La Ferrari sta fermamente confermando la fiducia a Fred Vasseur in vista del 2027

Set 29, 2026

Giuliano Duchessa

Le recenti speculazioni hanno riportato Frédéric Vasseur esattamente al centro delle discussioni. Ma, per quanto appreso, la situazione interna alla Ferrari appare piuttosto diversa rispetto a quella raccontata all’esterno.

A Maranello continua a esserci una forte fiducia nei confronti di Vasseur e, soprattutto, non risulta aperta alcuna ricerca concreta per la sua sostituzione. È escluso un interesse per Christian Horner e, allo stato attuale, non risultano nemmeno altri candidati presi in considerazione per il ruolo di team principal.

Questo naturalmente non significa che tutto sia perfetto o che il lavoro svolto non verrà valutato. Alcune questioni saranno inevitabilmente discusse verso la fine dell’anno. Ma esiste una differenza sostanziale tra valutare il lavoro di una struttura e avere già iniziato a cercare chi dovrà guidarla in futuro.

Oggi, per quanto risulta, Ferrari si trova decisamente nella prima situazione.

Il francese stavolta ha mostrato apertamente un certo fastidio. «Non stiamo lavorando nella perfetta serenità», ha ammesso, spiegando come ormai buona parte delle domande che riceve riguardino il suo futuro e Christian Horner. «È frustrante. Stiamo lottando per il secondo posto nel Costruttori e continuiamo a parlare di questo. Anche per i ragazzi nel garage non è la situazione ideale». Poi la risposta più diretta: «Horner sta cercando un lavoro, lo sanno tutti, e lo sta cercando ovunque. Cosa posso farci?».


La risposta, in realtà, sembra arrivare proprio da Maranello: Horner non rappresenta oggi un’opzione per Ferrari.

«Toglie serenità al team»

Le affermazioni di Vasseur corrispondono a una realtà sul campo. Allo stesso tempo rischiano di trasformarsi in un piccolo boomerang, perché ammettere pubblicamente che determinate speculazioni incidano sulla serenità della squadra lascia intravedere una fragilità che Ferrari avrebbe interesse a eliminare.

Ed è qui che entra in gioco il vertice aziendale. Se internamente la posizione è quella che emerge — fiducia in Vasseur, nessuna trattativa con Horner e nessun candidato alternativo sul tavolo — allora il problema diventa soprattutto impedire che una situazione esternamente percepita come provvisoria finisca per produrre effetti reali all’interno della squadra.

Vasseur ha probabilmente sottovalutato il peso della comunicazione nella dimensione Ferrari.

Non è un mistero che non abbia mai costruito un rapporto particolarmente empatico con una parte dei media fin dalle prime battute della sua esperienza italiana. Probabilmente non era abituato a un ambiente simile e ha sottovalutato quanto, sulla lunga distanza, la comunicazione conti nella dimensione Ferrari.

Il rapporto avrebbe potuto migliorare con maggiore volontà da una parte e meno pregiudizio dall’altra.

Il francese era stato persino messo in discussione alla fine del 2023, quando realisticamente non esistevano ancora motivazioni sufficienti per attribuirgli responsabilità profonde.

D’altra parte Vasseur ha sempre mostrato un concetto molto semplice della Formula 1: servono prestazioni e carico aerodinamico, non fortuna o scaramanzie. Una filosofia riassunta perfettamente quando, parlando della scelta del 13 febbraio per una presentazione Ferrari, rispose che era una questione di «downforce», non di date fortunate.


La prestazione, insomma, conta più del rumore.

Quattro anni saranno stati abbastanza?

Vasseur ha commesso errori di valutazione, alcuni ammessi direttamente, altri meno. Avrebbe potuto dedicare maggiore attenzione alla propria comunicazione e non sottovalutare alcune necessità che in altri team sarebbero marginali.

Ma questo non significa che Ferrari abbia iniziato a preparare la successione.

Al contrario, le indicazioni raccolte confermano una posizione ancora forte del francese, senza un’alternativa sulla quale Maranello stia concretamente lavorando.

Vasseur sa comunque molto bene che il tempo di un team principal non è illimitato

I risultati della sua gestione sono stati altalenanti e alla fine del quarto anno sarà inevitabile fare dei conti.

Dopo un anno complicato, con una squadra progressivamente demoralizzata e pochissimi aggiornamenti sulla vettura, Ferrari aveva scelto di concentrare anticipatamente una parte importante delle risorse sul nuovo ciclo tecnico del 2026. Il nuovo regolamento ha prodotto un salto, non abbastanza lungo per fermare Mercedes, ma comunque significativo.

La difficoltà attuale è che alcuni problemi sembrano continuare ad alternarsi: quando non è l’esecuzione a costare punti, manca la prestazione della macchina; quando il telaio riesce a esprimersi meglio, emerge il limite della power unit. E viceversa.

