A Ferrari non è bastata un’esecuzione perfetta della qualifica per battere la McLaren di Lando Norris, risultato inarrivabile per tutti in Città del Messico: avevamo sottolineato nell’anteprima del weekend come questo circuito potesse adattarsi bene allo stile di Norris e l’inglese è stato bravo a mettere insieme il giro nella seconda metà di Q3 e ha riposto un tassello importante nella battaglia per il Mondiale. Verstappen si è qualificato in quinta posizione, dietro alle due Ferrari ma anche Russell, mentre Piastri non ha risolto le difficoltà riscontrate in tutto il corso del weekend e partirà dalla quarta fila. Non mancano le variabili nella gara di domani: la partenza prevede una corsa di 750 metri prima della staccata di curva 1, la track position sarà più importante del solito perché la gestione delle temperature di pneumatici, Power Unit e freni sarà un fattore fondamentale. La strategia non dovrebbe riservare sorprese proprio perché la posizione in pista sarà l’asset più importante in mano ai piloti: è prevista una gara a una sosta utilizzando medie e soft, e tra i primi dieci solo Norris e Leclerc hanno un treno nuovo di C5 a disposizione.
Ferrari: incoraggia la competitività tra Q1 e Q3 ma non basta. McLaren superiore a 360°, sarà imbattibile in gara?
Il confronto con McLaren certifica la superiorità della MCL39 a tutto tondo rispetto alla SF-25 quando Norris è riuscito a dimostrare l’intero potenziale della vettura già campione del mondo: non solo la papaya ha avuto un vantaggio in tutte le varie tipologie di curve, ma sorprende che nei rettilinei le velocità di punta si equivalgono. Non c’è dubbio che il drag limitato dalle condizioni e una vettura meno aperta per sfogare il calore abbia aiutato McLaren a limitare i danni in allungo. Nella prima parte del giro Leclerc è riuscito a stare aggrappato a Norris nonostante una maggiore difficoltà nell’affrontare i cordoli delle prime due chicane, tratti dove la MCL39 si è comportata leggermente meglio; da sottolineare i miglioramenti del monegasco (che ha eliminato lo short-shift in seconda) nel tornante di curva 6 dove nelle libere faticava. Lo Snake e specialmente il terzo settore evidenziano una differenza di grip in crescendo dopo che il numero 16 ha provato a forzare la prima parte del giro, consapevole che il primo tentativo non sarebbe bastato per essere in Pole Position.

In Messico i due piloti Ferrari sono stati autori della miglior qualifica stagionale in termini di risultati, la quarta se si guarda alla prestazione pura e la distanza dalla miglior vettura – dietro a Monaco, Silverstone e Monza. Leclerc, Hamilton e Vasseur hanno posto l’accento su una esecuzione ottimale del sabato come la base del risultato di oggi: “Mantenere le gomme in finestra è un fattore chiave in Messico. L’oscillazione delle prestazioni viene soprattutto dalle gomme, e quando riesci a tenere sotto controllo la situazione, puoi ottimizzare la vettura” ha dichiarato il TP. Da questo punto di vista è stato un ottimo segnale vedere la SF-25 competitiva dal Q1 al Q3 nonostante la variazione di più di cinque gradi (in negativo) della temperatura dell’asfalto. Nelle ultime due gare layout e condizioni sono venuti incontro ad alcuni punti di forza Ferrari, ma internamente c’è stata molta enfasi sul fattore esecuzione; in particolare qui l’asfalto molto liscio ha aiutato in termini di altezze da terra. Nel confronto tra Leclerc e Hamilton la differenza più grande emerge nella prima chicane: il monegasco ha sacrificato leggermente la seconda parte per uscire meglio da curva 3 e guadagnare più di due decimi in trazione. Anche qui si vede una diversa gestione delle gomme nel giro, più standard per Hamilton rispetto all’approccio aggressivo del compagno: il sette volte campione del mondo ha guadagnato marginalmente nel secondo e terzo settore (anche nei tratti a media-alta velocità), ma non è bastato. “Le nostre vetture sono praticamente identiche adesso, e finalmente sto capendo come guidare questa vettura. Finalmente mi sento come se ci stessi arrivando” ha detto Hamilton in conferenza stampa. I passi avanti fatti tra Sprint e Qualifiche di Austin sembrano aver dato una marcia in più alla SF-25 che aveva perso vita dopo l’introduzione della nuova sospensione posteriore.

