Lawson, Racing Bulls crede nel talento: ora però serve continuità

Apr 19, 2026

Jacopo Moretti, Giuliano Duchessa

Liam Lawson riparte da una parola precisa: stabilità. Dopo un 2025 vissuto in condizioni piuttosto complicate e l’allontanamento da Red Bull dopo soli due GP, il neozelandese sta affrontando questa stagione con un contesto finalmente più lineare: una preparazione completa alle spalle e la sensazione di poter costruire davvero un percorso. In casa Racing Bulls, del resto, nessuno sembra avere dubbi sul suo valore assoluto. Il punto, semmai, è un altro: trasformare il talento in continuità.

Un inizio diverso, Permane: “Io ci vedo grande talento”

Lawson

È stato lo stesso Lawson, in un incontro riservato a media selezionati tra cui AutoRacer,  a sottolineare quanto sia cambiato il quadro rispetto alla scorsa stagione: «In questo periodo lo scorso anno stavo lottando per un sedile. Era un momento molto difficile, ed ero all’inizio della mia carriera in Formula 1. Adesso, dal punto di vista della stabilità, le cose sono in una situazione molto migliore». Una differenza importante, soprattutto in una stagione come questa, iniziata con vetture nuove, tante variabili da decifrare e un equilibrio tecnico ancora in piena evoluzione. Lawson ha parlato di un ambiente più sereno e di una base più solida su cui lavorare: «Tutti intorno a me sono molto più felici e questo è stato un buon inizio di stagione».

Se c’è un passaggio che spiega bene come la squadra guardi a Lawson, è quello usato da Alan Permane. Il team principal della Racing Bulls non ha nascosto la propria stima: «Con Liam l’ho detto tante volte e lo ripeto: io vedo un talento immenso». Un’investitura netta, che però non cancella il vero nodo della questione. Perché secondo Permane, il livello del neozelandese si è già visto. E allora il problema non è andare più forte in assoluto, ma riuscire a stare sempre vicino a quel livello: «Quello che deve fare, e che sta facendo, è eliminare gli errori». Già, perché: «Non possiamo qualificarci terzi un weekend e poi uscire in Q1 quello dopo. È questo il tipo di situazione che lui conosce bene e su cui sta lavorando duramente».

Il vero step: alzare il livello minimo

Il concetto espresso da Permane è chiaro: Lawson non ha bisogno di dimostrare di avere il picco prestazionale per stare in Formula 1. Deve piuttosto rendere quel picco più frequente, meno intermittente.  È un’analisi interessante perché non si tratta di cercare qualcosa che ancora non c’è, ma di rendere più costante qualcosa che il team ritiene già presente.

Anche lo stesso Lawson, parlando delle prime gare del 2026, ha mostrato un approccio piuttosto lucido. Ha spiegato che Melbourne è andata meglio del previsto in rapporto a ciò che il team si aspettava dai test: «Per come era andata la nostra preseason e per quella che pensavamo fosse la nostra velocità, Melbourne è stata piuttosto incoraggiante. Sicuramente più forte rispetto agli altri due weekend disputati fin qui». E soprattutto ha ribadito un concetto che racconta bene il momento Racing Bulls: «Credo che abbiamo massimizzato davvero bene per il livello di prestazione che avevamo».

Lawson ha poi aggiunto che i risultati ottenuti finora hanno avuto un peso specifico ancora maggiore proprio perché arrivati senza una vettura costantemente da top 10: «Siamo andati a punti in ogni gara fin qui con una macchina che, potenzialmente, faceva fatica a stare in top 10. E penso che quando avremo una vettura più veloce potremo essere ancora più forti».

Dentro al percorso di Lawson c’è anche un altro elemento: l’adattamento alle monoposto 2026. Il neozelandese ha spiegato come questa fase sia complicata per tutti, anche per i più esperti, e come il lavoro principale sia ancora capire fino in fondo il comportamento di vetture molto diverse rispetto al passato: «Le macchine sono ovviamente molto diverse. Tutti ne hanno parlato molto e siamo ancora tutti impegnati a capirle davvero fino in fondo».

Lawson sulla Qualifica: il limite delle auto 2026

Tra i passaggi più interessanti delle sue dichiarazioni c’è anche quello dedicato alla qualifica, oggi meno naturale da interpretare per i piloti a causa della gestione energetica. E in questo senso, Lawson non ha nascosto la frustrazione per il fatto di non poter sempre attaccare il giro come vorrebbe un pilota di Formula 1: «L’obiettivo di un pilota è portare la macchina al limite e finire il giro pensando: quello era tutto, ho tirato fuori tutto quello che avevo». Poi ha spiegato dove nasce il problema: «Se in qualifica dobbiamo gestire, risparmiare energia e guidare in modo un po’ diverso per ottenere il tempo, è lì che secondo me si perde parte del fascino del giro secco».

Muovendo al piano interno, Lawson sembra oggi trovarsi in una situazione più favorevole. Il rapporto con il compagno di box Lindblad sta funzionando bene e la collaborazione tra i due viene vista come un punto a favore. Permane ha spiegato di aver chiesto soprattutto a Lawson di ragionare in un’ottica costruttiva: «Entrambi avranno vantaggio dal confronto reciproco, non dal togliersi qualcosa a vicenda. Devono aiutarsi e condividere informazioni».

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