Il Gran Premio del Messico ha regalato spettacolo con le lotte nelle prime posizioni tra Verstappen e le Ferrari e tra Piastri e Bearman. Nelle retrovie, però, sono stati ben pochi a salvarsi da un doppio zero: tutti i team del midfield, infatti, hanno concluso la gara con entrambi i piloti fuori dalla zona punti a eccezione di una spettacolare Haas, con l’incredibile P4 di Bearman e la P9 di Ocon, e la Sauber con il solo Bortoleto entro i primi dieci. Il brasiliano, unica nota positiva del gruppo centrale, è riuscito a mettere in pista ciò che è mancato a tutti gli altri, tornando a casa soddisfatto del risultato: “Partire dalla sedicesima posizione e finire a punti dimostra la forza del nostro ritmo di gara e l’ottima strategia del team. Ho avuto una buona partenza, ho effettuato alcuni sorpassi in pista e abbiamo gestito bene le gomme durante tutta la gara, che è stata solida e ben eseguita”. Nella classifica finale di giornata, però, saltano agli occhi i quattro i ritiri: Lawson, Hulkenberg, Alonso e Sainz, che ha innescato la tanto discussa Virtual Safety Car negli ultimi giri. In classifica Costruttori, tolta la Williams in tripla cifra e l’Alpine salda in ultima posizione, sono quattro i team in lotta per la sesta posizione: Racing Bulls, Aston Martin, Haas e Sauber si giocano tutto in soli dodici punti. Dal weekend all’Autodromo Hermanos Rodriguez, però, solo la scuderia statunitense esce vincitrice, anche se i britannici di Grove non vedono intaccata la loro posizione dal doppio zero.
PRIMO GIRO DA BRIVIDI E I QUATTRO RITIRI
Nella gara del Messico è sicuramente il primo giro ad aver innescato maggiori polemiche, a caldo con i piloti ancora in pista e nelle interviste coi media. Sotto l’occhio del ciclone ci sono stati gli innumerevoli tagli di pista, con conseguente vantaggio acquisito, da parte di diversi piloti che hanno compromesso la corsa di quelli che stavano immediatamente dietro. Chi ha protestato con maggior fervore sono stati Russell, che ha definito quella a Città del Messico una ‘gara di tagliaerba’, Hamilton, che ha parlato di due metri di giudizio diversi per la penalità ricevuta, e Alonso, in continua polemica con la Federazione.

La gara dello spagnolo si è conclusa anticipatamente per un problema ai freni, ma diverse manovre non legali hanno condizionato i suoi primi giri dopo una partenza in cui ha rimontato: “Sono stato aggressivo in Curva 1, avevo recuperato posizioni, ma poi 3 o 4 vetture si sono ricongiunte sul tracciato davanti a me dopo aver tagliato la prima curva”. Il pilota con più esperienza in griglia ha subito fatto notare l’accaduto via radio, dove ha sollecitato il suo ingegnere di pista per ottenere le posizioni rubate dai piloti che hanno tagliato la chicane: “Dovrei essere in P11, così la mia gara è rovinata. Se non ci restituiscono le posizioni significa che i Commissari non capiscono niente di corse, spero che questo team radio venga mandato in onda”. Desideri non esauditi da parte della regia, che non ha trasmesso la seconda parte del messaggio dello spagnolo. Al termine della gara, Alonso spiega: “Credo che sia un po’ ingiusto. È la seconda volta di fila che al primo giro, alla prima curva, succede di tutto e la Direziona Gara guarda dall’altra parte. Ne prendo atto.”
Se la gara di Alonso si è conclusa dopo 34, c’è chi non è riuscito ad arrivare nemmeno in doppia cifra: Lawson. Le sue disavventure iniziano nei primi giri, quando rischia di investire due commissari di percorso entrati in pista per rimuovere alcuni detriti. A gara iniziata, però, anche il pilota della Racing Bulls è vittima dei contestati tagli di chicane: in questo caso è Sainz a essere sotto accusa, complice un contatto tra i due che ha costretto il neozelandese al ritiro dopo cinque giri: “Abbiamo avuto un ottimo inizio e c’era molto spazio all’esterno alla curva 1, quindi ho colmato il divario. Molti piloti stavano slittando e ho lasciato molto spazio accanto a Carlos, ma poi lui ha deciso di tagliare la chicane senza guardare a sinistra. Questo ha fatto sì che mi venisse addosso e purtroppo ha distrutto il lato della mia auto, costringendoci al ritiro. La velocità che abbiamo avuto per tutto il weekend è stata buona, quindi è un peccato non essere riusciti a dimostrarlo qui in Messico.”