L’importanza della track position è sempre un tema centrale nelle gare di Formula 1, ma in particolare qui in Messico è assolutamente cruciale avere aria pulita in gara: la gara dell’anno scorso ne è una prova, quando Leclerc – nonostante un vantaggio di passo su Sainz – è stato costretto ad effettuare un eccessivo Lift and Coast e così facendo ha subito un abbassamento di temperatura sugli pneumatici anteriori. Togliere aria pulita dalla faccia di Norris in curva 1, e allo stesso tempo guadagnarla per se stessi, può essere la chiave per arginare la superiorità McLaren che potrebbe essere schiacciante; ad ogni modo viste le doti della monoposto papaya sarà ugualmente difficile tenerla dietro per 71 giri e Norris ne è consapevole: “Il passo gara delle Ferrari solitamente è molto buono, quindi mi aspetto una battaglia, non credo sarà facile. Guardiamo avanti e vedrò di quanto posso vincere”.
Piastri disperso anche in Qualifica, dietro a Ferrari, Mercedes, Verstappen e Sainz: leadership mondiale a rischio!
“Non c’è proprio velocità, è un po’ un mistero. Il distacco [da Norris] è rimasto più o meno lo stesso per tutto il weekend, è un po’ frustrante. Non è cambiato molto nel modo in cui mi sento in macchina. È solo che questo weekend e quello scorso sembra che il ritmo non ci sia stato” ha ammesso Oscar Piastri al termine della sessione. Per il leader del mondiale questa è stata, in termini di distacco dal compagno di squadra, la peggior qualifica dal GP di Barcellona del 2024. I dati telemetrici rispecchiano l’analisi a caldo del pilota McLaren che non ha un punto debole specifico: Piastri sembra soffrire la mancanza di grip causata dalle condizioni del circuito e perde circa due decimi a settore in diverse tipologie di curve. Non è bastato un assetto leggermente più carico del compagno per sopperire alla mancanza di fiducia. Andrea Stella lo ha confermato nel Paddock: “Qui la macchina scivola un po’ e questo chiede una familiarità particolare sulla macchina che devi esplorare, sul quale forse Oscar deve ancora migliorare, è più un pilota che vuole grip per spingere la macchina”. Se la gara dovesse finire in questo modo, Norris avrebbe un vantaggio di 7 punti in classifica (e di 41 su Verstappen).

In qualifica è stato il settore centrale quello cruciale e Mercedes e Red Bull non sono state a livello di Ferrari o, tantomeno, di McLaren. Da sottolineare la buona prestazione di Kimi Antonelli, a meno di un decimo da Russell in un tracciato complicato, e in crescita nell’ultima parte di stagione. Insolitamente si sono visti dei passi indietro di Red Bull rispetto al venerdì e una vettura instabile specialmente nei tratti dove il venerdì era stata la migliore di tutti: nello Snake del settore centrale onboard e telemetria danno prova di una RB21 con poco grip. Il lift in curva 11 è l’emblema delle difficoltà, tratto che Norris, Leclerc e Russell fanno in pieno senza grandi problemi e che Verstappen stesso aveva fatto con acceleratore al 100% in FP2. “Non c’era grip. Siamo stati lontani tutto il weekend, abbiamo provato tante cose ma non ha funzionato nulla. Sono ancora preoccupato del passo gara, non andrà bene”. Terminando così la gara Verstappen perderebbe solamente un punto dalla testa della classifica, sfruttando lo scambio al vertice, ma mancherebbero quattro gare e due sprint per recuperare 41 punti contro un Norris in buona forma.



