La scelta iniziale sulla pista umida costringe le SF-26 a una gara in rimonta. Leclerc corregge subito passando alle Intermedie, Hamilton resta sulle Soft e risale fino al podio. I dati indicano una Ferrari abbastanza veloce per contendere la seconda posizione ad Antonelli, mentre Verstappen conserva qualcosa in più sul passo.
La Ferrari esce da Sepang con un terzo e un quarto posto che, dopo una gara condizionata dalla pioggia e da due Safety Car, finiscono quasi per nascondere il momento più delicato della domenica. Scegliere le Soft sull’asfalto ancora umido ha subito allontanato entrambe le SF-26 dai rivali diretti. Leclerc ha corretto dopo tre giri passando alle Intermedie, Hamilton ha invece insistito con le slick e ha poi portato quel primo treno di C4 fino al giro 31. Il risultato è stato salvato, ma resta da capire quanto quella decisione abbia tolto soprattutto a Lewis, che partiva dalla prima fila.
Le indicazioni Pirelli aiutano a togliere qualche dubbio sulla scelta iniziale. L’Intermedia ha funzionato bene fin dai primi giri, offrendo aderenza e una prestazione costante senza evidenziare particolari problemi di usura. Dopo l’acquazzone che aveva preceduto il via, la pista è rimasta umida a lungo e le temperature erano sensibilmente più basse rispetto ai giorni precedenti. In quelle condizioni la gomma verde rappresentava la soluzione più efficace nella fase più delicata della corsa.

Leclerc lo dimostra appena monta le Intermedie. Il suo riferimento più indicativo, 1’50”593 al sesto giro, arriva però in condizioni tutt’altro che ideali: Charles è in piena rimonta, trascorre oltre metà del giro dentro un trenino e per una parte significativa a poca distanza dalla vettura davanti. Quel tempo, quindi, non rappresenta il limite della Ferrari sul bagnato; indica piuttosto che la SF-26 aveva ancora margine.
Questo dato aiuta anche a immaginare la gara che avrebbe potuto disputare Hamilton. Non avendo un suo riferimento sulle Intermedie, sarebbe scorretto assegnargli arbitrariamente qualche decimo rispetto a Leclerc. La qualifica offre però un’indicazione tecnica: Lewis aveva trovato una Ferrari più neutra, con un anteriore preciso senza compromettere il retrotreno, mentre Charles aveva scelto una vettura più puntata davanti, pagando maggiore instabilità dietro. Su un fondo a bassa aderenza una piattaforma più progressiva avrebbe potuto favorire Hamilton, che partendo secondo avrebbe inoltre affrontato quella fase nel gruppo di testa anziché essere costretto a rimontare.
Lo stint di Leclerc dimostra soprattutto che la gomma giusta funzionava sulla Ferrari. Nonostante il traffico, il suo 1’50”593 rimane vicino ai riferimenti dei primi in quella fase. Non prova che Hamilton avrebbe potuto tenere il passo di Verstappen, ma rende difficile sostenere che la SF-26 fosse in difficoltà sul bagnato.
La Soft, inadatta nelle condizioni del via, diventa poi una delle gomme migliori della gara. Con la pista progressivamente più asciutta e temperature più basse, il degrado termico resta contenuto. Pirelli aveva già osservato venerdì che la C4, se portata gradualmente nella propria finestra, poteva mantenere una buona consistenza. Hamilton lo conferma percorrendo 31 giri con lo stesso set, lo stint più lungo della gara sulla mescola morbida.
Tra il giro 23 e il 30, quando riesce finalmente ad avere più spazio davanti, Lewis gira mediamente attorno all’1’42”2 con Soft ormai vecchie da oltre venti giri. Verstappen, in aria pulita e con C4 più fresche di circa nove tornate, è nell’ordine del mezzo secondo più rapido. Senza considerare il contesto sembrerebbe un margine importante; tenendo conto dell’età degli pneumatici e della rimonta affrontata da Hamilton, racconta invece una Ferrari ancora competitiva nonostante una corsa ormai compromessa nella sua costruzione.

