Adrian Newey: “Ecco tutti i retroscena sul ritardo nello sviluppo della AMR26”

Feb 3, 2026

Mattia Barzaghi

Con la AMR26 finalmente svelata, Adrian Newey ha parlato apertamente della filosofia progettuale che sta dietro alla nuova vettura, descrivendo sfide, strategie e approccio aerodinamico. La nuova Aston Martin rappresenta una sfida unica per i progettisti: regole completamente nuove, tempi di sviluppo compressi e l’obiettivo di costruire una vettura compatta e ad alto potenziale di sviluppo.

Newey: “Nessuno è sicuro della filosofia da intraprendere. Non considero le mie vetture aggressive”

Il leggendario designer britannico ha esordito spiegando come, di fronte a un regolamento completamente nuovo, non esistano certezze assolute sulla strada da intraprendere: “Abbiamo analizzato molto attentamente il regolamento e ciò che riteniamo di voler ottenere dal punto di vista del campo di flusso per adattarci ad esso, e da lì abbiamo iniziato a sviluppare una geometria che cercasse di creare i campi di flusso desiderati. È un approccio estremamente olistico… ma, a dire il vero, con un set di regolamenti completamente nuovo, nessuno è mai sicuro di quale sia la filosofia giusta.”

Quando gli viene chiesto se nemmeno lui, il più grande progettista della storia di questo sport, sia sicuro della direzione intrapresa, Newey risponde: Nemmeno io lo sono. Di certo non siamo sicuri di quale sia la migliore interpretazione del regolamento e, di conseguenza, la migliore filosofia da seguire. A causa delle tempistiche estremamente compresse, abbiamo scelto una direzione specifica. Se si rivelerà quella giusta o meno, solo il tempo potrà dirlo. Ma bisogna scegliere una strada e andare avanti.”

Spesso, quando vengono svelate le vetture dell’ingegnere britannico, emergono soluzioni che molti definiscono estreme. Non sorprende quindi che il dibattito sull’eventuale aggressività della AMR26 nasca subito: Non considero mai aggressivi i miei progetti. Mi limito a portare avanti ciò che riteniamo sia la direzione corretta. La direzione che abbiamo preso può certamente essere interpretata come aggressiva. Presenta parecchie soluzioni che non sono state necessariamente viste prima. Questo la rende aggressiva? Forse sì. Forse no.”

Newey: “La AMR26 è molto compatta, ma non ci ha reso la vita facile. Abbiamo cercato di progettare una vettura con grande potenziale di sviluppo”

Entrando nel dettaglio, Newey spiega l’approccio progettuale seguito per la realizzazione della AMR26: “Si parte dal layout complessivo della vettura: dove è posizionata la massa lungo il passo, dove sono concentrate le masse principali. Poi si passa alle sospensioni anteriori e posteriori, entrambe fondamentali nella manipolazione del campo di flusso. C’è l’ala anteriore e la forma del muso, quest’anno piuttosto diverse. Si prosegue verso le pance laterali e il trattamento della parte posteriore, certamente diverso da quanto fatto in precedenza.”

Quando si analizzano le vetture dell’ex Red Bull non si può non parlare del tema della compattezza, il quale emerge come marchio di fabbrica: “Sì, la vettura è estremamente compatta. Molto più compatta di quanto credo sia mai stato tentato prima in Aston Martin. Questo ha richiesto una collaborazione molto stretta con i progettisti meccanici per ottenere le forme aerodinamiche che volevamo. Devo dire che tutti i progettisti meccanici qui hanno davvero abbracciato questa filosofia. Non ha certo reso loro la vita facile, anzi, ma hanno raccolto la sfida in modo eccezionale.”

Non manca la curiosità sull’operato dei propri rivali, da cui si può sempre attingere qualche soluzione innovativa: “Ora, se altri arriveranno a soluzioni simili alle nostre, non lo sappiamo e non lo sapremo finché non vedremo le loro vetture. Noi abbiamo semplicemente seguito quella che riteniamo la direzione giusta. Altri potrebbero aver seguito strade diverse. Fa parte del fascino dei nuovi regolamenti: vedere cosa tira fuori ognuno.”

