La Ferrari ha scelto il giovedì di Sepang per dare una dimostrazione di compattezza, dopo le ultime settimane movimentate culminate nelle voci attorno al futuro di Fred Vasseur e nell’autocandidatura di Chris Horner al ruolo di team principal. Spazzando via ogni ipotesi di tensioni personali con il manager francese, Lewis Hamilton ha ribadito pubblicamente tutta la sua fiducia in Vasseur, arrivando a consigliare uno sguardo più allargato sull’organizzazione del Cavallino Rampante e scagliandosi contro l’eccessiva negatività che circonda la scuderia di Maranello.
Hamilton: “Vasseur ha il pieno sostegno, è l’uomo giusto per portare la squadra nella giusta direzione”
Nel lungo confronto con i media nel giovedì di Sepang, Hamilton si è soffermato a lungo sulle dinamiche della Ferrari, analizzando la leadership della squadra e mettendo a confronto l’attuale struttura di Maranello con la stabilità vissuta nei suoi anni in Mercedes. Interpellato sull’importanza dell’organizzazione al vertice, il britannico ha sottolineato come la compattezza sia la base imprescindibile per qualsiasi successo, spendendo parole di totale supporto per il Team Principal Vasseur e allontanando le accuse da una singola figura: “Credo che Fred abbia il pieno sostegno. Spesso sembra esserci un’attenzione eccessiva puntata su una singola persona e su un singolo ruolo; in passato hanno sostituito molte persone nella posizione di Fred, ma lui è un leader fantastico. È davvero l’uomo giusto per portare questa squadra nella direzione corretta“.

Il britannico ha aggiunto: “Tuttavia, esiste una struttura presente da molto tempo, e se debba essere rivista o meno in ottica futura è un altro discorso. Non si tratta di una situazione legata a un solo uomo: è l’unione di tantissime persone. Fred ha guidato il team e ha contribuito ad apportare cambiamenti nell’ultimo anno, aiutandoci a raggiungere il secondo posto nel Mondiale Costruttori: rispetto allo scorso anno è un grande passo avanti”. A riguardo, ma senza fare nomi, ai microfoni di F1Tv Hamilton ha proseguito la sua analisi suggerendo di allargare lo sguardo a tutta l’organizzazione Ferrari: “E se volete puntare il dito, puntatelo da un’altra parte. Ci sono ovviamente anche persone al di sopra di Fred che ne fanno parte. Si tratta di molte, moltissime persone“.
Riflettendo poi sulle differenze strutturali tra la Ferrari e il suo passato in Mercedes, e in particolare sulla figura di Toto Wolff come azionista e manager, Hamilton ha preferito non addentrarsi troppo nei dettagli organizzativi, pur confermando che la realtà di Maranello risponde a logiche differenti: “Ci sono indubbiamente dei cambiamenti che farei, ma non è questa la sede per parlarne pubblicamente. Quanto a Toto, non credo si trovi in una posizione così diversa rispetto a Fred nell’operatività quotidiana, anche se è evidente che la struttura complessiva qui in Ferrari sia molto differente“.
Il deficit di Power Unit e il peso delle critiche esterne
Analizzando le prestazioni della SF-26, il sette volte iridato non ha nascosto quale sia il principale punto debole della monoposto rispetto alla concorrenza, scagliandosi al tempo stesso contro l’eccessiva severità dei giudizi dei media quando si parla del Cavallino Rampante: “Il divario che paghiamo rispetto ai primi è legato essenzialmente alla Power Unit, ed è un limite che non abbiamo mai nascosto. Sappiamo perfettamente che in ogni weekend di gara partiamo con un deficit di 4 decimi, che in certi casi arriva anche a 6, unicamente nel rendimento velocistico in rettilineo. Ne siamo pienamente consapevoli e sia in fabbrica che in pista si sta lavorando a ritmi serrati per risolvere il problema in vista della prossima stagione“.

