Newey esclusivo: “I regolamenti 2026 sono interessanti ma anche inquietanti”

Mag 14, 2025

Chiara Scaccabarozzi

Nella stagione 2024 le voci di un suo possibile addio alla Red Bull hanno infiammato il paddock. Rumors che poi sono diventati realtà: Adrian Newey, l’ingegnere più conteso del Circus, firma con Aston Martin, con la quale lavorerà sulla monoposto del 2026. Ma non solo, il progettista britannico ricoprirà anche il ruolo di Managing Technical Partner, una nuova figura in Formula 1. Nella sua prima intervista, della serie Undercut rilasciata dalla scuderia britannica racconta i primi mesi della nuova avventura verdone, con uno sguardo al futuro, rivelando che tornerà a farsi vedere nei paddock a Monaco.

NEWEY: “ALCUNI SETTORI DEVONO ESSERE RAFFORZATI”

Ufficialmente in Aston Martin dal 2025 dopo l’esperienza in Red Bull che durava dal 2006, Newey lavora ormai da qualche mese all’AMR Technology Campus, invidiato per un nuovo simulatore e per una galleria del vento all’avanguardia. Avere una struttura del genere, però, non basta per creare una realtà vincente: “La visione di Lawrence ha creato una struttura fantastica, la migliore in F1, ma è importante che ora ottimizziamo il modo in cui la utilizziamo. Ripeto, questo è uno sport di persone: sono loro che fanno andare avanti le cose”, afferma Newey, “Il mio team precedente aveva una delle peggiori gallerie del vento in F1 e opera in una serie di edifici anonimi in una zona industriale, ma è riuscito a far lavorare tutti insieme e a creare un ottimo gruppo di persone”. Per l’Aston Martin, il progettista britannico indica la via: “Abbiamo molte persone di talento, ma ci sono anche alcuni settori che necessitano di essere rafforzati con un numero maggiore di persone, e dobbiamo far sì che tutti lavorino meglio insieme, utilizzando questi strumenti e sviluppando le nostre capacità.”

NEWEY SUL REGOLAMENTO DEL 2026

La stagione 2026 riserverà sicuramente delle sorprese, con il nuovo regolamento che entrerà in vigore: dalla stagione scorsa tengono banco numerose discussioni sulla bontà di tale regolamento e sul margine di lavoro per gli ingegneri. “I miei pensieri sui regolamenti del ’26 sono simili a quelli che avevo sul grande cambiamento normativo per il 2022: inizialmente pensavo che i regolamenti fossero così prescrittivi che non ci fosse molto altro da fare [per un progettista], ma poi inizi ad approfondire i dettagli e ti rendi conto che c’è più flessibilità per l’innovazione e approcci diversi di quanto non sembri a prima vista”, spiega Newey, “Lo abbiamo visto all’inizio del 2022, con i team che hanno preso direzioni molto diverse. Ora, ovviamente, dopo quattro stagioni, le cose si sono in gran parte allineate, ma inizialmente non era così. La varietà tra i team è fantastica. È un po’ noioso se le auto sembrano identiche e l’unico modo per distinguerle è la livrea.

Newey prova poi a prevedere cosa succederà in futuro: “Penso che ci siano alte probabilità che nel ’26 vedremo qualcosa di simile al ’22. C’è abbastanza flessibilità nei regolamenti e sono sicuro che si troveranno soluzioni diverse. Alcune di queste verranno abbandonate nei primi due o tre anni, man mano che le squadre inizieranno a convergere. L’altro aspetto è che, per la prima volta che ricordo, abbiamo cambiato contemporaneamente sia i regolamenti del telaio che quelli della power unit. Questo è interessante e un po’ inquietante. Sia le nuove regole aerodinamiche che i regolamenti della power unit offrono delle opportunità. Mi aspetto di vedere una gamma di soluzioni aerodinamiche e, all’inizio, potrebbero esserci variazioni nelle prestazioni della power unit in griglia, proprio come è successo quando sono entrati in vigore i regolamenti ibridi, nel 2014.”