Il contatto ha danneggiato anche Sainz, costretto alla partenza nelle retrovie a causa di una penalità di cinque posizioni inflittagli dopo il contatto con Antonelli ad Austin. Dopo l’incidente con Lawson, però, riesce a rimanere in gara, nonostante danni fatali sulla sua Williams: “Abbiamo avuto un contatto in curva 1, una grande mischia di tre o quattro vetture affiancate. In quel contatto, abbiamo danneggiato il cerchio del primo treno di pneumatici, che stava producendo forti vibrazioni”, spiega lo spagnolo, “Abbiamo perso tutti i sensori delle gomme anteriori, il che significava che non potevamo più attivare il limitatore di velocità. Quindi, ogni volta che attraversavamo la pit lane, avevamo problemi perché il sensore non leggeva e non sapevo a che velocità stessi andando”. Questo spiega le altre due penalità per non aver rispettato il limite di velocità inflittegli dalla direzione gara che hanno compromesso la sua corsa. Iniziata male, la gara è finita anche peggio perché a causa di un problema tecnico si è dovuto fermare a quattro giri dalla fine, causando la tanto discussa Virtual Safety Car. “È stato fondamentalmente un effetto valanga che ci è costato una chiara possibilità di punti oggi, dato che il ritmo era davvero forte ed ero molto veloce con entrambe le gomme.”
PROBLEMI DI RITMO E STRATEGIE
La situazione non migliora nell’altro box della Racing Bulls, che continua nel momento negativo dopo l’exploit dei due piloti nella parte centrale della stagione: è da Singapore, infatti, che nessuno dei due riesce ad arrivare in zona punti nonostante i primi giorni del weekend in Messico abbiano fatto pensare a un ritorno di Hadjar tra i primi dieci. Il francese è partito dall’ottava casella, ma alcune difficoltà in partenza, non dettate però da fattori esterni, hanno compromesso la sua gara, non facendolo andare oltre il 13° posto: “È frustrante: sono partito piuttosto bene, ma poi ho commesso un errore in curva 6 durante il primo giro, perdendo alcune posizioni. Nel complesso avevamo una buona strategia, ma credo che oggi non avessimo abbastanza velocità per lottare per i punti. Abbiamo usato solo pneumatici morbidi e questo non ci ha aiutato a fare la differenza quando alcuni piloti che partivano dalle retrovie hanno guadagnato tempo su di noi guidando più velocemente con mescole nuove.”

Hadjar non è stato l’unico ad aver avuto difficoltà con il ritmo gara: a lui si accodano anche le due Alpine, con Gasly in 15ª posizione e Colapinto in 16ª, e la Williams di Albon, 12°. Tutti e tre hanno lamentato mancanza di performance durante i 71 giri del GP; solo l’argentino però ha concluso la corsa migliorandosi evidenziando un “ritmo promettente mostrato nell’ultimo stint con gomma soft e meno carburante”. Gli altri due piloti, invece, hanno dovuto far fronte anche a una strategia sbagliata adottata dai team. Se Gasly si è mostrato d’accordo con il muretto (“Abbiamo deciso di fermarci abbastanza presto per passare alle gomme morbide e abbiamo avuto un forte degrado, il che ha reso il secondo stint molto lungo e impegnativo”), Albon non le ha mandate a dire, definendo la scelta di montare la soft dopo la hard per una corsa a una singola sosta “la peggior strategia che abbia mai visto”. A gara conclusa spiega: “Una gara un po’ lenta per me: ero uno dei due piloti con gomme dure all’inizio della gara, ma non avevamo il ritmo giusto. Abbiamo optato fin dall’inizio per una strategia a una sola sosta, che si è rivelata l’opzione più lenta e non ha funzionato per noi, quindi abbiamo perso l’opportunità di essere dinamici e più competitivi a metà classifica.”



