La Ferrari può vincere e, soprattutto, può ancora crescere tanto. È questo il messaggio che arriva dalle parole di Jock Clear, profondo conoscitore della realtà di Maranello, dove ha lavorato a lungo a stretto contatto con piloti, ingegneri e vertici tecnici. Nel corso di una lunga chiacchierata con Peter Windsor, il britannico ha offerto una lettura molto interessante del momento della Scuderia, difendendo il lavoro svolto a Maranello negli ultimi mesi e ribadendo che il 2026 della Rossa è tutt’altro che finito.
Hamilton, un anno dopo è tutto un altro Lewis

Uno dei passaggi più significativi riguarda Lewis Hamilton. Clear ha invitato a non banalizzare le difficoltà incontrate dal britannico nella sua prima stagione in rosso, spiegando quanto sia complesso il passaggio a una nuova squadra anche per un pilota del suo livello. “Quando cambi team, cambi cultura, cambi il Dna della squadra oltre che quello della macchina. Lewis ha fatto fatica perché è qualcosa di difficile per tutti”, ha spiegato Clear, sottolineando come i problemi iniziali non l’abbiano sorpreso più di tanto.
Secondo l’ex Ferrari, però, il quadro attuale è molto diverso. “Con un anno di esperienza in Ferrari, costruendo relazioni e inserendo anche parte del suo contributo nello sviluppo, si è vista la differenza”. Per Clear, infatti, non è solo una questione di cronometro: “Lewis ora si sta divertendo, perché ha una macchina nella quale sente più fiducia”. Ed è proprio la fiducia a cambiare tutto. Quando il pilota si sente a suo agio, può spingere davvero, capire fino in fondo i limiti della vettura e aiutare la squadra a correggerli. Un processo che, nel caso di Hamilton, starebbe già dando risultati concreti. “Sta tenendo il passo di Charles”, ha spiegato Clear, rendendo l’idea di un confronto interno finalmente acceso e produttivo.
Clear ha poi difeso apertamente la Ferrari anche sul piano mediatico. Secondo il britannico, negli ultimi anni la Scuderia è stata trattata troppo spesso come un bersaglio facile, oltre i propri reali demeriti. “Negli ultimi tempi Ferrari è stata un po’ il punching ball di tanti tifosi. Alcune critiche magari erano giustificate, ma credo che molte siano state ingiuste”. Del resto, una Ferrari forte è un bene per tutta la Formula 1: “A tutti piace quando la Ferrari va bene. In generale, il nostro sport beneficia di una Ferrari competitiva”. Un concetto noto, ma che acquista peso proprio perché arriva da chi ha conosciuto dall’interno le difficoltà quotidiane di Maranello.
Ferrari vicina a Mercedes: “Non è finita”. E sulle partenze…
Muovendo al piano tecnico, Clear riconosce che la Mercedes sia ad oggi riferimento, ma rifiuta l’idea di un campionato già segnato. Il motivo? Con regolamenti nuovi e power unit ancora lontane da una piena maturità, la curva di sviluppo può spostare enormemente i valori. “In Ferrari non sono ancora al livello Mercedes in questo momento, ma sono abbastanza vicini. Questa non sarà una stagione normale in cui trovi due o tre decimi in un anno. Alcune vetture possono migliorare di un secondo, forse anche di più, nel corso della stagione”.
Tradotto: da qui a metà campionato, e ancor più verso fine anno, la griglia può cambiare parecchio. “Non è affatto finita. E la Mercedes lo sa”.
Inevitabile, poi, un passaggio sulla strategia, da tempo tema sensibile per il Cavallino. “Cinque, sei, sette anni fa la nostra strategia non era granché. E io ne facevo parte”, ha ammesso. “Ricordo decisioni dopo le quali uscivi dalla gara chiedendoti: perché l’ho fatto?”. Ma proprio per questo il suo giudizio sull’attuale Ferrari assume ancora più valore. “Onestamente, negli ultimi due anni credo siano stati bravi quanto gli altri top team”. Non i migliori in assoluto, forse, ma ormai un muretto all’altezza della concorrenza: “Non direi migliori di tutti, ma penso che siano arrivati a un punto in cui riescono a prendere le decisioni che contano”.
E i progressi della Rossa si sono visti anche sul fronte dei pit stop. “Penso che oggi siano regolarmente il team più veloce nei pit stop”, ha spiegato, ricordando che anche questo era un aspetto sul quale in passato la squadra soffriva molto di più. Ma il passaggio più interessante riguarda probabilmente le partenze, già diventate una delle firme tecniche della Ferrari di inizio stagione. Per Clear non si tratta di un caso: dietro c’è una precisa scelta di sviluppo.
“Da quello che ho capito, è stata una decisione consapevole”, ha spiegato. “Nel paddock si era parlato con la FIA dei possibili problemi legati alla gestione dell’energia in partenza. Ferrari ha deciso di affrontare la questione di petto e di trasformarla in un proprio vantaggio”. E i risultati si vedono: “All’inizio pensi a una buona partenza in Australia. Poi però vedi che lo fanno ogni volta. È chiaramente un vantaggio rispetto agli avversari”.
Il valore delle partenze, con questi regolamenti, è ancora più rilevante perché chi resta bloccato nel traffico paga molto in termini di energia e passo. Insomma, difendere o attaccare fa perdere tempo, mentre chi gira in aria pulita può imporre il proprio ritmo. Per questo le Ferrari mettono pressione alla Mercedes fin dal via, costringendo i piloti della Stella a reagire in un contesto meno favorevole. Non è un caso che lo stesso George Russell abbia ammesso che “La Ferrari è una vettura veloce in tutti i punti giusti“. E questo, secondo Clear, “è esattamente quello che una macchina da corsa dovrebbe fare. Non posso che complimentarmi con loro”




