C’è una narrazione che ha accompagnato Kimi Antonelli per buona parte della sua stagione d’esordio in Formula 1: quella del talento acerbo, addirittura prematuro, messo sotto pressione da un contesto troppo grande e da un compagno di squadra ingombrante come George Russell. Una lettura comoda ma spesso superficiale, che però regge poco se si guarda davvero a cosa è successo in pista in questa stagione 2025.
Antonelli arrivava al primo anno in F1 con un carico di aspettative enorme, figlio di un percorso giovanile straordinario ma anche di una promozione accelerata, andando a sostituire un sette volte campione del mondo. In questo quadro, il confronto diretto con Russell – uno dei piloti più completi e sottovalutati della griglia – era destinato a essere chiaramente severo. Eppure, fino a un certo punto della stagione, il bilancio è stato positivo.

Nel primo terzo di campionato, Antonelli ha mostrato un’ottima solidità. Pochi errori gravi e una gestione della gara spesso matura. Nei duelli diretti, anche contro lo stesso Russell, Kimi non è quasi mai sembrato spaesato. “Kimi è un ragazzo maturo e intelligente. Alla sua età, sta facendo grandi cose e sta reggendo la pressione in maniera incredibile. Quando avevo 19 anni, io ero un idiota” ha fatto sapere Toto Wolff.
I numeri raccontano una storia più equilibrata di quanto si pensi. In qualifica il divario medio con Russell è rimasto contenuto, con Antonelli spesso entro il decimo e mezzo di distanza. In gara, il passo sul lungo è stato competitivo, così anche la gestione gomma – uno dei punti interrogativi maggiori per un rookie – si è rivelata molto positiva se si pensa anche all’eccellente stint di Las Vegas, che gli è valso la terza posizione con una rimonta incredibile. Russell ha fatto meglio, certo, ma senza quel dominio netto che ci si poteva aspettare tra un ‘veterano’ e un rookie.

La stagione di Antonelli ha cambiato volto (in negativo) con l’introduzione della nuova sospensione posteriore. Una modifica nata per ampliare il potenziale della vettura, ma che ha finito per complicarne drasticamente la guidabilità. È lì che è emersa tutta l’esperienza di Russell, capace di adattarsi, di convivere con una macchina scomoda e di portare comunque a casa il risultato. Antonelli, invece, è andato in difficoltà, quasi raddoppiando il gap in qualifica, ma non deve essere considerata una sorpresa: non è una questione di talento, quanto di esperienza, di chilometraggio mentale.
Da quel momento la percezione esterna è cambiata. Ma confondere questo passaggio con un giudizio complessivo sulla stagione è un errore perché, una volta rimontata la vecchia sospensione, l’italiano è tornato a performare come nella prima parte della stagione. Anzi, addirittura meglio visto che il gap in qualifica è stato ridotto ad un decimo (medio) mentre in gara l’italiano ha chiuso con un 3-2 di vantaggio negli ultimi cinque GP stagionali con un ulteriore miglioramento in gestione gara. Per questo, il primo anno di Antonelli in F1 è stato complessivamente positivo.

E allora lo sguardo va già al 2026. Un regolamento nuovo, vetture più leggere, concetti aerodinamici molto diversi e un ruolo del pilota che tornerà certamente più centrale e, per certi versi, innovativo rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere negli ultimi decenni. Per questo, sarà una Formula 1 più favorevole ai giovani, più adattabili e meno “viziati” da anni di automatismi, o premierà ancora una volta l’esperienza di chi sa leggere le fasi complesse? Anche a questa domanda sarà interessante dare una risposta nel primo anno della ‘nuova’ F1. Intanto, Antonelli arriverà a quel bivio con un anno vero di F1 alle spalle. E, forse, molto meno da dimostrare di quanto oggi ci hanno voluto far credere i più critici.



