve a nulla essere bravissimo nel feedback o perfetto con i media se non hai il passo».

Il debutto in Australia, primissima gara in Formula Uno, è stato già il primo squillo. Lindblad ha centrato la Q3 alla prima occasione, ha raccolto punti e ha vissuto un fine settimana che lui stesso ha indicato come il momento più bello di questo avvio in Formula 1: «Il momento più alto è stato sicuramente Melbourne. Tutto il weekend è stato speciale. Era il mio debutto, i miei genitori erano lì con me, e credo fosse la prima volta dopo sette o otto anni che erano entrambi a una mia gara».

Non solo l’emozione, ma anche il rendimento: «Entrare in Q3 al primo tentativo, trovarmi addirittura terzo a un certo punto del primo giro. E poi andare a punti… è stato un fine settimana davvero speciale. Non avrei potuto nemmeno sognare qualcosa di simile». Poi è arrivata Suzuka. Una pista tutta nuova, dove la guida può ancora fare la differenza. «A Suzuka, su un’altra pista che non aveva mai visto, ha portato la macchina in Q3 con un giro davvero straordinario, mi ha colpito».

Non solo velocità: la testa giusta

Lindblad

Ma il punto interessante è che in Racing Bulls non vedono in Lindblad solo un ragazzo veloce. Vedono anche un pilota che guarda prima a sé stesso che agli altri, che si mette in discussione e che prova a migliorare subito. Anche sotto questo aspetto, Permane è stato molto diretto: «È un altro grande esempio di pilota che guarda prima di tutto a sé stesso: cosa posso fare meglio? In cosa posso migliorare?». C’è però anche l’altro lato della medaglia. Perché Lindblad, secondo il suo team principal, tende a essere persino troppo severo con sé: «Se fa un errore, si arrabbia molto e ci resta male. Forse è persino un po’ troppo duro con sé stesso. Sto cercando di aiutarlo a non farlo e a concentrarsi anche sugli aspetti positivi». È un dettaglio che racconta bene la sua mentalità. Fame e autocritica. Tutti elementi preziosi, a patto di non trasformarli in un peso eccessivo in una fase in cui l’apprendimento deve restare la priorità.

Del resto, lo stesso Lindblad non ha nascosto la propria soddisfazione per l’inizio di stagione. Senza proclami, ovvio, ma con la consapevolezza di aver già fatto più di quanto immaginasse: «Sono stato molto contento di come sono andate le prime gare. Sicuramente meglio di quanto potessi sperare». Il rookie inglese ha però mostrato anche lucidità nel leggere i margini di crescita: «Ci sono stati momenti, durante quei weekend, che mi hanno fatto capire quanto margine di miglioramento ci sia ancora. Ed è proprio questo che sto cercando di massimizzare adesso». Un approccio maturo, che si lega perfettamente al racconto fatto dal team. Perché Racing Bulls vede in lui non solo prestazione immediata, ma anche una base di lavoro solida su cui costruire.

Lindblad? “Sta facendo tutto, e anche di più”

Lindblad ha poi spiegato in modo molto interessante anche quale sia, per lui, la difficoltà più grande del passaggio alla Formula 1. Non tanto e non solo la velocità, quanto la quantità di cose da gestire dentro l’abitacolo. «Il salto dalla Formula 2 alla Formula 1, soprattutto dal punto di vista della capacità mentale di gestire tutto, è piuttosto grande», ha rivelato il britannico. «Ci sono tantissime cose che puoi controllare in macchina, tantissimi strumenti, tantissime regolazioni. Quest’anno, poi, c’è ancora di più se si pensa alla gestione della power unit. Possiamo cambiare il modo in cui arriva la potenza, come usarla, dove usarla, e in gara la gestione dell’energia è un aspetto enorme». È qui che si vede forse il lato più interessante del suo avvio. Lindblad non sta solo cercando di essere veloce, ma di assorbire una complessità tecnica che sta mettendo in difficoltà anche piloti molto più esperti: «Molti piloti stanno dicendo che ci sono così tante cose da gestire che a volte fanno fatica anche loro a stare dietro a tutto. Ed è qui che io voglio migliorare».

Anche nel rapporto con Lawson e nel metodo di lavoro con la squadra, Lindblad sembra essersi inserito in fretta. Ha parlato di un clima positivo nel box e di una collaborazione utile in una stagione in cui la velocità di sviluppo farà la differenza: «Con Liam ci conosciamo da tanto tempo e credo che abbiamo sempre lavorato bene insieme. Nel team c’è una buona atmosfera e penso che sinora siamo riusciti ad aiutare la squadra a progredire». Ancor più interessante è il passaggio sul ruolo dei piloti in una fase regolamentare così nuova: «Con un cambiamento così grande, il ritmo di sviluppo è enorme. Avere un’opinione condivisa, poter discutere bene le cose e dare indicazioni chiare alla squadra è stato positivo». Parole che fotografano un Lindblad già coinvolto non solo come “chi sta al volante”, ma come parte attiva del processo di crescita della Racing Bulls.

Permane, in fondo, lo ha detto chiaramente: «Sta facendo tutto, e anche di più, rispetto a quello che ci si poteva aspettare da un rookie». E forse questa è la sintesi migliore del suo avvio. La Racing Bulls sa di avere tra le mani un pilota ancora all’inizio del percorso, con una montagna da scalare e tantissimo da imparare. Ma sa anche di avere già visto le cose che contano davvero: velocità, capacità di reagire, fame e disponibilità al lavoro. In Formula 1 nessuno regala giudizi così presto, soprattutto a un debuttante. Se Lindblad se li sta prendendo dopo appena tre weekend, significa che l’impatto è stato quello giusto. E adesso viene la parte più delicata: confermarsi, continuare a crescere e trasformare i lampi iniziali in una continuità vera. Ma la sensazione, in casa Racing Bulls, è che il materiale su cui lavorare sia di alto livello.

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