Riguardo al potenziale della vettura, Newey sottolinea come l’approccio al lungo termine sia quello determinante:Abbiamo cercato di costruire qualcosa che speriamo abbia un grande potenziale di sviluppo. Quello che si vuole evitare è una vettura già ottimizzata nella sua finestra di funzionamento ma che offra poco margine di evoluzione. Noi abbiamo cercato di fare l’opposto: concentrarci fortemente sui fondamentali, sapendo che alcuni elementi – ali, carrozzeria, parti modificabili durante la stagione – avranno, si spera, un buon potenziale di sviluppo.”

Proprio per questo, l’aerodinamico classe ‘58 afferma che la vettura vista a Barcellona sarà diversa da quella che si vedrà a Melbourne: “La AMR26 che correrà a Melbourne sarà molto diversa da quella vista allo Shakedown di Barcellona, e la AMR26 con cui chiuderemo la stagione ad Abu Dhabi sarà molto diversa da quella con cui la inizieremo. È fondamentale mantenere una mente aperta.”

Trasformare i feedback dei piloti in migliori tempi sul giro non è stato affatto semplice con la scorsa generazione. Newey evidenzia infatti le difficoltà della generazione ad effetto suolo, soprattutto citando le performance della scuderia di Silverstone: La precedente generazione di vetture ad effetto suolo, dal 2022 al 2025, era diventata piuttosto difficile da guidare. L’Aston Martin, purtroppo, ne è stata un esempio emblematico. Con questa nuova formula stiamo cercando di realizzare una vettura dalla quale Lance e Fernando possano estrarre costantemente un buon livello di prestazione.”

Newey: “Abbiamo iniziato a testare i modelli in galleria con quattro mesi di ritardo”

Fondamentale per il progetto è stata la nuova galleria del vento del team, la CoreWeave Wind Tunnel. Tuttavia, quest’ultima è stata solo collaudata ad Aprile, il che ha portato il team di Stroll ad un ritardo di circa quattro mesi in confronto ai propri rivali: “L’AMR Technology Campus è ancora in fase di sviluppo, la galleria del vento CoreWeave non è entrata davvero a regime prima di aprile e io mi sono unito al team solo lo scorso marzo, quindi, a dirla tutta, siamo partiti in svantaggio. I tempi sono stati estremamente compressi e questi ultimi dieci mesi sono stati incredibilmente intensi. La realtà è che non abbiamo portato un modello della vettura ’26 in galleria del vento fino a metà aprile”

E’ proprio questo uno dei motivi per il quale Aston Martin si è presentata in ritardo allo shakedown di Barcellona: “La maggior parte,se non tutti, dei nostri rivali avevano già un modello in galleria dal momento in cui il divieto di test aerodinamici per il 2026 è terminato all’inizio di gennaio dell’anno scorso. Questo ci ha fatto partire con circa quattro mesi di ritardo, comprimendo enormemente il ciclo di ricerca e progettazione. La vettura è stata completata all’ultimo momento, ed è per questo che abbiamo lottato fino all’ultimo per essere presenti allo Shakedown di Barcellona.”

Inoltre, la nuova galleria del vento sfrutterà anche le tecnologie avanzate di CoreWeave per quanto riguarda l’analisi dati: Direi che probabilmente è la migliore galleria del vento al mondo per applicazioni di Formula Uno. In parte ci aiutano nella gestione operativa della galleria. In parte supportano le misurazioni, per esempio la PIV (Particle Image Velocimetry), che è un metodo per visualizzare il flusso d’aria seminando particelle nell’aria e attraversandole con un laser per misurare le proprietà del flusso. Richiede un’analisi post-processo molto complessa. Avere la potenza di calcolo di CoreWeave e software di intelligenza artificiale all’avanguardia integrati nella galleria migliora enormemente la nostra capacità di analizzare il flusso, manipolarlo e poi confrontarlo con altri strumenti come la CFD” conclude l’ingegnere inglese.

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