Sempre dalla prossima stagione, Newey ritroverà Honda con cui ha lavorato durante la sua permanenza in Red Bull. Il motorista giapponese lascerà la scuderia di Milton Keynes al termine della stagione 2025 per poi unirsi all’Aston Martin dal 2026: “Il prossimo anno segna l’inizio della nostra partnership ufficiale con Honda. Nutro grande fiducia in Honda e un enorme rispetto per loro, avendo già lavorato con loro in passato. Si sono presi un anno di pausa dalla F1 e quindi, in un certo senso, stanno recuperando terreno, ma sono un ottimo gruppo di ingegneri e un’azienda fortemente orientata all’ingegneria.”

NEWEY: “PERCORRIAMO DIVERSE STRADE: DOBBIAMO DECIDERE QUALI SARANNO PIÙ FRUTTUOSE”

Con monoposto complesse e che richiedono lavori e sviluppi in aree differenti, ci sono diverse strade da percorrere. Come stabilire le priorità, lo spiega Newey: “Stiamo percorrendo diverse strade. Se siano diverse dalle altre e se saranno migliori, non ne abbiamo idea. È sempre difficile, quando si verifica un cambiamento radicale del regolamento come questo, e tutte le squadre hanno risorse limitate, a causa del limite di budget e semplicemente a causa dei livelli di personale. La squadra influenza l’approccio, in una certa misura”. Sulle aree da migliorare, osserva: “Un’area del nostro team che deve crescere è il reparto aerodinamico. Ma a breve termine questo significa che dobbiamo decidere quali direzioni saranno le più fruttuose e concentrare davvero le nostre risorse su quelle. Così facendo, c’è sempre il rischio di perdere una strada. Molto spesso, bisogna percorrere un lungo tratto di un certo ramo prima di sapere se sarà fruttuoso o meno. A volte capita che un ramo non sembri inizialmente così promettente, perché è molto nuovo e poco sviluppato, ma in realtà alla fine porta più frutti.”

NEWEY: “CAD? MEGLIO LA MATITA, MA TUTTO CIÒ CHE FACCIO DEVE ESSERE TRADOTTO”

In un mondo sempre più tecnologico, Newey fa scalpore per il suo famoso quadernino rosso e per l’utilizzo della matita invece del CAD: “Per me, personalmente, è come una lingua, la mia prima lingua. Sono cresciuto con un tavolo da disegno; i sistemi CAD non hanno raggiunto la maturità fino agli anni ’90. So usare il CAD, a un livello base, ma diventerei più lento”. Fa tutto parte del processo di progettazione: “Se ho un disegno sulla tavola, con 100 linee, probabilmente ne ho tracciate 200 per arrivare a quel punto e ne ho cancellate un centinaio. Modifico le cose man mano che sviluppo un’idea, e sulla tavola posso avere tutto davanti a me a una scala decente, invece di zoomare sui singoli componenti, che è quello che si tende a fare con il CAD.”

L’utilizzo dei metodi vecchi porta con sé vantaggi e svantaggi: “Il mio modo di lavorare ha alcuni vantaggi, ma anche alcuni svantaggi, probabilmente il più grande dei quali è che tutto ciò che faccio deve essere tradotto. Quando sono al massimo, ci sono probabilmente tre persone che scansionano i miei disegni e li trasformano in superfici. Se troppe persone nell’organizzazione lavorassero con un tavolo da disegno, sarebbe molto inefficiente. Sempre di più, però, con la modellazione parametrica nei sistemi CAD, è possibile accedervi direttamente. Si è sviluppato molto nell’ultimo decennio e senza dubbio continuerà a farlo, e a un certo punto mi ritroverò sul mezzo sbagliato, ma credo che a quel punto sarò in pensione.”

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