La IndyCar torna in Europa: Barcellona confermata per luglio 2027

Ott 23, 2026

Matteo Pittaccio

A distanza di 14 anni dall’ultima trasferta fuori dal Nordamerica e 20 dal round della Champ Car a Zolder, la IndyCar ha confermato il grande ritorno in Europa, ufficializzando l’appuntamento nel circuito di Barcellona. Il contratto è pluriennale, con il cinque volte Campione Alex Palou a dare grande spinta alla trasferta al Montmelò, in programma il 16-18 luglio e valida ai fini della classifica.

L’ufficialità è arrivata nella conferenza stampa indetta oggi dal Circuit de Barcelona-Catalunya, riuscito in un’impresa che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata davvero irrealistica. Alternandosi con Spa nel calendario F1 e, per questo, assente nel 2027,  l’autodromo catalano ha messo sul tavolo un progetto ambizioso collaborando con Penske Entertainment, organizzazione a capo della IndyCar, e puntando sull’inerzia a favore garantita dalla nazionalità dell’attuale dominatore della serie. Palou, infatti, è nato a Sant Antoni de Vilamajor, comunità distante circa 20 km dalla pista. Quale miglior ambasciatore di un pilota che negli States sta lasciando il segno, vantando a soli 29 anni non solo cinque titoli in sei stagioni, ma anche la 500 Miglia di Indianapolis (2025)?

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Come accennato in apertura, la corsa si terrà il 18 luglio e, di fatto, prenderà il posto di Nashville, il cui futuro appare incerto. Tornato come appuntamento cittadino nel 2021, i lavori nella zona del Nissan Stadium hanno costretto gli organizzatori del Music City GP a spostare la corsa nel Superspeedway di Lebanon, teatro delle edizioni corse dal 2023 al 2026. Il contratto con l’ovale scade quest’anno e, con il centro cittadino ancora oggetto di lavori, il promotore non ha trovato una soluzione. Lo spazio liberatosi a fine luglio è quindi diventato perfetto per l’accordo IndyCar-Barcellona, concretizzatosi negli ultimi giorni e annunciato oggi. Nel processo verso la firma del contratto da considerare in primis i bonus economici che la IndyCar offrirà alle squadre per il viaggio intercontinentale (circa 150-200 mila dollari secondo Marshall Pruett), così come il ruolo della FIA, coinvolta logicamente nell’omologazione e nella gestione dell’evento sul piano burocratico.

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LE ULTIME VOLTE DELLA INDYCAR IN EUROPA

Tanti gli anni passati dall’ultima trasferta fuori dal Nordamerica. Era il 2013 e il Sambabodromo di San Paolo ospitava per l’ultima volta la Indy 300, vinta in un finale spettacolare da James Hinchcliffe (Andretti) su Takuma Sato (A.J. Foyt), beffato con un incrocio all’ultima curva. Nel 2007, invece, l’ultima visita nel Vecchio Continente nell’anno che poi avrebbe di fatto creato i presupposti per la fine del malaugurato split del 1996. Prima di essere assorbita dalla IndyCar, la Champ Car World Series fece visita a Zolder e Assen, con il quattro volte campione Sebastien Bourdais a trionfare in Belgio ed il compianto Justin Wilson (il gigante buono) a vincere nel tracciato dei Paesi Bassi. Dopo quasi un ventennio, la IndyCar è pronta a interrompere il lungo digiuno, riabbracciando l’Europa e decidendo, finalmente, di rischiare.

All’annuncio di Barcellona seguirà quello della parte restante del calendario. Come detto, teoricamente fuori Nashville, così come Washington D.C., la cui Freedom 250 dello scorso agosto resterebbe (per ora) l’unica edizione.

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