Al giro 31 Ferrari richiama Lewis e monta la Medium. Una scelta che potrebbe sembrare poco intuitiva visto il rendimento della Soft, ma che va letta anche attraverso il regolamento. Hamilton non aveva utilizzato né Intermedie né Wet e, avendo corso fino a quel momento soltanto con la C4, doveva impiegare una seconda specifica da asciutto. Leclerc, essendo passato sull’Intermedia nei primi giri, non aveva invece lo stesso vincolo.
Per “smarcare” la seconda mescola Ferrari aveva sostanzialmente due possibilità: utilizzare la Medium già usata oppure uno dei due set di Hard ancora disponibili. A Maranello hanno scelto la C3, privilegiando grip immediato e facilità nel portare lo pneumatico in temperatura; altri, come Norris e Alonso, hanno seguito la strada opposta affidandosi alla Hard per lo stint più lungo.
La Medium, quindi, non va considerata un secondo errore strategico. Era una scelta possibile all’interno di un obbligo che Hamilton si portava dietro proprio per non essere mai passato sulle gomme da bagnato. La vera conseguenza della decisione presa al via è anche questa: mentre Leclerc, dopo l’Intermedia, era libero di costruire il resto della gara attorno alle mescole più adatte, Lewis doveva ancora inserire una seconda specifica slick nella propria strategia.
Il problema è che Hamilton rientra nuovamente dietro Hadjar e trascorre buona parte dello stint vicino alla Red Bull. Anche qui il cronometro offre quindi pochi passaggi realmente utili per misurare il suo ritmo puro.
Le due Safety Car modificano profondamente lo scenario. Ricompattano il gruppo, attenuano gran parte del costo accumulato nella prima parte e consegnano nel finale il confronto più significativo della gara. Verstappen, Antonelli e Hamilton ripartono tutti con Soft di età simile.
Al giro 53 Hamilton passa in 1’38”610, Verstappen fa 1’38”529 — appena 81 millesimi meglio — mentre Antonelli gira in 1’38”866. È probabilmente il dato più interessante della domenica Ferrari: quando Lewis si trova finalmente in condizioni vicine a quelle dei piloti davanti, il ritmo necessario per lottare per il secondo posto c’è.

Nei due passaggi successivi Verstappen alza però il livello. Max gira in 1’38”614 e chiude con 1’38”220, mentre Hamilton passa a 1’39”103 e poi 1’39”445. Sugli ultimi tre giri il vantaggio medio della Red Bull è nell’ordine dei sei decimi. Lewis è dietro Antonelli e non gode dell’aria pulita di Verstappen, quindi quel valore non può essere trasformato nel reale margine prestazionale della RB22. È comunque sufficiente per non trovare nei dati la prova di una Ferrari capace di battere Max sul passo.
Il confronto con Antonelli porta invece a una conclusione diversa. Hamilton è più veloce della Mercedes nel primo giro realmente rappresentativo e, nei tre passaggi finali, rimane complessivamente vicino nonostante debba seguirla. Sorpassare sarebbe stato un problema ulteriore, soprattutto per il deficit Ferrari sui rettilinei già emerso in qualifica, ma il ritmo apparteneva alla stessa fascia. Con la gomma corretta al via, la P2 non sarebbe stata semplicemente un obiettivo possibile: sarebbe stata la posizione che Lewis avrebbe dovuto provare a difendere.
Anche Leclerc merita una valutazione meno severa rispetto a quella suggerita dal semplice confronto con il compagno. Charles chiude quarto e, nelle poche fasi realmente comparabili, non mostra lo stesso ritmo di Hamilton, ma la sua corsa è fortemente condizionata dal traffico. Dopo la sosta anticipata per l’Intermedia riparte nel gruppo e trascorre una parte importante della rimonta in scia. Solo più avanti riesce a trovare aria pulita con continuità, prima di tornare nuovamente nel traffico nel finale. Il suo ritmo medio sottostima quindi quasi certamente il potenziale della SF-26.
La differenza tra i due ferraristi è forse questa: Leclerc dimostra che la scelta corretta al via avrebbe funzionato; Hamilton mostra quanto potesse essere competitiva la vettura quando riusciva finalmente a esprimersi. Charles ricostruisce fino alla quarta posizione, Lewis trasforma una gara partita male in un podio grazie al ritmo, alla durata della Soft e alle neutralizzazioni.

Terzo e quarto posto restano un buon risultato, ma non assolvono la strategia iniziale. Le Safety Car hanno restituito alla Ferrari gran parte di ciò che la scelta del via aveva tolto. Parlare di vittoria sfumata sarebbe però eccessivo: quando il gruppo viene ricompattato e le gomme diventano comparabili, Verstappen riesce comunque a costruire nuovamente margine.
Il vero rimpianto è il secondo posto. Partendo con l’Intermedia, Hamilton avrebbe potuto affrontare la prima fase nel gruppo di testa, con una Ferrari già dimostratasi competitiva sul bagnato attraverso Leclerc e senza trascinarsi per il resto della gara l’obbligo di utilizzare una seconda mescola slick. Non sappiamo se avrebbe avuto abbastanza per mettere Verstappen sotto pressione fino al traguardo. I dati indicano però che, invece di inseguire Antonelli negli ultimi giri, avrebbe potuto essere fin dall’inizio il principale rivale di Max.



