Vent’anni in Ferrari, poi il salto. Enrico Cardile ha voltato pagina, lasciando la Scuderia nel 2024 per abbracciare il progetto di Aston Martin, dove oggi ricopre il ruolo di Chief Techical Officer. Di mezzo, un braccio di ferro legale tra Silverstone e Maranello, che ha frenato il tecnico toscano durante il periodo di gardening imposto dalla rossa. Oggi Cardile è pienamente operativo nell’avveniristica sede voluta da Lawrence Stroll, e al podcast F1 Beyond the Grid ha voluto raccontare della sua nuova avventura, aprendosi su contrasti e lezioni apprese nel lungo periodo trascorso in Ferrari.
CARDILE: “FERRARI E ASTON PROFONDAMENTE DIVERSE. E QUEL CONSIGLIO DI MARCHIONNE”
“Non posso che essere entusiasta di quello che mi aspetta qui in Aston – esordisce Cardile – quella del team è una sfida enorme ma siamo convinti di avere tutto ciò che serve, compreso l’impegno della proprietà per arrivare all’obiettivo finale: vincere. Sono parte di un progetto affascinante, stiamo sviluppando la nuova sede e una galleria del vento di ultima generazione. La usiamo da poco, e servirà tempo per poterne sfruttare tutto il potenziale”. Sfide a parte, per il toscano si è trattato anche di doversi adattare alla prima esperienza fuori dal nostro paese: “Penso che vi sorprenderei dicendo che amo vivere qui [nel Regno Unito ndr.]. Le persone, al contrario di quanto si crede, sono molto inclusive e, specie nei piccoli villaggi, c’è un grande senso di comunità. Certo, qui non avremo il meteo che c’è in Italia, ma le persone che ci vivono compensano ampiamente”.

Inevitabile, allora, il confronto con il periodo in Ferrari, condiviso con piloti del livello di Kimi Raikkonen, Sebastian Vettel e, non da ultimo, Charles Leclerc. Un passato da protagonista, negli alti come nei momenti più difficili. “Credo che ci sia una fondamentale differenza tra l’approccio italiano e quello inglese – racconta il tecnico toscano – in Ferrari è tutto già consolidato, i processi e gli strumenti di lavoro sono ben già definiti. Qui in Aston, invece, è ancora tutto in divenire. Stiamo costruendo i processi e gli strumenti del futuro e questo mi affascina moltissimo”. Cardile si è poi esposto sul pensiero del suo ex Team Principal, Fred Vasseur, che parlando della passione italiana aveva detto di “una forza che al contempo diventa una debolezza”. “In effetti è così – conferma – in Inghilterra le persone sono decisamente meno emotive e questo è senz’altro un punto di forza. Qui si resta calmi, specie quando cresce la pressione, non si perde mai il focus sull’obiettivo. In Italia, invece, l’emotività tende a prendere il sopravvento”. Un equilibrio complesso, specie in un contesto mediaticamente esposto come quello della Ferrari. “Una volta Marchionne mi suggerì di non leggere i giornali. Penso sia il miglior consiglio che potessi ricevere. All’inizio faticavo a seguirlo, poi capii che aveva ragione. Quando leggi, ti arrabbi, e la cosa non riguarda solo te, ma anche le persone che devi gestire, tutta l’organizzazione”.
VENT’ANNI DI FERRARI E LA CHIAMATA IN SCUDERIA: “MARCHIONNE NON CERCAVA DI INTIMIDIRE, MA DI STIMOLARCI”
Innegabile come il legame con Maranello resti profondo. Cardile iniziò a Maranello nel 2004, occupandosi di vetture stradali. “Ho iniziato nel reparto GT. Mi occupavo dei sistemi di raffreddamento e della gestione termica. Poi sono passato all’aerodinamica e con il tempo le responsabilità crescevano sempre più. Un privilegio incredibile”. Poi la chiamata di Marchionne: “Parlammo per un’ora. Non sapevo nemmeno perché mi avesse convocato. Solo dopo seppi che aveva deciso che il mio futuro sarebbe stato nel reparto Formula Uno”. Una decisione che cambiò tutto: “Non l’ho cercata io, ma fu davvero una grande opportunità. All’inizio quasi scioccante, poi sempre più entusiasmante. Marchionne era un uomo molto esigente e diretto, faceva domande semplici che richiedevano risposte complesse. Mai con l’intento di intimidire. Di stimolare, piuttosto”.

DA MARANELLO A SILVERSTONE: “CON NEWEY NESSUN COMPROMESSO. LA SUA MENTE PENSA IN 3D”
Oggi Cardile ha l’onore di poter condividere la scrivania con “the genius”, Adrian Newey. “Adrian è il motore dietro allo sviluppo della nuova macchina. Le nostre stanze sono una affianco all’altra. Mi assicuro che abbia sempre tutte le informazioni necessarie così che ciò che immagina diventi presto fattibile. È davvero incredibile, lui pensa in 3D ma disegna in 2D. Ha una mente brillante e un’esperienza davvero unica”. Una collaborazione, quella con il progettista inglese, che con poteva che lasciare il segno sul tecnico toscano: “Da lui sto imparando che bisogna essere intransigenti. È mosso dal desiderio di raggiungere i suoi obiettivi senza alcun compromesso. Se propone un’idea apparentemente impossibile da realizzare è perché ha già in mente come fare affinché diventi realtà. È capace di lavorare ad un livello altissimo ma anche di scendere nei dettagli tecnici affinché tutto funzioni a dovere”.
ASTON VINCENTE? “PENSO CHE SAREI SODDISFATTO PER I PRIMI CINQUE MINUTI”
Guardando, infine, al futuro, la mente di Cardile è rivolta solamente al nuovo regolamento 2026. “Il mio focus è al 90% sulla vettura del prossimo anno – conferma – sarà una sfida importante, perché cambieranno molte cose. Mi riferisco all’aerodinamica, al peso minimo, le power unit, la tipologia di carburante. Ma quando si lavora su regolamenti nuovi, si scoprono sempre margini per essere creativi”. E quando gli viene chiesto che cosa proverebbe qualora la futura Aston dovesse rivelarsi una monoposto vincente, Cardile non ha dubbi: “Penso che sarei soddisfatto, ma per i primi cinque minuti. Poi penserò subito: “E ora?”. Non sono bravo a festeggiare, ho sempre bisogno di nuovi obiettivi, nuovi viaggi da intraprendere”.