Una situazione diventata frustrante anche per i piloti.

Il secondo posto conta, ma non risulta essere un ultimatum

Mantenere almeno il secondo posto nel Mondiale Costruttori è ormai l’unico obiettivo concretamente possibile.

Non risulta che a Maranello questo sia stato formalmente trasformato in una condizione per la permanenza di Vasseur. Sarebbe quindi forzato descriverlo come un ultimatum. Ma sarebbe altrettanto difficile considerare irrilevante l’eventuale perdita della seconda posizione.


Conservarla rappresenterebbe comunque un risultato significativo. Non è ciò per cui Ferrari esiste in Formula 1, naturalmente, ma sarebbe sufficiente per accompagnare il progetto verso quella che potrebbe diventare la verifica più importante: il 2027.

La Ferrari 2027 non sarà un’evoluzione della SF-26

La nuova Ferrari avrà una power unit totalmente nuova e un concetto aerodinamico differente. Non sarà semplicemente un’evoluzione della vettura 2026.

Sarebbe quindi possibile verificare se, intervenendo sui limiti emersi in questa stagione, la struttura costruita negli ultimi anni possa finalmente tentare qualcosa di più.

In quel caso avrebbe probabilmente maggiore senso tirare le somme al ritorno in Europa o comunque dopo le prime gare significative del 2027, quando saranno disponibili elementi tecnici molto più solidi.

Ragionare anno per anno, invece, non sarebbe esattamente il segnale di una programmazione solidissima. Un team principal deve lavorare costantemente sotto l’esame della stampa e dei risultati, ma non può avere la percezione di lavorare ogni sei mesi sotto l’esame del proprio board.

Una vittoria in Malesia sarebbe esattamente ciò che servirebbe per abbassare nuovamente la temperatura, come era accaduto a Barcellona. Ma il punto resta un altro: allo stato attuale Ferrari non sta lavorando a un dopo-Vasseur.

Non Horner. Non un altro candidato.

La stabilità serve anche per reclutare

C’è poi un problema molto concreto. Un team principal percepito continuamente in bilico rende più difficile convincere figure di alto livello a unirsi al progetto.

Era già accaduto quando le incertezze sulla posizione di Vasseur avevano complicato il lavoro di reclutamento.


Perché un tecnico dovrebbe accettare un trasferimento complesso, magari lasciando l’Inghilterra per Maranello, se non sa nemmeno se tra sei mesi la persona che lo ha convinto a firmare sarà ancora al comando?

Nessun nuovo team principal, nemmeno Horner, potrebbe arrivare a Maranello portando rapidamente con sé un gruppo di tecnici vincenti. Contratti sempre più lunghi per le figure senior e gardening leave significano che gli effetti di un cambiamento manageriale richiedono ormai anni.

Se Ferrari crede realmente in Vasseur, come oggi emerge, la conseguenza logica dovrebbe essere quindi proteggerne la stabilità e permettergli di completare il lavoro.

Il vero tema diventa l’autonomia del team principal

Resta una questione differente, forse persino più importante del nome di chi guida la squadra: il rapporto tra la gestione della Formula 1 e il vertice aziendale.

Tra Vasseur e Benedetto Vigna viene raccontato da tempo un feeling non sempre naturale. Sono due personalità e due manager provenienti da mondi molto differenti. Ma, al di là dei caratteri, la questione riguarda soprattutto il modello di convivenza tra gestione aziendale e gestione sportiva.

Ed è qui che la discussione su Vasseur diventa molto più interessante della semplice domanda su chi potrebbe sostituirlo.


Perché, oggi, non risulta esserci un sostituto designato, né una ricerca in corso. E Horner non rappresenta un’opzione.

Vasseur ha mostrato limiti, soprattutto nella comunicazione, ma ridurre tutto alla rappresentazione di un team principal incapace sarebbe troppo semplice.

Se Ferrari continuerà a puntare su di lui, la verifica riguarderà piuttosto i poteri e l’autonomia che gli verranno realmente garantiti per completare la propria struttura.

Perché cambiare leadership senza cambiare lo status del team principal servirebbe a poco.

Se chi guida la squadra non dispone dell’autonomia necessaria per costruire la propria organizzazione, mentre il maggiore potere decisionale resta lontano dalle dinamiche quotidiane della Formula 1, diventa difficile aspettarsi progressi costanti contro una concorrenza di livello eccezionale.

Ferrari combatte contro organizzazioni guidate da leader che negli anni hanno saputo costruire potere tecnico e politico, strutture estremamente solide e soprattutto continuità.

La situazione Vasseur, quindi, oggi appare meno aperta di quanto il rumore esterno faccia pensare: Ferrari continua a confermargli una forte fiducia, Horner è escluso e non risultano altri candidati.

 

Autore

RIPRODUZIONE VIETATA. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge

Condividi l'articolo

SEGUICI SU
PODCAST