Il sette volte iridato ha poi aggiunto: “Per il resto, la squadra sta dando il massimo. Ecco perché trovo frustrante questa costante negatività attorno a noi: capita di vedere altri team commettere degli errori e nessuno ci fa troppo caso, mentre se lo stesso errore lo commettiamo noi la cassa di risonanza è dieci volte superiore. È una dinamica con cui bisogna convivere, considerando che la Ferrari è il marchio più iconico, prestigioso e seguito dell’intero motorsport“.
La protezione del team e le prospettive a lungo termine
Interrogato su quanto il clima mediatico e le continue speculazioni possano disturbare il lavoro nel garage, Hamilton ha spiegato come la sua esperienza gli permetta di isolarsi, pur ammettendo il peso che tali voci esercitano sui tecnici e sui meccanici della squadra: “A livello personale queste voci non hanno alcun impatto su di me, ma vedo chiaramente come finiscano per influenzare i singoli membri del team. Ragazzi che ogni fine settimana si presentano in pista cercando di fare il miglior lavoro possibile e che inevitabilmente non sempre riescono a fare tutto alla perfezione. Quando poi i tuoi familiari ti contattano preoccupati per quello che leggono, o quando il personale a casa in fabbrica legge certi attacchi pur avendo dato l’anima, si crea quella sensazione frustrante per cui sembra che non si faccia mai la cosa giusta“.

Hamilton ha spiegato di aver quindi indossato i panni del consigliere verso i membri della Ferrari: “Il messaggio che continuo a ripetere a tutti è uno solo: non leggete nulla. Chi scrive all’esterno non ha la minima idea di cosa stia realmente accadendo, non vive il team da dentro e non conosce il lavoro enorme che si fa a porte chiuse; si tratta solo di opinioni e illazioni. Noi continueremo a rimanere focalizzati sul nostro percorso: arriveremo dove vogliamo, servirà solo un po’ più di tempo. Sapevo fin dall’inizio che al secondo anno non saremmo stati ancora nella posizione desiderata, ma confido che con il contributo di tutti potremo arrivarci nel 2027“.
Il ritorno a Sepang tra nostalgia e dimenticanze
Invitato a ripercorrere i suoi ricordi sul tracciato malese, tornato a sorpresa in calendario, il pilota britannico si è lasciato andare a qualche aneddoto del passato, ammettendo ironicamente di ricordare più la vita fuori dalla pista che le gare vere e proprie: “Se devo essere del tutto sincero, delle gare disputate qui non ricordo quasi nulla, fatta eccezione forse per il 2007 o il 2008. O al massimo per quella volta in cui, quando ero già passato in Mercedes, sbagliai piazzola al pit-stop e andai a fermarmi dai miei ex meccanici della McLaren!“.
The 2016 title battle certainly heated up at Sepang in 2016… 🤯
Lap 1 contact for Rosberg and a DNF for Lewis Hamilton saw the Drivers’ Championship gap extend from eight to 23 points 👀#F1 #BahrainGP pic.twitter.com/A5pzL1xkSu
— Formula 1 (@F1) September 30, 2026
Nessun accenno al motore esploso nel 2016 che di fatto indirizzò la lotta per il titolo verso Nico Rosberg, ma un pensiero verso il principale sponsor della Mercedes che proprio qui ha sede: “I ricordi più belli legati alla Malesia sono quelli a Kuala Lumpur con la Petronas, un gruppo di persone straordinario con cui ho condiviso momenti bellissimi. Salire sulle Twin Towers era ogni volta un’esperienza unica, resta uno dei miei edifici preferiti in assoluto. Conservo un bellissimo ricordo anche delle attività legate alla sostenibilità, come quando siamo andati a piantare le mangrovie, un progetto a cui mi sono appassionato molto. Ma se parliamo di staccate e sorpassi in pista, la memoria fa cilecca“.
Incertezza sul finale di stagione: dalle insidie di Imola ai dubbi sul Medio Oriente
In chiusura, Hamilton si è espresso nuovamente sulle indiscrezioni riguardanti le decisioni della Formula 1 sul finale di stagione, commentando sia l’ipotesi di chiudere il campionato a Imola sia i dubbi legati alle ultime tappe previste in Medio Oriente e ribadendo, di fatto, quanto già detto la settimana scorsa a Baku: “Imola è un circuito stupendo e affascinante da guidare, ma temo non sarebbe la sede ideale per un finale di stagione memorabile in termini di spettacolo: ci ho girato di recente e con le asperità dell’asfalto le monoposto attuali saltano moltissimo, rendendo difficili i sorpassi. Per quanto riguarda il Medio Oriente, vedo molta apprensione attorno alle ultime due gare, ma siamo appena stati a Baku, a due passi dall’Iran, e nessuno ha sollevato la minima obiezione. La mia speranza è che la situazione rimanga tranquilla e che si possa andare a correre regolarmente sia in Qatar che ad Abu Dhabi, perché sono due eventi e due tracciati bellissimi“.



